intervista ad Alexandra Pirici, performer del Centro Nazionale di Danza Contemporanea di Bucarest |

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Accade a Bucarest che il Centro Nazionale di Danza Contemporanea a non più di 5 anni dalla sua nascita già conta artisti di fama internazionale. Ne fa parte a buon diritto Alexandra Pirici, una delle più promettenti performancer del Centro.


Il CNDB si trova al terzo e quarto piano nella parte nord del Teatro Nazionale in Bucarest, nella centralissima Piazza Università. Il Centro è uno degli spazi più generosi della creazione, del dibattito e della riflessione artistica a Bucarest. E’ una istituzione pubblica fondata dal Ministero della Cultura con lo scopo di sostenere, sviluppare e promuovere la ricerca coreografica come parte integrante del contesto artistico internazionale. E’ concepito come uno spazio aperto, i suoi programmi e progetti incoraggiano prospettive critiche di ricerca e sperimentazione nel campo della pratica e della teoria delle arti contemporanee. Suoi parters internazionali sono: IDEE International Network initiated by Tanzquartier Wien, The National Dance Center – Paris, The Place – London, Dansens Hus – Stockholm, Mercat de les Flors – Barcelona ed altre istituzioni in Norway, Portugal, Switzerland, Greece and Estonia.

All’interno dell’edificio, inoltre, si può ammirare la mostra permanente “At the wall” dell’apprezzato artista romeno Dan Perjovschii.

Alexandra Pirici ha 26 anni ed è performer e coreografa. Si è laureata presso il Liceo di Coreografia Floria Capsali e presso UNATC-sezione coreografia di Bucarest. Nel periodo 1997-2000 ha studiato come borsista alla Scuola di Ballo dell’ Opera di Vienna. Dal 2005 produce propri pezzi: “In bloom”, “Sprint” “Not a life saving device” (quest’ultimo creato in collaborazione con Tanzquartier Vienna), “Show” e“You should know that he drank like an old whale”. I suoi lavori sono stati presentati al Balkan Dance Platform, Bucharest Biennale, Kanuti Gilde Saal-Talinn, National Museum of Art-Bucharest, etc. Collabora con i coreografi Eduard Gabia, Florin Fieroiu, Ioana Macarie, Joe Alegado.Partecipa ai workshop condotti da Joe Alegado, Mark Tompkins, Lisa Nelson, David Zambrano, Inge Kaindlsdorfer, Martin Sonderkamp, John Jasperse, Leah Stein, Brynjar Bandlien, Kombina Dance Company. Nel 2007 ha recitato nell’ultimo film di Francis Ford Coppola Un’altra giovinezza , tratto dal romanzo del celebre filosofo romeno delle religioni Eliade Mircea.

L’abbiamo incontrata e ne è nato un interessante approfondimento su di lei, sulla danza contemporanea, sulla sua idea di danza…

A. F.) La danza contemporanea continua la rivoluzione effettuata dalla danza moderna nella ricerca di espressioni fisiche nuove che qualche volta comprendono anche la recitazione. Gli esperimenti di danza contemporanei vanno alla ricerca di un corpo altro sia dalla quotidianità, sia dall’idealizzazione del corpo effettuata dalla tradizione del balletto classico ed accademico… Che cosa pensi al riguardo?A. P.) Io penso che la danza contemporanea andò molto tempo fa in ricerca di questo “altro” dall’idealizzazione del corpo nel balletto classico, io ora penso alla danza contemporanea nella sua forma di anticipo, in riferimento principalmente ad un genere di post-postmodernismo. Una forma di espressione che può o non può avere similitudini con quello che noi percepiamo genericamente come movimento o ballo

A. F.) Che cosa vuoi esprimere nel tuo lavoro? Quale è la cosa più importante per te nel tuo lavoro?
A. P.) Io non credo in alcun genere di prodotto artistico che distribuisce una comunicazione o alcun genere di informazioni dirette verso qualcosa. Non più. Io penso che quello è totalmente non necessario in un momento in cui chiunque può accedere facilmente alle informazioni. Io non credo in pezzi o spettacoli che ti dicono qualche cosa, tu puoi scoprirlo guardando la televisione o cercandolo su Google. Quindi io non sono interessata ad esprimere niente realmente. Io penso che l’individuo contemporaneo è, o dovrebbe essere, informato bene e lui non dovrebbe andare al teatro a “scoprire cose”… Io sono interessata più nel trovare un modo di esistere nello spazio di una performance, sono più interessata a creare un processo nel quale il pubblico può sperimentare qualche cosa, osservare e seguire qualche cosa che accade nella sua vera durata. Io non intendo far altro che produrre esperienze vive.

A. F.) come imposti il tuo lavoro?Io di solito improvvisso molto.
A. P.) Quando è necessario io strutturo il materiale che trovo ma mi piace lasciare le cose aperte per il palcoscenico, affinchè io non senta solamente che sto presentando un materiale, ma che lo sto compiendo.

A. F.) che difficoltà che hai incontrato ed incontri tuttora?
A. P.) Appunto questo aspetto del compiere il materiale. Perché il materiale fisso può diventare facilmente finito. E per l’assolo: “you should know that he drank like and old whale” io ho avuto questo problema. Come posso riscoprire ogni volta il materiale affinchè funzioni come un’esperienza e non solo come una riproduzione di qualche cosa? Quindi per me fu davvero duro provare.

A. F.) Quando decidi che il lavoro è definito, è finito?
A. P.) Questo è duro: tu puoi aggiungere sempre o puoi cambiare delle cose, tu pui cambiare la tua idea sempre… Di solito, dopo che io presento qualche cosa di fronte ad un pubblico, però, io mi ordino di lasciarlo così come è.

A. F.) Chi è il tuo artista preferito del passato o in vita?
A. P.) Io non ne ho uno preferito. Ci sono molti artisti che mi piacciono…

A. F.) Quanto è importante oggi l’ironia nell’arte?
A. P.) Sembra essere abbastanza importante. C’è una questione di fatto che io penso che sia una preferenza che viene dal pubblico. Io penso che ci sono così tanti problemi serii, importanti che l’artista tenta di raggiungere e l’unico modo valido di presentarli o portarli in discussione è attraverso la commedia / ironia.

A. F.) Qual è il panorama artistico a Bucarest?
A. P.) Io penso che la scena di danza di Bucarest è bella evoluta! Io sto tentando di avere un’opinione obiettiva circa questo, ed onestamente non ha niente a che fare col fatto che io sono una coreografa e performer: io penso che la scena romena di performance and dance può facilmente stare vicino a quello che accade nel mondo. Io penso che questo sia l’unico dominio dove le persone mettono in dubbio cose, loro non producono solo ma loro mettono in dubbio anche cose. Così come credo valga anche per le arti visuali.

A. F.) Lavori anche all’estero?
A. P.) Qualche volta. Ora avrei dovuto avviare un progetto internazionale ma è stato rimandato a causa della crisi finanziaria e la mancanza di soldi dalla Romania…

A. F.) C’è un tuo lavoro al quale sei più affezionata e perché?
A. P.) Sempre l’ultimo, io penso. Così ora l’assolo, “you should know that he drank like and old whale” / “Lei dovrebbe sapere che lui beve (bevve) come una vecchia balena.”

A. F.) Fare arte oggi che vuole dire?
A. P.) Che senso ha fare arte oggi? Lo stesso di sempre. Quel senso io realmente non lo conosco. Le persone però fanno! Perché a loro non piace lavorare…!!!

A. F.) pensi che l’arte abbia una responsabilità etica e sociale?
A. P.) No, io non penso che abbia una responsabilà. Ripeto, io non penso che l’arte debba passare informazioni. Tutti sanno che esistono i sensatetto ed i consumisti… E’ quello che viene capito che poi dà quella “responsabilità eticae sociale”… No, io penso che l’arte dovrebbe puntare un poco più in alto. Può fare qualche cosa per ampliare il tuo modo di percepire le cose, stimolando la tua immaginazione, facendoti pensare o sperimentare di più o interrogarti di più. Io penso che sono molto pochi i lavori di arte che riescono a costruirsi come critica sociale. Ti darò un esempio. E’ qualche cosa che è accaduto nella mia testa, nella mia ragione. Lo scorso autunno nel Regno Unito io finalmente vidi un dramma di teatro interessante. C’erano due star, lui era un attore fisico, lei era una ballerina. Loro avevano cominciato a lavorare su questo testo, era un diario pubblicato o qualche cosa del genere, una storia molto tragica e atroce su un bambino-soldato in Africa. E la cosa interessante era che il pezzo non era sui soldati-bambino, loro non stavano decretando una storia ma stavano concentrandosi sulla loro reazione alla storia. Il fatto è che il ragazzo, l’attore, quando lo lesse prima fu scioccato e pensò “oh, dio” ma poi 5 minuti più tardi andò alla panetteria e comprò un sandwich. Bene, per loro era stato interessante far notare come erano state superficiali le loro reazioni. Ed io penso che quello era una critica sociale: ma non nell’ovvio. Quindi io penso che alla fine viene fuori quello che interessa all’artista. Io penso che non c’è alcun dovere verso la società o altro perchè una qualsiasi questione, un fatto, un modo di pensare è sempre riduttivo.

A. F.) vuoi dirci qualcosa a proposito della tua partecipazione al film di Francis Ford Coppola del 2007 Un’altra giovinezza?
A. P.) Guarda, non saprei dire altro se non che è stata un’esperienza davvero molto bella ed interessante.

A. F.) Hai un portafortuna?
A. P.) no…!

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