Bush e Cheney: finalmente frattura?

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        “Sono assolutamente sicuro che meritava il perdono” e “non sono d’accordo con  la decisione del presidente Bush”.


Ecco cosa ha affermato Dick Cheney, l’ex vice presidente degli Stati Uniti, in  un’intervista concessa  alla rivista conservatrice The Weekly Standard.
         Cheney si riferiva ovviamente a Lewis “Scooter” Libby, il suo ex braccio destro, il quale era stato condannato per ostruzione di giustizia nel caso della rivelazione dell’identità segreta di Valerie Plame, agente della Cia. Bush aveva graziato Libby risparmiandogli i trenta mesi di prigione ma non gli diede il perdono finale che gli avrebbe pulito la condotta permettendogli di riprendere la sua attività di avvocato.
         Non si sa esattamente perché Bush non ha dato il perdono a Libby negli ultimi giorni della sua presidenza nonostante le ripetute richieste di Cheney. Come è noto si crede che Bush seguisse tutti i consigli del suo vice presidente. Ma in questo caso specifico sembra che Bush abbia preso una decisione totalmente opposta ai desideri del suo vice.
          Si comincia a speculare che Bush si era finalmente reso conto che Cheney lo aveva manipolato e condotto alla rovina. Ecco cosa pensa la giornalista del New York Times Maureen Dowd. La Dowd ha scritto parecchio nelle pagine del prestigioso giornale attaccando l’ex presidente considerandolo responsabile di “avere rovinato il Paese” consegnando ad Obama il durissimo lavoro di sistemare tutto. Secondo la giornalista, Bush ha finalmente capito che seguendo i consigli di Cheney  la storia lo metterà fra i peggiori presidenti.
         Non perdonando Libby, Bush forse voleva mandare un messaggio al suo vice che qualcuno era responsabile per la situazione del Paese con un’economia a pezzi e due guerre ancora non risolte.
         Se pubblicamente Bush  e Cheney non hanno mai mostrato fratture nei loro rapporti bisogna riconoscere che negli ultimi due anni del suo mandato la politica dell’ex presidente era divenuta più diplomatica. Riflette in ciò una divergenza con la durezza di Cheney che ha sempre mantenuto una politica di falco.
         Ciò non riflette la pubblica figura di Bush nella campagna presidenziale del 2000 durante la quale l’allora ex governatore del Texas si  era presentato agli americani come moderato. Subito dopo l’undici settembre però Bush divenne il falco che tutti conoscono attaccando Saddam Hussein senza buone ragioni. Inoltre l’asprezza nel trattare i nemici combattenti ed il fatto della tortura hanno colorato la presidenza di Bush in modi non consoni all’immagine moderata che aveva coltivato.
         Rifiutando il perdono a Libby, Bush sembra suggerire che Cheney aveva oltrepassato la linea e che per una volta l’ex governatore agiva da vero presidente invece di seguire i consigli del suo vice.
         In un certo senso Bush aveva già mostrato una differenza di opinione sulla questione di Libby sin dall’inizio. Subito dopo il processo nel 2007 Bush aveva affermato che rispettava il giudizio del giurato. Cheney invece lo aveva considerato una “grande ingiustizia”. In ogni probabilità il vice presidente ha letto la condanna del suo ex braccio di ferro come un’estensione che raggiungeva anche lui. Bush invece lo aveva interpretato diversamente e forse sapeva che Libby era veramente colpevole.
         La fedeltà di Libby a Cheney venne riconosciuta dal vice presidente anche se si è speculato sulla possibilità di pentimento e di collaborazione con la giustizia. In quel caso però anche Cheney stesso potrebbe essere stato coinvolto. Dunque la struggente difesa di Libby potrebbe mascherare la colpevolezza personale dell’ex vice presidente stesso. L’ingiustizia vista da Cheney è stata caratterizzata da alcuni leader conservatori come un abbandono di un soldato morto nel campo di battaglia. Ciò è un insulto ai soldati morti perché Libby è stato condannato da un giurato legale e non ha perso la vita.
         Ora che Bush e Cheney non hanno più responsabilità governative i due vanno per strade diverse. Cheney  sembra credere di essere ancora vice presidente e continua con le sue idee di falco attaccando l’operato del presidente Obama. Bush invece ha dichiarato che il nuovo residente della Casa Bianca merita il suo “silenzio”. Un silenzio che non durerà a lungo dato che ambedue Bush e Cheney scriveranno le loro memorie. Forse allora sapremo fino a che punto Bush si sarà reso conto del male che ha recato al Paese.