INTERVISTA al Presidente di Unicef Italia, Vincenzo Spadafora.

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In occasione  della presentazione del Rapporto Unicef 2009,”La Condizione dell’Infanzia nel mondo”, abbiamo intervistato il giovane Presidente di Unicef Italia, Vincenzo Spadafo ra. Di Flavia Squarcio

 

La salute delle mamme e dei bambini nel mondo, l’intervento dell’Unicef a Gaza,i rapporti dell’Unicef con le istituzioni italiane e una piccola confidenza:
 

1. Lo scorso 15 gennaio è stato presentato il Rapporto Unicef 2009, “La Condizione dell’Infanzia nel mondo”. Presidente Spadafora, può spiegare ai lettori di ItaloEuropeo  quali sono i punti fondamentali del rapporto? 

Nel rapporto di quest’anno, dedicato alla salute materna e neonatale vi sono dati che destano notevole preoccupazione. Basti pensare che le donne dei paesi più poveri hanno 300 volte probabilità in più di morire di parto o per complicanze legate alla gravidanza rispetto alle donne dei paesi industrializzati e che un bambino nato in un paese in via di sviluppo ha quasi 14 volte più probabilità di morire entro il primo mese di vita rispetto a un bambino nato in un paese industrializzato.  
 

2. Ci confida qual è il problema, evidenziato nel rapporto, che maggiormente le sta a cuore o la preoccupa, non solo come Presidente di Unicef Italia ma come persona, sensibile ai temi sociali? 

Mi colpisce particolarmente il fatto che nel mondo ci sono 9 milioni di bambini che  ogni anno muoiono  prima di compiere 5 anni e che circa 4 milioni sono addirittura neonati con meno di 28 giorni.  Senza contare che più di mezzo milione di madri – e probabilmente molte di più – muoiono ogni anno per cause legate alla gravidanza e/o al parto. E’ terribile.   
 

3. Salute materna e neonatale. A che punto stiamo? Concretamente cosa fa l’Unicef Italia in merito? E soprattutto come si differenzia l’intervento nei vari paesi del mondo? 

Mentre molti paesi in via di sviluppo hanno compiuto in anni recenti progressi notevoli nell’aumentare il tasso di sopravvivenza dell’infanzia, si sono evidenziati meno progressi nel ridurre la mortalità materna.

Niger e Malawi, per esempio, hanno quasi dimezzato il tasso di mortalità infantile sotto i cinque anni, tra il 1990 e il 2007. In Indonesia, il tasso di mortalità sotto i cinque anni è sceso a quasi un terzo rispetto al 1990, e in Bangladesh è diminuito di oltre la metà, ma non ci sono stati progressi analoghi nella salute delle madri, che sono molto vulnerabili durante il parto e nei primi giorni dopo la nascita.  
 

4. Crede si possa raggiungere  l’obiettivo del millennio n.5, vale a dire ridurre di tre quarti la mortalità materna entro il 2015? E quanto, il conseguimento di questo obiettivo influisce sulla salute dei bambini? 

Con l’eccezione dell’Africa sub-sahariana, tutte le regioni hanno compiuto progressi, tuttavia  la comunità mondiale non riesce a raggiungere l’obiettivo di Sviluppo del Millennio sulla mortalità materna, che richiede una riduzione del 75% dei decessi materni entro il 2015. Se le donne avessero accesso a risorse essenziali per la maternità e servizi di assistenza  sanitaria di base, fino all’80% di tutti i decessi materni e lesioni potrebbero essere evitate.  
 

5. Da qualche settimana la cronaca della drammatica situazione nella Striscia di Gaza ci accompagna minuto per minuto. Gli occhi dei bambini sembrano chiedere il perché di tutto questo e la disperazione delle madri di Gaza è un invito al mondo intero a non restare indifferente. Cosa fa l’Unicef per aiutare quei bambini e quelle madri? 

Dai primi di gennaio l’UNICEF ha fornito e distribuito 10 kit di pronto soccorso e 20 kit per la rianimazione, ciascuno sufficiente per 10.000 persone per tre mesi, 4.500 kit igienici per le famiglie, compresse per purificare l’acqua e materiali per riparare condutture e impianti fognari, ha rimesso in funzione e rifornito due centri per la terapia dei bambini malnutriti, ripristinato la catena del freddo e i servizi di vaccinazione.  Resta ancora difficile entrare in questo territorio dove spero comunque presto di andare per verificare di persona le condizioni della popolazione e dei bambini in particolare.   
 

6. Da volontaria Unicef presso il comitato provinciale di Benevento sto seguendo gli aggiornamenti dal campo. Presidente, quali sono le difficoltà logistiche che incontra l’Unicef a Gaza? 

Il problema di Gaza è antecedente al conflitto più recente, già dal blocco israeliano di 18 mesi la Striscia di Gaza vive in emergenza. Distribuire gli aiuti in questo momento è poi ancora più difficile per le agenzie umanitarie. La preoccupazione principale dell’UNICEF concerne ora la possibilità di garantire regolarmente scorte adeguate di aiuti alla popolazione civile, per alleviarne sofferenze e stato di privazione. Oggi l’accesso di beni e personale umanitario continua ad essere soggetto a restrizioni e solo un numero limitato di camion con scorte riesce  ad entrare a Gaza ogni giorno. 
 

7. Cosa fa l’Unicef per le mamme e per i bambini italiani? E qual è la situazione della salute materna in Italia? 

Da sempre l’UNICEF ha compreso il legame che esiste tra la salute materna e la mortalità infantile, pertanto anche l’UNICEF Italia ha impostato molte delle sue campagne a favore della salute materna. Prime tra tutte le nostre iniziative per la promozione dell’allattamento al seno negli ospedali e in tutti quegli ambienti idonei a quella che si rivela essere una pratica fondamentale per il sano sviluppo del bambino. In molte zone d’Italia dove gli ospedali sono stati riconosciuti "amici dei bambini" è aumentato sensibilmente il numero di donne che allattano al seno ed è migliorato lo stato di salute complessivo dell’infanzia. 
 
 

8. Presidente può spiegare ai lettori di ItaloEuropeo come lavora l’Unicef con le istituzioni italiane? 

Come UNICEF Italia, interagiamo costantemente con le istituzioni affinché i principi della Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia vengano rispettati e pertanto siano promosse politiche per l’infanzia e l’adolescenza sempre più vicine ai bambini e ai ragazzi. Diversi sono gli esempi concreti delle nostre attività: dalle attività promosse per favorire l’istituzione di un Garante per l’infanzia e l’adolescenza, alla promozione di  ospedali  e città “amiche per i bambini”, fino a tavoli interassociativi legati a tematiche specifiche relative ai diritti dei bambini e degli adolescenti in Italia. Non dobbiamo inoltre dimenticare la cooperazione con la Polizia di Stato in materia di lotta alla pedopornografia tema assai diffuso in questo momento oppure il protocollo firmato con l’ANCI per avvicinare gli enti locali alle tematiche della difesa dell’Infanzia 

9. Un’ultima domanda. Che forse ha più il sapore di una confidenza. Presidente, è stato volontario tanti anni. Da volontaria Unicef presso il comitato di Benevento, le chiedo quali sono le sue emozioni ripensando agli anni del volontariato e cosa prova oggi che è diventato presidente. 

Iniziare da volontario a soli 12 anni fa capire quale possa essere la spinta per una scelta in tal senso. Mi era stata data la possibilità di fare qualcosa per bambini e ragazzi come me. Mi sono avvicinato all’UNICEF a scuola, dove i volontari venivano a fare corsi, ricordo quanto mi sentivo coinvolto: per me, era come fare qualcosa di piccolo e allo stesso tempo grande. L’impegno di allora stava tracciando il mio percorso. Vivo tutt’oggi il mio impegno da Presidente con la stessa passione e intensità di quando ho cominciato a muovere i primi passi all’interno dell’UNICEF.

L’ItaloEuropeo ringrazia il Presidente Spadafora per la disponibilità e la gentilezza. Un ringraziamento particolare va anche ad Andrea Iacomini, addetto stampa del Presidente. Di Flavia Squarcio 
 
 
 
 

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