Gaza: rafforzare gli aiuti umanitari e agevolarne il flusso

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La crisi umanitaria a Gaza ha raggiunto livelli inumani. Il Parlamento chiede il potenziamento degli aiuti alla popolazione e sollecita Israele a garantirne un flusso costante e adeguato.

    Esorta poi la revoca del blocco e la riapertura dei valichi, prevenendo il traffico di armi. Auspicando il recupero finanziario, economico e sociale della Striscia, ricorda che la ricostruzione presuppone un cessate il fuoco duraturo, la ripresa dei negoziati di pace e la riconciliazione tra i palestinesi. 

    Approvando con 488 voti favorevoli, 19 contrari e 5 astensioni una risoluzione sostenuta da tutti i gruppi politici (eccetto l’IND/DEM), il Parlamento sottolinea che il conflitto nella Striscia di Gaza «ha ulteriormente aggravato la crisi umanitaria nella regione, che ha raggiunto livelli inumani, e che l’88% della popolazione di Gaza dipende dagli aiuti alimentari».  

    Nel riconoscere quindi le sofferenze della popolazione palestinese della Striscia di Gaza, il Parlamento chiede che gli aiuti umanitari ad essa destinati «siano immediatamente potenziati e non incontrino ostacoli». Questi aiuti, a suo parere, rappresentano infatti «un obbligo morale» e «devono essere forniti senza condizioni e restrizioni di sorta». Invita, inoltre, le autorità israeliane «ad autorizzare un flusso costante e adeguato di aiuti umanitari», inclusi tutti i materiali di cui necessitano l’UNRWA e le altre agenzie delle Nazioni Unite e internazionali per svolgere i propri compiti e rispondere alle esigenze della popolazione. 

    Il Parlamento osserva inoltre che la chiusura dei valichi di transito e il blocco ostacolano la fornitura di aiuti umanitari alla popolazione, mentre i servizi pubblici fondamentali registrano gravi carenze dovute alla mancanza del materiale di base e la mancanza di farmaci e di combustibile negli ospedali «continua a mettere a repentaglio vite palestinesi». Ribadisce quindi la sua richiesta di revocare il blocco, conformemente all’accordo sulla circolazione e l’accesso del novembre 2005, di aprire immediatamente e in modo duraturo i valichi di transito per persone e merci, ma anche di adottare misure di prevenzione del contrabbando e del traffico illecito di armi e munizioni. Chiede poi una valutazione dettagliata dei danni e un’analisi approfondita delle necessità della popolazione che possano servire da base ai programmi di ricostruzione. 

    Nel sollecitare il recupero finanziario, economico e sociale della Striscia di Gaza, «che è un elemento essenziale per la sicurezza nella regione», il Parlamento ricorda che gli aiuti dovrebbero comprendere pagamenti in contanti per erogare i salari, le pensioni e i sussidi sociali alle persone e alle famiglie più vulnerabili. Invita quindi Israele a «non ostacolare i trasferimenti bancari di denaro». Ritiene inoltre che, anche in vista della conferenza internazionale che si svolgerà a Sharm El Sheikh il 2 marzo, «qualsiasi politica sostenibile di ricostruzione e sviluppo … presupponga un cessate il fuoco duraturo, supportato dalla ripresa di seri negoziati di pace tra israeliani e palestinesi, affiancati da un processo di riconciliazione nazionale tra i palestinesi».  

Il Parlamento sottolinea infine che il sostegno finanziario dell’Unione europea ai palestinesi «non dovrebbe essere compromesso da continue distruzioni che riducono il sostegno dell’opinione pubblica europea ai progetti di ricostruzione». Osserva inoltre che la dotazione di bilancio per l’azione esterna dell’UE «è cronicamente sottofinanziata» e che «la promessa di un aiuto supplementare a Gaza non deve essere fatta a scapito di altre politiche». Rileva quindi che fondi supplementari potrebbero essere mobilitati ricorrendo a tutti i mezzi previsti dall’accordo interistituzionale.