Italiani all’estero per necessita’, anzi no, per scelta

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Giovani e meno giovani, laureati e non, poliglotti o meno non importa, sempre piu’ italiani decidono di intraprendere un’esperienza all’estero, sia essa di studio o di lavoro.

Dati alla mano, sono in costante crescita le percentuali di uomini e donne che lasciano il Belpaese per approdare in nuove realta’, europee ed internazionali. Obiettivo: cambiare, cercare nuove opportunita’, renderesi indipendenti e crescere. Piu’ che una necessita’, una scelta insomma..

Tra le mete europee: Inghilterra, Spagna e Germania la fanno da padrone e, nonostante la crisi economica, Londra si colloca sempre in vetta alle preferenze tricolore.

I motivi che spingono gli italiani a tentare una nuova avventura all’estero sono i piu’ disparati, in primis l’insoddisfazione per la burocrazia e le difficolta’ di inserimento lavorativo in Italia, unite alla volonta’ di imparare o perfezionare una nuova lingua e agli allettanti guadagni, anche con modesti lavoretti, non comparabili con il mercato del lavoro italiano.

Secondo il “Rapporto Italiani nel mondo” promosso dalla Fondazione Migrantes, la ricerca condotta da Kelly workforce Index nel 2008, svelerebbe una, seppur lieve ma costante, tendenza degli italiani a cercare oltre confine nuove possibilita’ di carriera o studio. 

Ancora ampio il divario tra chi lo dice e chi effettivamente lo fa. Benche’ su 17mila intervistati il 61% dichiari di essere disposto a trasferirsi all’estero per lavorare, infatti, soltanto un quarto abbandona il nido e intraprende una nuova avventura. Di rilievo, al contrario, i dati relativi all’anagrafe degli “emigranti”: su oltre 3.734 italiani residenti all’estero, circa il 37% appartiene alla fascia d’eta’ tra I 18 e I 34 anni. Una bella spallata all’immaginario collettivo che vorrebbe i ragazzi italiani mammoni e “bamboccioni”.

In ambito universitario sono i programmi Erasmus e Leonardo a traghettare I giovani all’estero, proponendo loro scambi culturali con le universita’ o esperienze di internship (il nostro stage) di breve termine.

Sia per i laureati che per i non laureati, la ricerca del lavoro appare piu’ semplice. Magari all’inizio ci si accontenta dei lavoretti piu’ diversi soltanto per rendersi indipendenti dalla famiglia e migliorare la lingua, prima di intraprendere la carriera a cui si ambisce.

In ogni caso resta iI fatto che all’estero si percepisca maggiormente il criterio meritocratico come canale di inserimento nel mondo del lavoro, diversamente dalle famose “conoscenze” e “raccomandazioni” che ancora aiutano in Italia.

C’e’ chi decide di professionalizzarsi con corsi post laurea, chi con dottorati, chi soltanto con scuole di specializzazione o scuole di lingua, l’importante e’ partire e rischiare.

Essere dinamici e flessibili e’ un must, conoscere la lingua o avere gia’ contatti un surplus che aiuta.

Daniela Elia

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