Fusione fredda alla ribalta

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Un gruppo di ricercatori americani annuncia di aver realizzato in laboratorio reazioni nucleari di bassa energia

Cloruro di palladio, acqua pesante, un elettrodo di oro o nichel e un po’ di corrente elettrica potrebbero essere gli ingredienti per l’energia pulita del futuro: la fusione fredda.

 A vent’anni di distanza dal primo esperimento di reazioni nucleari a bassa energia (oggi il nome tecnico della fusione fredda è LENS – low energy nuclear reactions) il gruppo di ricercatori dello Space and Naval Warfare Systems Center di San Diego (California) coordinati da Pamela Mosier-Boss ha presentato al meeting annuale dell’American Chemical Society i risultati di un esperimento di fusione fredda.

Il 23 marzo del 1989 la presentazione al mondo questa nuova fonte di energia rinnovabile da parte dei chimici americani Martin Fleischmann e Stanley suscitò entusiasmo e clamore, dividendo la comunità scientifica tra entusiasti e scettici poco convinti dell’attendibilità dei risultati. Gli esperimenti che seguirono sembrarono però deludere le aspettative. Dopo qualche tentativo, e molta polemica, i finanziamenti che avrebbero potuto aprire la strada alla ricerca in grande scala sulla fusione fredda furono negati e gli studi su questa fisica nucleare vennero lasciati alla laboriosità di pochi gruppi di ricerca più ostinati.

Copertina del Time. Fusione fredda 1989Oggi, al congresso dell’American Chemical Society, Pamela Mosier-Boss ha annunicato delle evidenze di reazioni di fusione fredda. “Quando avviene una fusione compaiono dei neutroni” ha dichiarato la scienziata al convegno. “Ci hanno sempre richiesto l’evidenza di questi neutroni. Eccoli qui” ha continuato mostrando al congresso le immagini che testimonierebbero la presenza di queste particelle sub-atomiche. Ma i neutroni non sono gli unici testimonial della fusione fredda. Gli scienziati hanno mostrato anche evidenze di elio, calore e raggi gamma associati alle reazioni nucleari di bassa energia.  

Ma molti restano ancora increduli. Tra questi il dipartimento di energia statunitense. L’estate scorsa, nel valutare dei lavori di LENS, il U.S. Department of Energy ha dichiarato che i risultati di questi esperimenti non sono ancora vicini a delle dimostrazioni conclusive ma che la ricerca deve andare avanti.