Hitler, un pervertito, non conosceva il bon ton (interessante articolo sulla vita di Hitler)

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Su Scienze e Società del 18 Febbraio 2009 si legge: <<Adolf Hitler si comportava malissimo a tavola, dove non si tratteneva nemmeno da fare peti, si rimpinzava di torte e con le donne aveva una “tendenza masochista e passiva”: di Alberto Bertotto italoeuropeo

… è questo quanto emerge da un decisamente poco lusinghiero profilo psicologico del dittatore tedesco redatto, nel maggio del 1945, da un militare nazista che collaborava con i servizi segreti britannici. Verrà venduto all’asta tra due settimane. Dell’autore del documento non si conosce il nome. Si sa soltanto che si trattava di un colonnello fatto prigioniero dai britannici. Durante la sua permanenza nel bunker del dittatore aveva cenato con lui una trentina di volte. Racconta che a tavola Hitler si mangiava le unghie, sfregava nervosamente l’indice sotto il suo naso e che le sue maniere erano “a dir poco scioccanti”>>.

<<Il dittatore, riferisce in seguito la spia, mangiava “velocemente e meccanicamente” e ingoiava “quantità prodigiose di torta” che gli causavano flatulenza e allargavano la sua “figura già non troppo graziosa”. Il colonnello, rivela oggi il Daily Telegraph, non aveva, inoltre, alcun dubbio che Hitler fosse pazzo e nel suo profilo descrive come il dittatore avesse finito col cadere vittima delle tecniche di propaganda di Goebbels e a credere lui stesso di essere “il più grande genio militare di tutti i tempi”. Riguardo al suo strano rapporto con il cibo, il colonnello riporta anche le dichiarazioni di una bambina che, riferendosi al Führer e alle sue abitudini alimentari, aveva chiesto alla madre: “Mamma, ma il matto si mangerà anche i tappeti?>>.

<<Dopo aver mangiato, racconta la spia, Hitler normalmente si ritirava nelle sue stanze a bere tisane e ad ascoltare musica. A volte però, portava con se delle donne. Secondo il colonnello, tuttavia, il rapporto del Führer con queste donne non sarebbe mai andato oltre il platonico, ma aggiunge: “Le voci sulla sua presunta omosessualità o altre ossessioni fuori dal normale erano voci e nient’altro. Se c’era qualcosa di strano in lui era una tendenza leggermente passiva e masochista nelle sue relazioni con le donne”. Il rapporto è datato 3 maggio 1945, poco dopo la morte di Hitler, e sul quale vi è scritto: “Questa sintesi dev’essere distrutta entro 48 ore”. Verrà venduto a Ludlow il 5 marzo da Richard Westwood Brookes, il proprietario di una casa d’aste che ha dichiarato: “Il documento è stato trovato mentre si stava svuotando una casa ed è possibile che l’uomo che la abitava fosse stato nella posizione di ricevere questi fogli. Anziché distruggerli li ha tenuti. Forse se n’era dimenticato o forse li ha nascosti perché li avrebbe dovuti distruggere>>.

Lo storico tedesco Lothar Machtan è riuscito a piazzare contemporaneamente in una dozzina di Paesi un libro, uscito in italiano come Il segreto di Hitler (Rizzoli, 2001),Il tuo browser potrebbe non supportare la visualizzazione di questa immagine.che sostiene una tesi audace, ma non nuova: Adolf Hitler era omosessuale e molte azioni della sua vita furono motivate dal bisogno di preservare questo segreto. <<Un pervertito, un sadomasochista con tendenze omosessuali e con una vita sessuale disastrosa. Era un Adolf Hitler pieno di complessi, quello che le spie americane nel 1942 descrivevano nei loro rapporti segreti. Una conferma delle manie e delle tendenze proibite del Fuehrer emerge ora da uno dei documenti riservati sui nazisti che la Cia ha appena reso pubblici. La relazione, di 68 pagine, fu fatta il 3 dicembre 1942 dall’Oss (Office of strategic studies) (Office of Strategic Services, ndr), l’antenato dell’agenzia di intelligence degli Usa e figura tra le migliaia di atti che la Cia ha iniziato a declassificare nelle ultime settimane. Molte pagine del rapporto sono ora disponibili su Internet, grazie al sito Thesmokinggun.com specializzato nella pubblicazione di documenti originali. Nell’analizzare la vita sessuale di Hitler, argomento già trattato in decine di pubblicazioni, l’Oss era arrivata alla conclusione che il Fuehrer, nel 1942, era un uomo “con tutta probabilità ancora nello stadio della pubertà e ancora, nel significato essenziale della parola, vergine>>.  

<<La fonte principale del rapporto dell’Oss sembra essere Ernst Franz Sedgwick Hanfstaengl, amico di Hitler e suo addetto stampa, finito nel 1937 in un carcere canadese dopo aver abbandonato la Germania. Nel 1942 Sedgwick ottenne il perdono dal presidente Franklin D. Roosevelt e mise le sue conoscenze del Fuehrer “intimo” a disposizione dell’Oss. Nel rapporto, le spie partono dall’analisi degli anni della vita viennese di Hitler e delle sue prime esperienze sessuali, tra le quali la “probabile infezione con una malattia venerea contratta da una prostituta ebrea”. Risalgono a quegli anni, secondo l’Oss, le tendenze omosessuali di Hitler e nello stesso tempo le sue perversioni di tipo sado-masochistico. “La sua vita sessuale, scrive l’Oss, è doppia come la sua visione politica. E’ nello stesso tempo un omosessuale e un eterosessuale, un socialista e un fervente nazionalista, un uomo e una donna>>.  

<<Mentre il vero Adolf Hitler sfugge alle diagnosi, ci sono alcuni fatti che provano che questa sua situazione sessuale è insostenibile e anche “disperata”. Analizzando la passione di Hitler per i frustini, la “soddisfazione estetica tratta da ragazzi e ragazze”, la sua preferenza per prostitute in coppia, le sua tendenza ad essere spettatore nei giochi sessuali e nello stesso tempo la sua voglia di essere dominatore, gli analisti dell’intelligence concludono che per il Fuehrer ci sono “ostacoli psichici che rendono impossibile un appagamento sessuale reale e completo”. Il frustino, che per Sedgwick era “un sostituto o un simbolo ausiliario della sua potenza sessuale mancante”, per le spie americane si legava, nella mente di Hitler, “con il suo complesso messianico”. In almeno una circostanza, raccontata nel rapporto, Hitler cercò di conquistare una donna e di sfogare le sue fantasie sessuali, inscenando un improvvisato comizio con il frustino in mano, nel quale arrivò a paragonarsi a Gesù Cristo che caccia a colpi di frusta i mercanti dal Tempio>> (AA. VV. Sadomasochista e pervertito Hitler e il sesso nei dossier Cia. Repubblica, 16 Maggio, 2001).  

<< “… Meine liebesnacht mit Hitler: la mia notte d’amore con Hitler”, così l’ultimo numero di «Du und Ich» intitola un’intervista al settantaquattrenne Ernst Waldbauer, infermiere in pensione. La rivista, che tira centomila copie mensili, è nel suo genere una delle più autorevoli pubblicazioni omosessuali della Germania Federale, decisamente superiore alle altre due consorelle “Dan” e “Him”. Le sue inchieste ed i suoi servizi periodici sulla situazione sessuale nelle scuole, sull’attitudine dei genitori verso i figli “diversi”, sono state ampiamente riprese e commentate da buona parte della stampa tedesca, e varie personalità non solo del mondo dello spettacolo, come Richard Burton o Bjoern Andresen, ma anche della politica o della religione come recentemente, l’autorevole Presidente delle Chiese (un’organizzazione protestante), il pastore Martin Niemoeller, non si sono rifiutati di rilasciare interviste>>. 

<<Nato il 16 dicembre 1897, otto anni dopo Hitler, vedovo, Walbauer vive oggi con una figlia a Stoccolma, e ci tiene a precisare che non è omosessuale, anche se, una sera dell’ottobre 1914 (non ricorda bene il giorno) ha avuto un rapporto sessuale con Hitler. Costui era molto amico di suo cugino, con il quale si intratteneva volentieri nella casa dei genitori a Tutzing, presso Monaco, a parlare appassionatamente di Marx. Una sera, il giovane Waldbauer fu avvertito dalla zia che quell’amico del cugino, quell’Adolf Hitler che abitava a Monaco, sarebbe rimasto per la notte con loro e, non essendoci un posto libero, avrebbe dormito nella sua stanza. Hitler entrò nella camera verso le 11, mentre il sedicenne Waldbauer era già a letto, al buio, con le candele spente per paura degli incendi. Adolf protestò per l’odore sgradevole delle lenzuola, e chiese al suo ospite di poter dormire con lui. Waldbauer, ingenuamente, non rifiutò. Appena entrato nel letto, il futuro dittatore cominciò a chiedergli se aveva la ragazza, a parlare della propria, che viveva allora a Wuerzburg con la madre e che, forse, era proprio la già citata Geli (Geli Raubal ,la nipote di Hitler, morta suicida. Si è anche detto che Geli fosse stata disgustata dalle perversioni sessuali del futuro Fuhrer. Diceva: “Mio zio è un mostro. Nessuno si può immaginare che cosa si aspetta che io faccia per lui”, ndr)>>.

<<Intanto Waldbauer, accortosi che l’altro si era eccitato, cominciò a capire un “po’ di più”, anche se afferma che “tutto quel che Hitler mi fece quella notte era nuovo per me”. E che cosa fece lo spiega con abbondanza di particolari. Tanto per cominciare gli carezzò il ventre, il femore e poi prese il membro tra le mani, e sembrò meravigliato che l’altro non si eccitasse subito. Parlava continuamente della sua ragazza, della quale amava particolarmente i capelli rossi, e intanto lo masturbava, facendo lo stesso su di se. Non si dettero baci, né qualcuno dei due sembrò desiderarli. Tutto si limitò, sembra, ad una  “doppia” masturbazione. Waldbauer insiste nel dire che non provò alcun piacere ad avere nel suo letto il futuro assassino di 80.000 omosessuali. Alla fine Hitler tornò nel suo letto (segno evidente che, dopotutto, non puzzava troppo) e gli chiese di svegliarlo il giorno dopo di buon’ora, poiché doveva tornare a Monaco. L’unica volta che si rividero, Hitler gli fece l’occhiolino…>> (L. M. Consoli. Hitler era gay? lincolngay.forumcommuniti.net, 2008. Reperibile per via telematica).

Hitler era un pazzo, un mostro, un soggetto succube di tendenze istintivamente criminali, un depravato incestuoso (vedi i rapporti con la nipote Geli Raubal), degenerato sessualmente e portato a volgari appagamenti erotici. Questa è la classificazione con cui il personaggio è stato archiviato da migliaia di saggi storici e dall’opinione pubblica non immemore degli orrori del nazismo. Ma c’è anche chi la pensa diversamente e fa del Fuhrer un ritratto non abominevole (J. Lukacs. Dossier Hitler. Longanesi, 1998). Su il Giornale del 19 Febbraio del 2002 Giordano Bruno Guerri ha sostenuto che “la figura umana del Fuhrer era lontana da quella del pazzo depravato e criminale tramandata dai vincitori”. Se lo dice lui…Altri affermano: <<Il preconcetto nei confronti del nazionalsocialismo e del suo capo è la conferma dei livelli cui possono giungere i meccanismi di controllo e manipolazione dell’opinione pubblica propri di un sistema nel quale l’idea della sovranità popolare e della libertà di giudizio sono l’ultima delle preoccupazioni>> (G. Bardanzellu. L’altro Hitler. L’uomo libero, n° 53, 1 Marzo, 2002). Un amico giovanile del dittatore nazista ha detto: <<Io capii finalmente in quale direzione della vita il mio amico era orientato. Egli apparteneva a quella specie di uomini alla quale io stesso avevo a volte sognato di appartenere in alcuni dei momenti più arditi: egli era un artista. Egli disprezzava la lotta per il denaro per dedicarsi interamente alla Poesia, al Disegno, alla Pittura e all’adorazione della Musica>> (A. Kubizek. Adolf Hitler, mein Jugendfreund. Leopold Stocker Verlag, 2002). Anche Stalin da bambino era tenero ed affettuoso con i suoi simili. Eppure…

Sul Web c’è scritto: <<Adolf Hitler aveva spiccate tendenze omosessuali, e per anni fu innamorato di Albert Speer, l’architetto del Terzo Reich (futuro Ministro degli armamenti, ndr). Fu un amore platonico, ma intensissimo. Non lo afferma il reporter d’un rotocalco scandalistico, ma, indagini scientifiche alla mano, l’autorevole Joachim Fest, uno dei massimi storici del nazismo e tra i più influenti intellettuali tedeschi. Della passione non consumata tra il Fuehrer e il suo architetto si parla in un libro su Speer: una biografia, pubblicato mesi fa in Germania e ora in uscita in Italia per i tipi della Garzanti. Quelli tra Hitler e Speer non furono rapporti carnali, ma appassionati e sofferti, spiega Joachim Fest, già noto da anni per la sua eccellente biografia di Hitler e per altri importanti libri sul nazismo, tra cui Colpo di Stato, l’avvincente storia della fallita congiura militare del 20 luglio 1944 per uccidere il tiranno. “Non hanno mai diviso il letto, afferma Fest, ma erano innamorati, e in questa loro storia la figura debole tra i due era il Fuehrer”. A Speer Hitler si rivolgeva dicendo “tu puoi tutto, io ti concedo ciò che vuoi”. Il grande storico ebbe modo di conoscere Speer nei suoi ultimi anni di vita, e ricorda di avergli fatto osservare una volta come, in una foto che li ritraeva l’uno accanto all’altro su una panchina, lui e Hitler avevano l’aspetto di due innamorati. “Speer reagì mostrandosi offeso, ma ebbi la netta sensazione che avesse capito che non ero molto lontano dalla realtà”>> (A. T. E il Fuhrer si innamorò di Albert Speer. ricerca.repubblica.it, 2000. Reperibile per via telematica).

Joachim Fest ha asserito: << Ma l’indizio più forte dell’idilio tra il Fuhrer e Speer è l’ultima visita di Speer a Hitler nel bunker, il 23 aprile 1945, quando Speer gli dice che da mesi ormai sabota i l’ordine del Fuhrer di “fare terra bruciata”, distruggendo impianti e fabbriche. Hitler lo sa da tempo. Per disobbedienze molto meno importanti, ha già più volte ordinato la condanna a morte. Ma in questo caso lascia correre. Si guardano negli occhi in silenzio, si stringono la mano e si congedano. In quei giorni, Hermann Fegelheid, un generale delle SS che aveva sposato la sorella di Eva Braun, aveva lasciato il bunker ed era tornato nel suo appartamento, solo poche ore, per respirare un’aria meno oppressiva: Hitler lo aveva fatto arrestare, processare per direttissima e fucilare. Ma aveva anche fatto cercare Goring, quando aveva capito che voleva consegnarsi agli americani. Non ammetteva eccezioni, insomma, tranne quella di Speer. E questo non è possibile senza un legame più profondo>> (P. Valentino. Speer. La relazione pericolosa con Hitler. Corriere della Sera, 19 Ottobre, 1999. Vedasi anche. J. Fest. Dialoghi con Albert Speer. Garzanti, 2008). Fest è fermamente convinto che tra Speer e il Fuhrer esistesse un rapporto omo-erotico e che Hitler provasse per lui emozioni più profonde che per Eva Braun.

Lo psicologo Alexander Mitschenlich ha colto nel rapporto Hitler-Speer “una forte componente omo-erotica: In quella relazione spettava a Speer, palesemente, il ruolo femminile. Suo era il compito di gestire quel che Hitler gli aveva ispirato, ciò con cui l’aveva fecondato. Hitler mise il mondo ai suoi piedi, gesto che di norma è l’uomo a fare per la donna” (www.ilpalo.com. Reperibile per via telematica). Speer fu un personaggio eccellente che realizzò gli ordini e i sogni di Hitler. Ne fece il proprio idolo e ne subì lo straordinario potere di seduzione. Lo circuì, imbrigliando la solitudine sentimentale del Fuhrer in una latente attrazione erotica, e lo identificò con la Germania, per poi cercare di assassinarlo quando tardivamente tentò di riscattarsi. Lo Speer fu un uomo contraddittorio e la morte lo colse, nel 1981, al termine di una vita irrisolta.

Ossessionati dal potere, i dittatori hanno poco tempo per una normale vita sessuale (F. Zucchelli, A. Tabacchi. Il sesso di Hitler. Scipioni, 2004). E l’unico che in fondo, ebbe una calorosa famiglia (nonostante la tragedia della figlia Edda a cui venne fucilato il marito Galeazzo Ciano) fu proprio il fondatore del fascismo che, da bravo “ipocrita” italiano, divideva in maniera netta il talamo coniugale dalle avventure con signore usa e getta. Tornando a Hitler, azzardiamo una considerazione: e se il Fuhrer fosse stato la personificazione dell’antico proverbio siciliano “comandare è meglio che fottere”? L’amore di Eva Braun per Hitler è sempre stato tenuto nascosto perché “lunica sposa di Hitler era la Germania”. Ma ci sono novità: l’albero genealogico del Fuhrer non si sarebbe estinto nel rogo del Terzo Reich (aprile del 1945). Adolf Hitler, infatti, avrebbe avuto un figlio da una relazione segreta con la nobildonna inglese Unity Mitford. “Se questo fosse vero, scrive il Times, il figlio del Fuhrer potrebbe vivere oggi da qualche parte in Gran Bretagna”. Crolla così la certezza degli storici che Hitler non abbia avuto figli (E. Piergianni. Il figlio di Hitler e della nobildonna inglese. Libero, 14 Dicembre, 2007). Forse gli ormoni, le vitamine e le droghe che il medico del dittatore nazista, Theodore Morell, somministrava al suo illustre paziente hanno sortito qualche effetto androgenico procreativo (D. Irving. I diari segreti del medico di Hitler. Edizioni Clandestine, 2007).  

Una bizzarra curiosità: <<Hitler era affascinato dalle mani. Nella sua biblioteca personale c’erano un buon numero di libri che riportavano i ritratti delle mani di personaggi storici famosi. A lui piaceva particolarmente vantarsi con gli ospiti di quanto le sue mani somigliassero a quelle di Federico il Grande, uno degli eroi preferiti dal Fuhrer>> (geniv.forumcommunity.net, 2007. Reperibile per via telematica). Il capo nazista era anche ferocemente caustico: una volta ha mostrato tutto il suo disprezzo per il grasso Hermann Goering con cui aveva appena pranzato: “E’ proprio vero quello che si dice. I maiali mangiano anche la carne dei loro simili” (AA. VV. Le frasi segrete di Hitler. lagoblumagazine.splinder.com, 2006. Reperibile per via telematica). C’è chi ha detto che dietro Hitler ci fosse un misterioso talismano malefico: una setta segreta, l’oscuro ordine nero delle SS, la causa delle sue disgrazie, ma soprattutto di quella degli altri (H. von Fait. L’ultimo segreto di Hitler. Alberti, 2008).

Recentemente è stato affermato che la cancelleria del Reich era il  “gabinetto del dottor Mabuse”. I personaggi presi in esame sono Martin Bormann, Baldur von Schirach, Joachim von Ribbentrop, Roland Freisler, Adolf Eichmann e Josef Mengele: << Ministri e gerarchi di altissimo livello con funzioni di grande responsabilità ed esecutori consapevoli e spietati della “giustizia” nazista e dei suoi efferati delitti. La loro immagine esteriore è suggestiva. Uniformi impeccabili, croci di ferro, enorme prestigio legato alla carica; e insieme quell’aria di sacralità che il militarismo ha sempre conferito in Germania al potere, giunto sotto Hitler al limite dell’intoccabilità. Così il giudice Freisler, presidente del Tribunale speciale del Reich, si presenta in aula nell’inviolabilità morale della sua toga rossa: ma subito si scatena la sua perversa deformazione del diritto, che secondo lui “rende lecito non ciò che è giusto, ma ciò che è utile al Fuhrer”. Ed eccolo assalire, coprendoli di ingiurie, i responsabili della congiura del 20 luglio contro Hitler, svillaneggiarli, impedirgli di parlare, godere nell’anticipare urlando la loro condanna a morte e farla eseguire nel modo più atroce, perché atroce sia la sofferenza di quei pervertiti che osarono tramare contro il Nume. Sicché li farà appendere nella cantina del carcere, strozzandoli con delle corde di violino, perché la testa gli si stacchi dal collo e Hitler possa godere assistendo al filmato della scena>>.

<<Bormann, il segretario personale di Hitler, arriva a quel posto corrompendo, ricattando, condividendo qualsiasi progetto criminale del Capo, finanziandone gli sperperi privati con i fondi segreti versati dagli industriali, di cui ha la disponibilità insindacabile. Un individuo posseduto da ossessioni sessuali, che costringe la moglie ad accogliere in casa l’amante e a condividere con lei l’educazione dei figli, e la induce a compiacersi di questa aberrante situazione in nome della pagana poligamia concessa dal nazismo. Un uomo che resta caninamente accanto a Hitler fino all’ultimo nella catacomba di Berlino e che, tentando di salvarsi, lascerà dietro di sé sulla sua sorte un mistero durato cinquant’anni. Ribbentrop era un dandy di educazione britannica, Schirach il figlio d’una ricchissima americana e fino a sei anni non parlava altra lingua che l’inglese. Entrambi usciti da scuole privilegiate, culturalmente evoluti; e tuttavia entrambi caduti nella ragnatela di Hitler, diventando il primo l’esecutore e l’istigatore della folle politica estera del Terzo Reich e delle aggressioni che la contraddistinsero; l’altro rifiutò una lusinghiera sistemazione familiare negli Stati Uniti per trasformarsi nella lancia spezzata di Hitler nel campo della gioventù, e farne un blocco di fanatici condizionati da una falsa ideologia>>.

<<Il dottor Mengele accoglieva gli internati ad Auschwitz elegantissimo, in guanti bianchi, avviando i gemelli al suo laboratorio per sperimentare su di essi le sue teorie: uccidendoli con iniezioni di cloroformio, sezionandoli spesso ancora vivi, espiantandone gli organi, cucendoli insieme lungo la schiena senza anestesie… Ed era Eichmann a provvedere ai rifornimenti, era lui, autentico corriere della morte, l’uomo che si vantava d’avere eliminato cinque milioni di ebrei (o sei? Mostrava qualche esitazione nel calcolo). Li univa un unico cordone ombelicale, il fanatismo: che in taluni significava totale assenza di carità umana (ed erano i meno peggiori) e in altri un istinto quasi voluttuoso alla ferocia. Freisler morì sotto un bombardamento aereo, mentre correva verso un rifugio, tenendo in mano le ultime condanne a morte da fare eseguire l’indomani. A nessuno venne in mente di distruggerle. Vennero raccolte e puntualmente eseguite. La tabe era inestirpabile>>. (G. Knopp. Complici ed esecutori di Hitler. Corbaccio, 2001. Commento virgolettato di S. Bertoldi. In Corriere della Sera, 27 Dicembre, 2000).

Nel 1941 Hitler commissionò al dottore danese Olen Hannussen una bambola bionda (occhi azzurri e pelle bianca) che doveva essere gonfiabile. Nulla di esotico, però. Era imperativo che il giocattolo avesse un aspetto rigorosamente ariano. Sarebbe stata la fidanzata dei soldati tedeschi affinché potessero soddisfare i loro bisogni sessuali, evitando così le malattie veneree e preservando la purezza della razza. Il prototipo della bambola, in plastica galvanizzata, sarebbe stato fabbricato a Dresda. Responsabile del progetto era Heinrich Himmler, capo delle temute SS. 
Le cose comunque non andarono in porto. Una bomba degli alleati distrusse la fabbrica che aveva ricevuto l’incarico di realizzare l’inconsueta commissione e mise fine al piano, risparmiando al Fuhrer il “merito” di diventare il padre della bambola gonfiabile (blog.terrorpilot.com. Reperibile per via telematica, 2005).
Per quanto riguarda la personalità di Hitler, si dice fosse refrattario all’umorismo. Secondo la testimonianza di Albert Speer, unico e solo amico di Hitler, non si ricordano situazioni particolari nelle quali il Fuhrer ridesse. Infatti non amava la vita, preferiva la morte. Sembra che in lui trionfassero le cosiddette “pulsioni di morte”. Esse sono la categoria fondamentale di pulsioni che si oppongono a quelle di vita, tendendo a ridurre completamente le tensioni emotive, cioè a ricondurre l’essere vivente allo stato inorganico. Rivolte dapprima verso l’interno e invoglianti all’autodistruzione, le pulsioni di morte verrebbero successivamente dirette verso l’esterno, manifestandosi sotto forma di desiderio irrefrenabile di aggressione o di distruzione.

Dall’analisi caratterologica di Hitler è emerso il quadro di un individuo introverso, estremamente narcisista, solitario, indisciplinato, sadomasochista e necrofilo. A meno che non fosse un uomo di considerevoli capacità e talento, è certo che queste qualità non spiegherebbero il suo successo. Sembra che la più grande delle capacità del Fuhrer fosse quella di influenzare, impressionare e convincere la gente. Era sicuramente dotato di una grande leadership. Pare che l’avesse sviluppata fin da bambino e l’esercitasse nei giochi di guerra, imponendosi nel ruolo di capo banda sui suoi amici infantili (A. Sansavini. La psiche di Hitler. www.vertici.com, 2008. Reperibile per via telematica. Vedasi anche R. Rosembaun. Il mistero Hitler. Mondadori, 2000; G. Genna. Hitler. Mondadori, 2008 e F. Redlich. Diagnosis of destructive prophet. Oxford University Press, 2001). La psicologia di Mussolini è stata di recente studiata da un insigne cattedratico di Medicina Legale. E’ emerso un quadro sconfortante. Secondo lo studioso il Duce avrebbe presentato, nel tempo, tutta la vasta gamma della patologia psichiatrica (dalla depressione maggiore alla sindrome di Stoccolma) (P. L. Baima Bollone. La psicologia di Mussolini. Mondadori, 2008). Se tanto mi da tanto il leader fascista avrebbe dovuto ingurgitare quotidianamente una decina di pillole, fare sedute di elettroshock e psicoanalitiche, sottoporsi a devastanti shock insulinici o a bagni elio-terapici, seguendo i dettami della scuola nordica. Proprio il Duce che odiava i medici, ma soprattutto le medicine (G. Zachariae. Mussolini si confessa. BUR, 2004). Un’analisi psichiatrica non si può fare a tavolino, leggendo i libri sulla vita del Duce. Bisogna parlare assiduamente con il paziente per coglierne ogni sfumatura caratteriale.

Sono nate parecchie leggende sulle eccezionali capacità amatorie di Mussolini che tra un discorso al balcone e il ricevimento di un ambasciatore, pare si dedicasse indefessamente all’ “ars amandi”, ricevendo a palazzo Venezia una corte di ammiratrici desiderose di essere possedute dal virilissimo romagnolo (Q. Navarra. Memorie del cameriere di Mussolini. L’Ancora del Mediterraneo, 2004). <<Leggo nelle memorie, inedite, di Vincenzo Fagiuoli, industriale importante negli anni Trenta-Cinquanta: “La disgrazia di Mussolini è stata che, tutto sommato, non era coraggioso, e, nonostante le sue urla, era, nel fondo, un timido: basta vedere come si conduceva con le donne, alle quali non era capace di fare un minimo di corte. Le prendeva in modo piuttosto, anzi risolutamente, goffo: la preda non gli era difficile perché, nella schiera femminile, c’è sempre una notevole aliquota di donne fisicamente e spiritualmente incantate davanti alla persona importante. Se la bibliografia ufficiale attribuisce al Duce, in tutta la sua vita, una sessantina di relazioni “certificate”, la leggenda popolare ci aggiunge due zeri. Certo è che “gli piacevano donne giovani o anziane; ricche o povere; popolane o gran signore; colte o ignoranti; sposate o nubili; puttane o ancora pulzelle”; e che per conquistarle non aspettò di diventare Duce, anzi “irrita soprattutto una certa parte politica, il fatto che abbia mietuto tanti successi in campo socialista e anarchico”, quando era giovane, povero e perseguitato>>.

<<Negli anni Trenta, all’apice della popolarità, riceveva molte fortunate, onorate di passare un’ora con lui: centro e simbolo di un regime super-omista, aveva il diritto-dovere di dare l’esempio alla nazione. Consumava rapidamente i rapporti in piedi, senza togliersi gli stivali o altro, sistemando l’ospite sull’ampio gradino di pietra coperto da un cuscino davanti alle finestre del salone del Mappamondo, a palazzo Venezia>> (Le donne del Duce che non fecero la storia. il Giornale.it, 11 Aprile, 2006. Reperibile per via telematica. Vedi anche G. Bocchini Padiglione. L’harem del Duce. Mursia, 2006). Dopo la guerra, la politica diffamatoria nei confronti del Duce non ha risparmiato la sua presunta vita sessuale. C’è, infatti, chi ha detto che oltre a frequentare Claretta, Mussolini intrecciava relazioni amorose con la sorella di lei, Myriam Petacci (G. di Bella. Un intrigo infamante. L’accusa: Mussolini ha avuto una relazione con Miriam Petacci, sorella di Claretta. www.italiainformazioni.com, 2009. Reperibile per via telematica). Teniamo presente che su Mussolini si è detto di tutto: per alcuni lui ed il suo fratello Arnaldo sarebbero addirittura nati in Argentina (G. M. Bellu. La favola argentina di Mussolini. ricerca.repubblica.it, 2006. Reperibile per via telematica).

<<Tradizione vuole che durante il fascismo la donna fosse relegata in secondo piano: madre prolifica (nel 1927 inizia alla grande la battaglia demografica), discriminata sul lavoro, scoraggiata a proseguire gli studi, massaia ideale o, meglio ancora, prototipo di quella rurale: “obbedire, badare alla casa, mettere al mondo figli e… portare le corna”. Ma, come giustamente è stato più volte ricordato, si deve a Mussolini la creazione dell’Opera Nazionale Maternità e Infanzia il cui scopo era quello di tutelare le madri ed i figli in difficoltà. Il Duce continuamente incoraggiava affinché la donna fosse considerata il centro della famiglia, la regina della casa e la tutrice dell’autarchia. Per essere apprezzata, rispettata e persino esaltata, la donna doveva accettare e non tentare di negare i limiti della sua diversità. La dittatura mussoliniana costituì un episodio particolare e distinto del dominio patriarcale.  Il patriarcato fascista teneva per fermo che uomini e donne fossero per natura diversi. Esso politicizzò pertanto tale differenza a vantaggio dei maschi e la sviluppò in un sistema particolarmente completo e nuovo, inteso a definire i diritti delle donne come cittadine e a controllarne la sessualità, il lavoro salariato e la partecipazione sociale. Alla fine, questo sistema si rivelò parte integrante delle strategie dittatoriali di rafforzamento, quali la regolamentazione corporativa del lavoro, le politiche economiche di tipo autarchico e il bellicismo imperialista>>.

<<La politica fascista aveva verso le donne un duplice atteggiamento: da una parte le collocava a casa come custodi e angeli del focolare, dall’altra le coinvolgeva nella partecipazione al regime e nella ricerca di un consenso alla dittatura. Si puntava alla creazione di “una donna fascista per l’Italia fascista”, sottolineando il ruolo della madre, della massaia, fino ad arrivare ad enfatizzare la missione patriottica incarnata dalla donna. E’ il modello della donna-madre ad essere sostenuto dalla retorica mussoliniana. “Madri nuove per i figli nuovi” è lo slogan del Duce che tendeva sempre ad esaltare, in ogni occasione, la funzione sociale della donna. Si rivolgeva direttamente a lei nei momenti di difficoltà affinché essa desse sempre il proprio contributo alla Patria e lanciasse il mito della fecondità e della sanità della razza; ciò fu reso esplicito nel Codice Civile del 1942 in cui il giurista Rocco definiva la famiglia “un’istituzione sociale e politica”. Vi fu una politica per la formazione della donna: veniva istruita nell’economia domestica, nell’educazione infantile, nell’assistenza sociale ed educata alla salute e a una sana maternità attraverso l’introduzione dell’educazione fisica e dello sport femminile>> (www.pixem.it. Reperibile per via telematica). Diceva Mussolini: <<Io, figlio dell’ultima civiltà contadina, non ho saputo adattarmi ai canoni della civiltà capitalistica. Rimanendo me stesso, ho deluso il socialismo dei moderati… Durante lo sciopero generale di Milano, nel settembre 1904, mi divenne chiaro che non dalla guerra di ordine economico, dichiarata dal proletariato alla civiltà del profitto, ma dalla battaglia scatenata dal sindacalismo rivoluzionario contro la stasi della storia e la servitù imposta al proletariato, dipendeva la nascita di un’umanità superiore>> (S. Folli. Giovane Benito, furori in TV. Corriere della Sera, 31 Gennaio, 1994).

Quinto Navarra era il cameriere del Duce ed è noto che nessuno conosce un potente più e meglio del suo servitore. Ha detto Silvio Bertoldi: <<lo scovarono (il Navarra, ndr) il Gatto e la Volpe, nelle persone di Indro Montanelli e Leo Longanesi, per persuaderlo a raccontare tutto quello che sapeva sull’uomo Mussolini e a farne un libro di cui Longanesi prevedeva il clamoroso successo. Il povero Pinocchio-Navarra non ne voleva sapere, un po’ per timore di esporsi, un po’ per non scalfire il mito dell’ex padrone raccontandolo in pantofole, nella sua quotidiana dimensione; che era proprio quello che volevano i due. Alla fine si convinse e dettò pagine di memorie. Materialmente il libro lo scrissero Montanelli e Longanesi, e si sente: si tratta infatti di un piccolo capolavoro, al quale il tormentato commesso mise trepidando la sua firma. Commentò Longanesi, giudicando il Mussolini che ne era venuto fuori: “Non è l’eroe che voleva Navarra, ma non è nemmeno il coglione che volevamo noi. Meglio così. Vedrai che successo”. Invece, editorialmente, fu un fiasco. Ha detto Montanelli: “Cercai di spiegare a Longanesi che un editore doveva, sì, precorrere i tempi, ma non di decenni come faceva lui…Il suo difetto era un eccesso di fiuto e di genialità. Anticipava sempre tutti su tutto”. Il 1946 era un anno ancora troppo vicino agli avvenimenti e al personaggio che ne era stato protagonista: nella profluvie di memoriali e di rivelazioni che già inondava l’Italia, queste pagine così maliziosamente dissacranti passarono quasi inosservate. Come disse Longanesi, mettiamole in frigorifero e ripubblichiamole nel 1960. Ma lui non poté farlo, morì nel 1954>>.

<<Il libro è stato poi ristampato dalla Longanesi, nel 1983, con il titolo originale: “Memorie del commesso di Mussolini”. Eppure, se si vuole conoscere chi fosse veramente Mussolini al di là delle migliaia di pagine di De Felice e delle pluviali analisi degli scrutatori di quel fenomeno socio- politico che egli rappresentò e interpretò, bisogna andare a parare su questo libretto. Era necessaria un’abilità luciferina per cavare dalla memoria di Navarra proprio ciò che egli non voleva ricordare, e che era invece quello che nessuno sapeva e che mai avrebbe supposto. Il Gatto e la Volpe quell’abilità la possedevano al massimo livello e il povero Pinocchio-Navarra si lasciò spogliare d’ogni suo segreto. Se così non fosse stato, non avremmo mai conosciuto la verità su un individuo con un volto privato insospettabile a chi era abituato alla sua immagine pubblica>> (Il Mussolini segreto del commesso Navarra. Corriere della Sera, 1 Settembre, 1998). 

Il Duce avrà perso la guerra, ma non la faccia davanti alla storia che si nutre non solo dei fatti politici o dei gesti militari, ma anche dei costumi, delle abitudini e delle tendenze di chi la storia l’ha fatta in prima persona perché capo, condottiero, duce, capopolo, papa o re (F. Ceccarelli. Il letto e il potere. Longanesi, 2007). Ad esempio l’omosessualità di Umberto II di Savoia ebbe un’importanza enorme perché fu il “tallone d’Achille” che fece di lui quel personaggio indeciso ed esitante noto alla storia… con tutte le conseguenze e i disastri che ciò causò all’Italia. Il presidente Francese Nicolas Sarkozy ha già deciso: Gay e sieropositivi, anche se 13enni, rischiano di finire schedati negli archivi del Ministero dell’Interno francese nonostante il parere negativo della Cnil, l’autorità transalpina per la protezione dei dati personali (www.queerblog.it, 2008. Reperibile per via telematica).

A differenza di suo nonno, Alessandra Mussolini ha preso posizioni politiche in difesa dei diritti degli omosessuali. Proprio lei, infatti, nell’ottobre del 2003 era stata firmataria, insieme alla collega diessina Livia Turco, di una proposta di legge che aveva lo scopo di estendere alcuni diritti dei coniugi alle coppie di fatto e che, nella versione definita presentata in Parlamento all’art.1, così recitava: “La Repubblica riconosce e tutela il rapporto tra due persone,  legate da comunione di vita materiale e spirituale, che coabitano stabilmente, applicando a tale rapporto le garanzie previste dall’art. 2 della Costituzione per le formazioni sociali finalizzate al processo di sviluppo e di crescita della persona”.  Da tale articolo era scomparsa l’iniziale formula “rapporto tra persone di sesso diverso” che avrebbe escluso dai benefici della legge le coppie gay a causa del loro orientamento sessuale (www.laboratorioperlapolis.it. Reperibile per via telematica). Sul Web si legge: <<Mussolini non odiava i gay. Ad assicurarlo è sua nipote Alessandra. Intervistata da Klauscondicio è categorica: “Assolutamente, non li odiava. Ricordo che la mia famiglia aveva tantissimi rapporti di amicizia con omosessuali. Approfitto di questa occasione per rivelare che i più grandi amici di mia zia Edda erano gay”. Sul fatto che oltre 10.000 gay siano stati mandati al confino, Alessandra Mussolini tiene a precisare che: “non nego affatto il dato storico, ma dipingere la famiglia Mussolini come omofoba è sbagliato”>> (www.repubblica.it, 2008. Reperibile per via telematica). Tuttavia la nipote del Duce, quando si tratta di sesso, non ha peli sulla lingua. Ha detto a Vladimir Luxuria: “Meglio fascista che frocio” (www.repubblica.it, 2006. Reperibile per via telematica). E se il fascista fosse frocio? (M. Fraquelli. Omosessuali di destra. Rubettino, 2007). <<Se l’omosessualità è una tendenza innata, “un fatto biologico” o comunque pre-politico, cioè pre-culturale, è inevitabile che vi siano omosessuali di destra e omosessuali di sinistra e perfino omosessuali di centro o addirittura apolitici. La destra, se è colta e intelligente, non nega dignità agli omosessuali e non è percorsa dall’omofobia, ma critica l’omofilia, rifiuta cioè l’elevazione dell’omosessualità a modello di vita e la sua esibizione orgogliosa>> (M. Veneziani. www.rubettino.it. Reperibile per via telematica). Nel suo sistema ideologico il fascismo non “trasfigurò” in nessun modo l’omosessualità, o, quantomeno, un certo tipo di omosessualità: quella viriloide, da contrapporsi a quella “decadente” ed “effeminata”.

A proposito di diversi: volendo essere polemici uno potrebbe riportare quello che diceva Hitler: “Mi piacciono i bambini, ma non quelli degli ebrei” (E. Blandford. Sotto la bandiera di Hitler. Hobby & Work Publishing, 2001). O alcune parole del Duce: “io gli uomini li giudico dalla cintola in giù”. Così il presidente di Arcigay, Aurelio Mancuso, commenta le dichiarazioni di A. Mussolini sul rapporto fra il Duce del fascismo ed i gay: << Molti omosessuali del sud furono portati nelle isole di confino e separati dagli altri prigionieri. Se la parlamentare (A. Mussolini, ndr) lavorerà per una legge contro l’omofobia allora sarà possibile una riconciliazione>> (ANSA: Arcigay: Mussolini confinava i gay, 27 Luglio, 2008). Per Alessandra: <<Il fascismo non accettava quello che andava fuori dai canoni o dalle regole, ma non mi sembra ci sia stata una vera e propria persecuzione. La posizione di Benito Mussolini nei confronti della diversità non era particolarmente aggressiva, anzi era apertamente in disaccordo con personaggi come Hitler che invece sterminava gli omosessuali a migliaia>> (AA. VV. Destra e gay, pace vicina. Alessandra Mussolini: tra loro ho molti amici. Corriere della Sera, 6 Gennaio, 1995).

Se Hitler perseguitava i gay, Stalin non era da meno. Negli anni Trenta, nella Russia bolscevica, iniziò un periodo di repressione generale della sessualità (il “Termidoro sessuale”) ed articoli contro l’omosessualità furono introdotti in tutti i codici penali delle Repubbliche sovietiche. <<L’odio per gli omosessuali sembra essere un fattore comune a tutte le dittature, sia militari che di carattere religioso. Ancora oggi si hanno notizie di giovani lapidati o sepolti vivi nei paesi dove impera la Sharia (la legge islamica). Le ragioni di tali persecuzioni sono legate, a seconda della situazione politica e sociale, ai più svariati motivi: dalla “riduzione” del livello di mascolinità durante il fascismo (di cui sarebbero causa i pochi gay dichiarati del Ventennio) all’incredibile accusa del mondo nazista (che vede negli omosessuali i portatori di patologie psichiatriche e di anomalie genetiche, intollerabili macchie nere per la razza ariana). Nei Paesi dove la religione è istituzionalizzata al punto di essere divenuta la legge dello Stato, i “sodomiti” peccano contro Dio e contro la natura e quindi meritano vergogna e morte. Ancora oggi in Russia s’impedisce lo svolgimento del Gay Pride>> (E. Oliari. Le vittime gay dimenticate dei Gulag. www.culturagay.it, 2004. Reperibile per via telematica).

Sul Web si legge: <<Il Codice Penale italiano, entrato in vigore nel 1931, escludeva il reato di omosessualità, indicando altre formulazioni strategiche per colpirla, come l’offesa al pudore o il pubblico scandalo, perché, come sostiene la commissione incaricata di redigere il testo, “per fortuna ed orgoglio dell’Italia, il vizio abominevole, che vi darebbe vita, non è così diffuso, tra noi”. L’intervento del legislatore sarebbe controproducente, trasmettendo il messaggio, disonorevole per il regime, di una sua “grave” propagazione>> (R. Fiocchetto. Il “nemico gay” creato dai fascisti. www.culturagay.it, 2005. Reperibile per via telematica). Gay o non gay, sotto il fascismo, prima della guerra, si stava bene o male? A giudicare dall’ampio consenso di cui godeva il regime littorio (sono parole dello storico Renzo De Felice. Mussolini il Duce. Gli anni del consenso (1929-1936). Einaudi, 1996) la risposta è scontata: si stava bene. Mi si consenta una precisazione polemica: forse è meglio dire c’è chi stava peggio. <<Il De Felice sottolinea gli elementi di continuità fra Italia fascista e anti-fascista, come l’industria di Stato e il sistema previdenziale. Riconosce che la classe dirigente fascista era illiberale, ma, per il resto, forse non peggiore di quella di oggi e la burocrazia fascista aveva senso dello Stato e dei doveri civili quanto i suoi successori. Ma, pur professandosi anti-fascista, De Felice compie un passo in più, una provocazione attentamente studiata, come riconoscerà poi, con la richiesta di abrogare le norme contro il fascismo contenute nella legislazione italiana>> (Repubblica, 29 Dicembre, 1987).

<<E’ ormai idea condivisa da tutti, da oltre un secolo, che la sovranità appartiene al popolo: il problema è come essa si manifesta.  Nei regimi a partito unico (fascismi, comunismo, bath ecc) si ritiene che la volontà popolare si manifesti attraverso il partito unico. Nelle democrazie invece la volontà popolare è rappresentata dalla maggioranza degli elettori che scelgono in una pluralità di partiti che hanno tutti libertà di manifestare il proprio orientamento. La democrazia invece è caratterizzata dal dissenso (non dal consenso): è possibile alle minoranze diffondere liberamente il proprio pensiero: come afferma la nostra costituzione “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. E i cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senz’armi.” Dopo il 1917 cominciò Lenin ad affermare che i bolscevichi erano l’auto-coscienza del popolo (dei proletari) a prescindere  dal fatto che avessero o meno la maggioranza: “Un” partito così divenne “Il” partito contro la tradizione socialista e contro il pensiero stesso di Marx. Il fascismo copiò sostanzialmente il modello sovietico. 
Mussolini, ex socialista, affermò che il fascismo era l’auto-coscienza del popolo italiano, sostituendo i valori comunisti con i loro contrari (nazionalismo ed economia di mercato in contrasto con l’internazionalismo e la statalizzazione) e considerò la democrazia un’aberrazione da superare definitivamente.  Il modello fu poi ripreso da Hitler (partito non a caso definito “nazionalsocialista”), ma con contenuti molto diversi, come Togliatti ebbe a evidenziare fin dal 1935>> (catonecensorii.ilcannocchiale.it, 2008. Reperibile per via telematica).

Su Libero di pochi giorni fa si legge: “Berlusconi a sorpresa lancia la proposta di nazionalizzare gli istituti bancari. Come fece Mussolini che salvò l’Italia”….Non bastasse, a corredo, c’è una vignetta di Benny (omen nomen) in cui il capo del Governo è rappresentato come un gerarca: maglia nera, fez con aquila appollaiata sul fascio, mascella volitiva.  Insomma, il quotidiano di Feltri lo dice chiaro: Berlusconi è come il Duce. Senza giri di parole. Naturalmente Palazzo Chigi non commenta, non smentisce. Segno che il paragone non disturba affatto il presidente del Consiglio” (F. Carioti. Silvio pronto a tutto. Marcia sulle banche. Libero, 20 Febbraio, 2009). Troppa acqua deve passare sotto i ponti prima che Berlusconi assomigli al Duce. L’Unità ha scritto: <<In ogni caso il paragone è calzante e se lo scrive “Libero” c’è da crederci. Allarme, son fascisti. E non fanno nulla per nasconderlo. Anzi, per loro è motivo d’orgoglio>> (L’Unità, 20 Febbraio, 2009). Prima di diventare capo del Governo, Berlusconi ha concluso la sua campagna elettorale a Napoli dicendo che “vinceremo perché non siamo coglioni”. Un nutrito drappello di neo-fascisti (annidati dietro le bandiere di “Fiamma Tricolore”) ha inneggiato  a lui chiamandolo Duce (M. Cavicchioli. Berlusconi Duce! ilcentrosinistradeigiovani.blogosfere.it, 2006. Reperibile per via telematica). Certo che questi neo-fascisti, per eleggere a proprio Duce Silvio Berlusconi, devono 
essere proprio alla frutta. Anche l’imperatore Caligola aveva nominato console romano (c’è chi dice Senatore) il suo cavallo Incitatus.

Le battute del leader del PDL sono terrificanti: <<E’ l’aprile del 2000 quando dalla “Nave azzurra” racconta una barzelletta che scatena l’ira di molte associazioni gay: “Un malato di Aids va dal medico e gli chiede: Dottore cosa posso fare per la mia malattia?’; il medico risponde: Faccia delle sabbiature. Ma dottore, mi faranno veramente bene? Bene no, ma sicuramente si abituerà a stare sotto terra”>> Berlusconi: “Non parlo più di donne e i gay sono tutti dall’altra partewww.repubblica.it. Reperibile per via telematica). <<Al Teatro Nuovo in San Babila, (Milano) i gay si sono presentati per sostenere Berlusconi, avanzando alcune richieste per ottenere diritti senza fare troppe rivoluzioni. Ma il Cavaliere li ha snobbati, tentando di esorcizzare la loro presenza, infine li ha anche umiliati, ribadendo dal palco che l’unica famiglia è quella formata da un uomo e una donna>> (www.gaywave.it, 2008. Reperibile per via telematica). E pensare che la Endemol di Berlusconi è tra i proprietari di gay Tv (www.fainotizia.it Reperibile per via telematica). Quando la storia del Ventennio sarà riconsegnata all’Italia, c’è da credere, ci sarà tanta poca voglia di farne un criterio di divisione tra i partiti quanta ce n’è oggi nel dividersi politicamente nel nome di Camillo B. di Cavour o nel  nome di Giuseppe Garibaldi.