BENEDETTO XVI E I PROFILATTICI

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Sentire il Papa che parla di profilattici é un po’ come ascoltare un diabetico che parla di torte o un astemio di whisky.

Probabilmente Ratzinger non ne ha mai visto uno, non sa come siano fatti, non sa come si usino e soprattutto non sa perché si usino.

Nonostante tutto egli ne parla e l’impatto di tali parole è enorme, potente e invasivo.

 

Non voglio entrare nel merito della questione religiosa, del come si possa davvero credere che Dio preferisca la sofferenza, la morte e la lenta agonia all’uso di un anticoncezionale, giudicato immorale da alcune persone; ma che eviterebbe tutto questo.

 

Era scontato che le critiche alle parole del Pontefice, sull’uso del condom, non avrebero tardato ad arrivare.  Prima la Germania, in una dichiarazione congiunta del Ministro della salute Ulla Schmidt e del Ministro della cooperazione economica e dello sviluppo Wieczorek-Zeul, poi la Francia con il Ministro degli Esteri, poi l’Unione Europea  con il Commissario agli aiuti umanitari Louis Michel.

Addirittura molte ONG cristiane britanniche si sono allarmate, ed hanno commentato che le parole del Papa potrebbero seminare confusione in Africa, nei paesi dove la chiesa cattolica ha un’influenza importate.

In Italia, Paese dove i politici hanno sempre un commento per tutto, questa volta sono stati in silenzio o hanno preferito non commentare, ed i giornali si sono astenuti dall’entrare nel merito della questione.

 

Viene spesso fatto notare che, quando il Papa esprime certi concetti, i non cattolici sono liberi di non condividerli, di esimersi dalle critiche troppo pungenti e di lasciare liberi i credenti di seguire i precetti cattolici.

Nessuno vuole impedire la libera e piena professione della fede cattolica, ma questo non significa non commentare certi avvenimenti. Soprattutto perché il pensiero laico ha dovuto combattere per centinaia di anni per potersi affermare e migliaia di persone sono morte per darci oggi questa libertà.

 

Vi è tuttavia un aspetto ancora più importante in questa vicenda, ovvero che le conseguenze esterne delle affermazioni del Pontefice ricadono su tutta la collettività nel suo insieme e quindi anche sui non cattolici.

 

In un vecchio articolo sul sito della BBC, Evan Devis si chiedeva se non fosse grottesco considerare i costi economici dell’Aids, ma egli arrivava alla conclusione che in realtà, in certi Stati africani, il costo economico-sociale dell’Aids è tra le prime cause di sottosviluppo delle loro stesse economie.

 

In proporzione in tutti i paesi del mondo un malato di HIV deve utilizzare quasi il 50 % del suo reddito annuo in cure, senza considerare tutte le spese mediche che lo Stato e quindi i contribuenti devono sostenere, questi costi posso raggiungere fino all’1% del PIL dei paesi occidentali.

 

Negli Stati Uniti per esempio curare un malato di AIDS costa circa 34.000 $ (nel 2002) mentre curare un malato di HIV circa 14.000$.

Il centro americano per il controllo e la prevenzione delle malattie (US Center for Disease Control and Prevetion) ha dichiarato che chi usa profilattici di lattice è sicuro di non contrarre malattie sessualmente trasmissibili per il 98-100 % delle volte.

Nell’agosto del 2001 lo United Nations joint programmme sul HIV/AIDS insieme all’ OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) avevano rilasciato una dichiarazione congiunta sull’uso del profilattico come migliore modo per prevenire la diffusione di questa terribile malattia.

 

In Uganda per esempio, grazie ad un programma congiunto delle Nazioni Unite e del ministero della salute ugandese, tra i cui pilastri vi era proprio la diffusione dell’uso del condom, in poco più di dieci anni la percentuale di persone sieropositive è scesa in maniera vertiginosa.

Ma nello stesso paese la percentuale di cattolici è del 42%, cosa succederà se queste persone seguiranno i precetti del Pontefice?

 

L’unione Europea è la maggior donatrice mondiale in materia di aiuti ai paesi in via di sviluppo, contando per il 52% degli aiuti globali, ogni cittadino europeo contribuisce in questo sistema con 96 euro all’anno, contro i 54 degli americani e contro i 44 dei giapponesi. Un primato di cui andare fieri ma che pochi conoscono.

Molti programmi finanziati da noi europei in Africa vertono proprio sulla limitazione della diffusione dell’Aids. Spesso questo accade in paesi dove c’è una scarsa conoscenza del fenomeno ed una carenza di strutture informative, ma dove la maggioranza dei cittadini è di fede cattolica ed in quanto tali vedono il Papa come loro guida spirituale.

Il risultato è che dopo avere lavorato per anni con serietà e sacrificio in certe zone del mondo, determinati programmi, grazie a certe dichiarazioni, rischiano di non portare ai risultati sperati.

Mi chiedo se Benedetto XVI, durante il suo soggiorno in Africa, avrà tempo per andare a visitare qualche villaggio devastato dall’Aids, oppure se stringerà la mano a qualche sieropositivo.

 

Visto che nessuno è entrato nel merito della questione forse in questo caso era meglio che la stampa si fosse occupata d’altro, onde evitare di dare troppo spazio a questo assurdo tema.

Prima di partire per il suo viaggio Egli ha dichiarato "portero’ in Africa la speranza", visto gli ultimi sviluppi, è chiaro che si stava riferendo alla speranza del Clero Cattolico di continuare a conservare un potere morale sulle masse povere, disinformate e affamate.