Reagan e i miti repubblicani sulle tasse

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        “Si tratta del più grande aumento di tasse nella storia dello Stato.”

 Ecco come  Matt Murphy,  senatore dello Stato dell’Illinois, ha descritto la recente proposta del governatore Pat Quinn di aumentare le tasse dei suoi concittadini per fare fronte al deficit statale di 11 miliardi di dollari.
         Il senatore è repubblicano  mentre il governatore è democratico. Ovviamente il mito è che i repubblicani sono sempre contrari agli aumenti delle tasse mentre i democratici fanno esattamente il contrario.
         Un breve sguardo alla storia recente ci rivela altre situazioni.
Ronald Reagan, l’icona del Partito Repubblicano, aumentò le tasse quando era governare dello Stato della California. Quando divenne presidente Reagan aumentò le tasse  di nuovo nel 1982. Nonostante il fatto che il presidente repubblicano  sempre ripeteva che il governo non fa altro che sprecare i soldi dei cittadini Reagan era abbastanza realista da capire che di tanto in tanto le tasse vanno aumentate.
         Un anno dopo avere aumentato le tasse la crescita del Pil del governo di Reagan fu del 5% seguito da anni di prosperità nonostante l’aumento del deficit federale.
         Tutto ciò mette in dubbio la tesi repubblicana che gli aumenti delle tasse sono ingiuste perché causano problemi all’economia. Le tasse, secondo la filosofia repubblicana, vanno sempre tagliate. Non importa se l’economia va bene o male. Ovviamente quando l’economia funziona non è necessario aumentare le tasse dato che le casse del tesoro sono piene. Solo quando le cose non vanno bene bisogna chiedere a coloro che possono contribuire di farlo per il bene comune. Se l’economia dovesse continuare a peggiorare non solo continuerebbe a colpire i disoccupati ma  formerebbe una minaccia anche a coloro che hanno la fortuna di possedere posti di lavoro che pagano bene.
         Quando Bill Clinton era presidente  negli anni ’90 anche lui aumentò le tasse. Anche allora si credeva che ciò porterebbe a dei disastri economici. Almeno ecco ciò che ci ripetevano i leader repubblicani dell’epoca come Newt Gingrich. Ciononostante, come spiega la rivista Forbes in un recente articolo, un anno dopo l’aumento delle tasse di Clinton ci fu una ripresa economica che durò parecchi anni. Quando George Bush, figlio, divenne presidente nel 2001 Clinton gli consegnò un bilancio con un surplus.
         Bush sprecò tutto il surplus tagliando le tasse a tutti ma specialmente ai ricchi. Dopo due mandati di Bush  ci troviamo in una crisi che molti economisti considerano potrebbe raggiungere dimensioni della Grande Depressione.
         Ovviamente sarebbe troppo semplice collegare la crisi economica attuale ai tagli delle tasse apportati da Bush. Ogni crisi economica è diversa e bisogna guardare oltre le apparenze superficiali. Ciononostante il mito che l’aumento delle tasse conduce al peggioramento dell’economia continua ad essere venerato dai repubblicani.
         L’altro mito repubblicano ci dice che con i tagli alle tasse si ottiene una ripresa economica. Gli sgravi fiscali dell’amministrazione Bush non hanno però avuto gli effetti desiderati eccetto per gli ultraricchi i quali attualmente pagano pochissimo. Ecco cosa dice uno di questi individui nonostante la sua ricchezza. Warren Buffet, l’uomo più ricco del mondo secondo il ranking della rivista Forbes nel 2008, pagava tasse equivalenti al 17% del suo reddito. La sua segretaria invece, come lui ha ammesso, pagava il 30%. Nel  mese di novembre del 2008 Buffet fece una scommessa che  tutti i membri del gruppo dei 400 americani più ricchi, secondo la lista della rivista Forbes, pagassero una percentuale più bassa delle loro segretarie.
         Non si tratta di percentuale, contrattaccano alcuni, ma di cifre esatte. Gli ultraricchi contribuiscono notevolmente alle casse della Internal Revenue Service (IRS). Nel 2006 per esempio il 53% delle tasse federali sono state pagate dai cittadini con reddito superiore ai 200.000 dollari annui. Quelli con reddito fra 100.000 e 200.000 hanno contribuito il 28% del totale.
         Non c’è dubbio che i ricchi pagano di più se si guarda la cifra in dollari ma la loro percentuale è più bassa. Quando si aumentano le tasse ai ceti più bassi si colpisce la gente che non riesce ad arrivare a fine mese.
         La proposta di Barack Obama di aumentare le tasse a coloro che guadagnano 250.000 annui non dovrebbe fare paura.  I repubblicani lo attaccheranno con i loro soliti miti dimenticando che come diceva il noto giudice della Corte Suprema Oliver Wendell Holmes, le tasse sono ciò che si paga per vivere in una società civilizzata.