Il Caravaggio e la fotografia

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Il noto pittore italiano non solo usava una camera oscura per dipingere, ma trattava le tele perché si comportassero come una pellicola fotografica

 

Noto per i suoi chiaroscuri drammatici e per la scandalosa abitudine di scegliere i modelli fra la povera gente del popolo, prostitute e ubriaconi ai quali faceva impersonare santi e madonne, Michelangelo Merisi, in arte Caravaggio, usava riprodurre nel proprio studio una camera oscura di enormi dimensioni. Quello che ancora non si sapeva è che il grande maestro probabilmente ricopriva le tele con sostanze chimiche per renderle sensibili alla luce, proprio come una pellicola. La sorprendente scoperta è stata svelata da Roberta Lapucci, docente di storia dell’arte dell’Istituto SACI di Firenze.

Lapucci insieme a David Hockney, un pittore inglese, ha ricostruito una camera oscura simile a quelle usate Caravaggio, che probabilmente era stato ispirato dal filosofo suo contemporaneo Giovanni Battista della Porta, che a sua volta conosceva a fondo il lavori dove Leonardo Da vinci descriveva la tecnica basata sull’uso di diverse lenti.

Lapucci ha studiato l’uso di agenti chimici fotosensibili sulle opere di pittura dell’artista: secondo la scienziata era molto difficile che Caravaggio potesse dipingere direttamente sulla tela in quelle condizioni di buio. Si sa che questo pittore non faceva uso di schizzi preliminari, ma secondo Lapucci è probabile che usasse una sorta di “impressione” dell’immagine sulla tela, ottenuta dalla reazione chimica fra la luce e una sostanza forse ricavata da lucciole polverizzate.

“La fluorescenza ai raggi-X mostra la presenza di sali di mercurio sulle tele,” ha spiegato la scienziata. “Anche se non è una cosa fuori dal comune, visto che questa sostanza a quei tempi era usata nelle colle. Ora stiamo aspettando di ottenere prove che la utilizzasse anche sulla superficie.” L’immagine impressa era visibile solo a una luce molto fioca e durava 30 minuti, durante i quali presumibilmente Caravaggio prendeva uno schizzo della scena con colori visibili anche al buio.