Gordon Brown al Parlamento: una risposta globale a una crisi globale

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Presentando i temi che saranno discussi al G20 di Londra, il Primo Ministro britannico, Gordon Brown, ha sottolineato il ruolo da leader che deve prendere l’UE per rispondere alla crisi globale con una soluzione globale

, inclusa la lotta ai paradisi fiscali, senza tralasciare la lotta ai cambiamenti climatici e il sostegno ai paesi più poveri del pianeta. I leader dei maggiori gruppi hanno accolto con favore il suo intervento, mentre gli altri non hanno lesinato critiche. 
Nell’aprire il dibattito, il Presidente PÖTTERING ha sottolineato come il prossimo G20 di Londra offra l’opportunità ai leader mondiali di collaborare a un obiettivo comune che consenta l’immediato ripristino della stabilità economica e una ripresa a lungo termine. Il vertice, ha proseguito, dovrà accordarsi sulle politiche macroeconomiche e sulle strutture regolamentari che possono farci uscire dall’attuale crisi e instaurare un migliore e più sostenibile quadro per il  futuro.  
Dichiarazione del Primo ministro britannico 
Il Primo ministro britannico, Gordon BROWN, ha ricordato che «oggi possiamo godere di un’Europa di pace e unità che sarà correttamente annoverata tra i migliori traguardi umani raggiunti e che rappresenta un faro di speranza per il mondo intero». Nessuno, ha aggiunto, può mettere in dubbio che «oggi, dopo tanti anni di cooperazione e pace, siamo più forti e al sicuro insieme di quanto lo fossimo mai stati separatamente». Ha anche affermato che ora «non ci sono una vecchia e una nuova Europa, bensì una sola Europa, che è la nostra casa». Si è quindi detto orgoglioso di come la Gran Bretagna sia un paese «non sulla scia dell’Europa ma decisamente nella sua corrente principale» e si è rallegrato della ratifica del trattato di Lisbona da parte del parlamento britannico. 
In Europa, ha proseguito, siamo al posto giusto per condurre il mondo contro le sfide della globalizzazione, in quanto abbiamo raggiunto «il più importante e grande mercato unico mondiale», «la più ampia struttura di protezione ambientale», «il più grande programma di aiuti nel mondo» e «la più ampia struttura di protezione sociale mondiale». Sottolineando poi che «tutta la nostra esperienza a livello di Unione europea ci ha insegnato che la libertà, il progresso economico e la giustizia sociale o avanzano insieme oppure non avanzano per nulla», ha rilevato che «il benessere ha poco valore se va solo a vantaggio dei più abbienti». Ha quindi espresso il desiderio 
di discutere su come l’applicazione di questi valori potrebbe aiutare l’Europa e il mondo nelle «quattro grandi sfide della globalizzazione»: instabilità finanziaria, degradazione ambientale, estremismo e le minacce per la sicurezza nonché l’aumento della povertà nel mondo. 
«Il nostro sistema economico globale non si è solamente sviluppato ma è stato distorto in maniera contraria ai valori che proclamiamo e sosteniamo in altri ambiti delle nostre vite», ha aggiunto, osservando come la globalizzazione non abbia solo varcato i confini nazionali, ma anche «le nostre frontiere morali». Occorre pertanto portare nel mercato i valori quali l’onestà, la responsabilità, la correttezza e il valore del duro lavoro – «virtù che non vengono dal mercato, bensì dal cuore». 
Ha poi auspicato che l’Europa si assuma un ruolo centrale nella sostituzioni del «Washington Consensus» con «un nuovo consensus per la nostra epoca». Respingendo il protezionismo in quanto rappresenta «la politica del disfattismo, del ritiro e del timore e, in definitiva, non protegge affatto», ha rilevato la necessità di introdurre cambiamenti nei sistemi bancari mondiali, cooperare nella creazione di standard globali per la regolamentazione finanziaria e immettere risorse nell’economia per sostenere la crescita e la creazione di posti di lavoro. Ma ha anche chiesto «la fine dei paradisi fiscali», sostenendo che le nuove regole andranno applicate «a tutte le banche, dovunque e sempre, senza opt-out per il sistema bancario ombra e senza rifugi da nessuna parte del mondo per gli evasori fiscali». Ha poi rilevato che ogni stimolo fiscale e monetario all’economia «può raddoppiare l’efficacia in ogni paese se adottato da tutti».  
A suo parere, al contempo occorre prendere urgenti e ampie misure per «costruire una ripresa a basso carbonio e rendere sostenibili le nostre economie attraverso investimenti nell’efficienza energetica, l’espansione delle fonti rinnovabili e dell’energia nucleare, la cattura del carbonio, lo sviluppo di reti intelligenti e la commercializzazione di veicoli elettrici e con basse emissioni di carbonio».  
Assicurando che i paesi dell’Europa centrale ed orientale non saranno abbandonati nel momento del bisogno, ha auspicato una riforma del Fondo Monetario Internazionale in cui siano maggiormente rappresentati i paesi emergenti e che sia dotato del doppio delle risorse attuali per poter aiutare i paesi che affrontano difficoltà. Inoltre, l’FMI non dovrà solo reagire alle crisi, bensì prevenirle. La necessità di mantenere l’aiuto ai paesi più poveri è stato uno degli altri temi affrontati dal Primo ministro, il quale ha sottolineato come milioni di bambini stiano morendo a causa della crisi mondiale. Ha quindi ripetuto il suo ben noto appello al mondo affinché «la povertà appartenga al passato». 
Infine, ha sottolineato l’importanza della cooperazione UE-USA su tutti i fronti (inclusi clima, sviluppo, Medio oriente, lotta al terrorismo, riduzione degli arsenali nucleari, ecc.), affermando che i risultati di tale cooperazione sarebbero «più lavoro, più affari, più commercio, in quanto insieme possiamo affrontare le più grandi sfide del nostro tempo».  
Dichiarazione della Commissione 
José Manuel BARROSO ha anzitutto rilevato che il G20 di Londra rappresenterà una pietra miliare della risposta globale alla crisi globale, dicendosi sicuro che sarà coronato dal successo. Ha quindi ricordato che l’iniziativa per una risposta internazionale coordinata è stata presa dall’UE e che, pertanto, sull’Unione grava «una particolare responsabilità» nel processo del G20. Il Presidente ha anche sottolineato che, a Londra, l’Unione si presenterà unita e «con un messaggio comune». Si attenderà risultati concreti quanto allo «stimolo dell’economia mondiale e alla regolazione di tutti gli attori finanziari, dalle banche agli hedge funds, fino a nuove norme sulle agenzie di rating».
Ha infatti sottolineato che è necessario sia stimolare l’economia sia migliorare la normativa, «respingendo tutte le forme di nazionalismo e protezionismo economico» e fornendo il sostegno ai paesi in via di sviluppo. Più in particolare, a suo parere occorre sostenere la domanda. In proposito, ha rilevato che se l’UE ha già fornito uno sforzo fiscale vicino al 4% del PIL, occorre ora attuare vigorosamente il piano di ripresa economica, al fine di riattivare i crediti, garantire l’occupazione, migliorare la formazione professionale, nonché continuare a investire nella produttività e la competitività. 
Riguardo ai mercati finanziari, il Presidente ha affermato che «nessun prodotto finanziario, nessuna istituzione e nessun mercato dovrà essere esentato dalla regolamentazione». Abbiamo bisogno di regole «affinché i mercati funzionino meglio finanziando posti di lavoro e investimenti». Solo così, ha precisato, «si potrà ripristinare la fiducia» e, in tale ottica, «l’etica dei sistemi finanziari è una precondizione». Al riguardo, ha citato le prossime iniziative della Commissione riguardo agli hedge funds e alle private equity, nonché a un sistema di supervisione europeo. Ha poi sottolineato la necessità di definire regole globali e, in tale quadro, di collaborare con gli USA. 
L’occupazione, ha proseguito Barroso, «è la priorità numero uno» e, in proposito, ha ricordato che a maggio si terrà un Vertice dedicato a questo tema volto a far emergere idee, fondi e azioni in questo senso. 
Interventi in nome dei gruppi politici 
Per Joseph DAUL (PPE/DE, FR), la prima lezione da trarre dalla crisi è che «le economie sono ora talmente interconnesse che delle soluzioni nazionali sono diventate impensabili». Le difficoltà venute dagli USA, a causa dell’assenza di regole, «si sono propagate a macchia d’olio», ha aggiunto. L’Europa deve quindi parlare con una sola voce per difendere i suoi interessi comuni e anche «essere abbastanza forte per trascinare le economie regionali verso una nuova crescita». Accennando a quanto fatto dall’UE, con l’impulso di Sarkozy, per «rimettere ordine nel sistema finanziario che ha perso la bussola», ha rilevato che «solidarietà e responsabilità sono due principi importanti dell’Europa» e che, pertanto, occorre essere pronti ad aiutare gli Stati membri che affrontano maggiori difficoltà. 
Anticipando gli appelli della sinistra a favore di una maggiore Europa sociale e una maggiore protezione, il leader popolare ha sottolineato che «questi slogan semplicisti – che consistono nello spendere soldi che non si hanno – sono gli stessi che hanno portato al fallimento delle politiche degli anni ’80 in molti paesi europei». Ha poi posto in luce che «è questa economia di mercato che ha aumentato del 40% il reddito medio dei cittadini negli ultimi 40 anni», mentre dall’altra parte del muro di Berlino «i popoli hanno conosciuto la sorte che conosciamo».  
Sostenere le banche «è stato necessario», ha proseguito, «ma non è sufficiente». La nostra preoccupazione, ha spiegato, «deve essere la solidarietà verso coloro che perdono il posto di lavoro e che hanno difficoltà alla fine del mese». Ed è solo con la crescita, dando agli imprenditori l’ambiente economico e fiscale adatto, «che si potranno ritrovare la fiducia e i posti di lavoro». In tale contesto, ha rilevato che il programma europeo di 400 miliardi «ci aiuterà a sormontare la crisi, permetterà di generare nuovi investimenti, rafforzerà la domanda e, di conseguenza, sosterrà la crescita e creerà occupazione». Inoltre, il mercato unico rappresenta un’importante leva, «mentre il protezionismo non potrà che aggravare la situazione».  
Per questo, ha detto rivolgendosi al Primo ministro britannico, «bisogna evitare di avallare slogan quali “posti di lavoro britannici per lavoratori britannici”». E, in proposito, ha affermato di aver fiducia nella Commissione «affinché sia garantito alle imprese di poter operare in un mercato libero e leale». Ha poi concluso sostenendo che la priorità deve essere di «istituire una nuova architettura finanziaria globale, con maggiore stabilità, supervisione e, soprattutto, trasparenza» 
Martin SCHULZ (PSE, DE) ha sottoscritto appieno il discorso del Primo Ministro, sottolineando come sia stato «coraggioso» e abbia fornito «una descrizione brillante delle necessità dei nostri tempi». Ha poi aggiunto che «il minimo che ci si possa aspettare da un presidente di un gruppo politico del Parlamento europeo è che conosca la differenza tra protezionismo e protezione sociale», osservando come il Presidente Sarkozy «sappia forse qualcosa sul protezionismo, ma non sappia niente della protezione sociale». A suo parere, il fatto che il Primo Ministro Brown abbia deciso di presentare all’Aula l’agenda del G20 dimostra che il Parlamento europeo è ora un vero forum di politica internazionale e multinazionale.  
Il leader socialdemocratico ha poi aggiunto che «non è stata l’ingordigia a essere decisiva, bensì il modo in cui il sistema ha consentito all’ingordigia di espandersi» e, ora, «il radicalismo liberale ha fallito. Occorrono quindi regole mondiali sui mercati finanziaria e sui paradisi fiscali. Nel sottolineare poi l’importanza di garantire la solidarietà tra gli Stati e tra le persone, ha affermato che i nuovi Stati membri devono poter contare sugli altri. Ha anche auspicato che le rinnovate relazioni con gli USA aprano la porta alla solidarietà, ammonendo che «chiunque tenti di contrapporre la politica ambientale a quella economica farà un grave errore», visto il potenziale di creazione di posti di lavoro delle misure volte a mitigare il cambiamento climatico. Infine, rivolgendosi a Gordon Brown, ha affermato: «tanto più la destra lotterà contro questi principi, tanto più saprà che sta sulla buona strada». 
Graham WATSON (ALDE/ADLE, UK) ha affermato che «per il G20 avete delineato una grande agenda che spazia dalla lotta alla povertà nel mondo, al disarmo nucleare, alla pace in Medio Oriente e vi auguro di avere successo». «Le opportunità di lavorare con l’Amministrazione Obama non dovrebbero essere invalidate da una guerra verbale transatlantica. So che condividiamo quella visione, ma l’America mantiene il suo attaccamento a una regolamentazione minima e la realtà di questa recessione mostra che quelli che hanno ostinatamente ignorato la “bad practice” sono quelli che ora soffrono di più. Inoltre, ha rilevato la necessità di «un’economia nuova e sostenibile che sia custodita in un contratto sociale globale. «L’era dei soldi facili è finita», ha concluso.  
Brian CROWLEY (UEN, IE) ha affermato che, nonostante la crisi finanziaria globale, «non possiamo dimenticare i successi degli ultimi quindici anni». A suo parere, infatti, vi è la necessità di costruire un sistema finanziario basato sui «successi del passato e il riconoscimento dei fallimenti, assicurandoci che si possa tracciare un ambizioso programma per il futuro». Il nuovo sistema finanziario dovrebbe innanzitutto garantire «cose migliori per gli individui, non per i mercati». 
Monica FRASSONI (Verdi/ALE, IT), in inglese, si è rallegrata della presenza del Primo Ministro, «tenuto conto della poca considerazione che egli ha attribuito per lungo tempo all’UE e al Parlamento europeo». Si quindi detta fiduciosa che, in seguito, «annuncerà la fine di un paio di opt-out se non addirittura l’entrata del Regno Unito nell’euro». Tuttavia, ha ricordato che il suo governo «era dalla parte sbagliata riguardo a molti dei temi citati – riforme democratiche, questioni sociali, direttiva sull’orario di lavoro e tasse». Continuando in italiano, la leader dei Verdi ha sottolineato che Gordon Brown – con un buon numero di  colleghi e con il Presidente Barroso – «è responsabile del fatto che l’Unione europea non dispone degli strumenti di regolamentazione finanziaria e delle politiche fiscali e di bilancio che oggi sarebbero così preziose per permetterci di affrontare la crisi.» È bene ricordarselo, ha insistito, «perché quando si vuole essere credibili nel proporre soluzioni è buona creanza ammettere che prima si era sbagliato».  
In proposito, ha messo in dubbio la credibilità della «crociata» contro i paradisi fiscali, sostenendo che occorre «smettere di pensare che non è possibile limitare la libera circolazione dei capitali, che non si possono ridirigere in modo virtuoso i milioni di euro sprecati in speculazioni». Ha poi aggiunto che «dobbiamo fermare, non regolare l’azione dei fondi speculativi, e riportare le banche a fare quello per cui sono state inventate in Toscana molti secoli fa: finanziare l’economia reale». A suo parere, non basta quindi rafforzare la sorveglianza dei mercati, ma occorre «ridurre il rendimento di coloro che speculano e ricordarsi che la mafia, oggi, ha a disposizione 120 miliardi di euro nei forzieri dei paradisi fiscali». Inoltre, è necessario «puntare decisamente sulla doppia dichiarazione e sulla doppia trasparenza: chi deposita denaro in un altro paese lo deve dichiarare, mentre le banche che ricevono depositi li devono dichiarare».  
Rimproverando poi al Primo ministro di aver «speso delle parole forti e commoventi» ma di aver formulato «poche proposte concrete», ha sottolineato che nel Regno Unito solo il 7% degli investimenti vanno a investimenti verdi, mentre la Corea del Sud e la Cina e perfino gli Stati Uniti stanno correndo ad una velocità che le nostre belle parole non potranno coprire». Ha poi rilevato che il Consiglio europeo non si è trovato d’accordo su un fondo per il clima per i paesi in via di sviluppo, nonostante sia evidente che «senza un impegno finanziario importante, Copenaghen è destinato all’insuccesso e con Copenaghen anche le nostre ambizioni di governare i cambiamenti climatici». Ha quindi concluso affermando: «Nice speech, mister Brown, but what are you ready to do, really?». 
Condannando «una volta per tutte» il modello al di là del muro di Berlino, Francis WURTZ (GUE/NGL, FR) ha sottolineato che, in tale contesto, «la tentazione era troppo forte di  allentare le briglie a un capitalismo senza limiti», come ha fatto l’UE. I padri di questo nuovo modello e i loro successori, ha aggiunto, «sono stati superati da una creatura diventata indomabile». Ma per uscire da una crisi «così esistenziale» occorre prima rimettersi in causa. In proposito, ha citato la soddisfazione di Barroso dopo il Consiglio europeo e l’affermazione di Silvio Berlusconi secondo cui l’UE “è un corpo sano attaccato da un virus”.  
Le rare autocritiche, ha invece rilevato, sono venute dal mondo economico. Ha però riconosciuto che il Primo Ministro britannico ha fatto un accenno di mea culpa sul proprio atteggiamento durante la crisi asiatica di dieci anni orsono. A suo parere, «il dogma applicato nel corso degli ultimi vent’anni ha fallito in maniera spettacolare». Per tale motivo «coloro che hanno pomposamente annunciato il G20 come un nuovo Bretton Woods dove si rifonderebbe il capitalismo, o anche lo si moralizzerebbe, hanno ingannato i nostri concittadini». Ha quindi concluso avallando lo slogan scelto da un sindacato per una manifestazione a Londra: “mettere prima la gente”. 
Nigel FARAGE (IND/DEM, UK) ha accusato Brown di non aver tenuto fede alla promessa di indire un referendum sul trattato di Lisbona, affermando che così ha «svalutato la democrazia». Ha poi sottolineato che «una chiara maggioranza degli inglesi chiede che si istaurino buone relazioni e il libero commercio con l’Unione europea, ma non desidera far parte di questa unione politica». Ha infine invitato gli europei a decidere del proprio destino, piuttosto che ciò sia fatto «da parlamenti come questo o come Westminster».  
Replica del Primo ministro britannico 
A conclusione del dibattito, il Primo ministro britannico ha sottolineato tre punti. Innanzitutto, «è importante che il mondo faccia fronte comune contro questa crisi» e l’Europa ha già mostrato la via con alcune misure pratiche. In secondo luogo, la cooperazione globale deve riguardare non soltanto gli istituti bancari ma anche la politica fiscale e il commercio: «abbiamo bisogno che il commercio globale sia libero e imparziale». Infine, «per giungere a soluzioni globali su problemi globali ci vogliono solide istituzioni globali».  
Da ultimo, rilevando che il mondo è cambiato da quanto le attuali strutture mondiali furono istituite negli anni ’40, ha sottolineato che la lezione da trarre da questa crisi è che «in un’economia globale, i problemi sono globali e richiedono soluzioni globali e ciò richiede di modellare istituzioni globali». E l’Europa deve prenda la guida nella revisione del sistema.