SCHEDA DETTAGLIATA PER LE Elezioni europee del 4-7 giugno 2009

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Tra il 4 e il 7 giugno 2009 i cittadini europei si recheranno alle urne per eleggere i deputati al Parlamento europeo. Questa cartella stampa ha l’obiettivo di aiutare i lettori a inquadrare qual è la posta in gioco.

 Fornisce quindi un background sul Parlamento europeo e sulle precedenti tornate elettorali, illustra i “Punti forti” della legislatura 2004-2009 e i “Prossimi impegni” che i deputati dovranno affrontare nella prossima legislatura. 

Background sul Parlamento europeo – Questa sezione contiene informazioni circa la tornata elettorale, i deputati e i gruppi politici, le leggi elettorali, l’affluenza alle precedenti elezioni, i poteri del Parlamento europeo, alcune statistiche, il multilinguismo e il ruolo delle donne. 

I Punti forti della legislatura – Le schede di questa sezione forniscono una panoramica sull’attività svolta dal Parlamento europeo durante la legislatura 2004-2009. I “punti forti” sono suddivisi per temi quali l’ambiente, i cambiamenti climatici, l’occupazione e gli affari sociali, il mercato interno dei prodotti e dei servizi, i consumatori, i trasporti, la sicurezza e la salute, per non citarne che alcuni. In ogni scheda figura una breve presentazione di una selezione di atti legislativi di particolare rilevanza adottati dal Parlamento europeo nel corso dei cinque anni di questa legislatura e, talvolta, alcune prese di posizione politiche non vincolanti. 

I Prossimi impegni – Questa sezione fornisce l’opportunità di dare uno sguardo alle principali tematiche che i deputati dovranno affrontare nella prossima legislatura. In molti casi si tratta di dossier legislativi iniziati durante questa legislatura e che dovranno essere ultimati dal nuovo Parlamento. I deputati dovranno anche affrontare la questione delle nomine nelle altre istituzioni. 
 

SOMMARIO 

Background sul Parlamento europeo 

  • Introduzione alle elezioni europee ed eurodeputati
  • I gruppi politici
  • Le leggi elettorali
  • Cenni storici e affluenza alle urne nelle precedenti elezioni
  • I poteri del Parlamento europeo
  • Il Parlamento europeo in cifre
  • Un Parlamento riformato dal 2009
  • Il multilinguismo al Parlamento europeo
  • Le donne al Parlamento europeo

 

I “Punti forti” della legislatura 

  • Ambiente e sviluppo sostenibile
  • Cambiamento climatico
  • Trasporti: sicurezza, tutela dei passeggeri e competitività
  • Mercato unico dei prodotti e dei servizi
  • Mercati finanziari
  • Protezione dei consumatori
  • Sanità e salute
  • Occupazione e affari sociali
  • Immigrazione e libera circolazione delle persone
  • Sicurezza, terrorismo e libertà civili
  • Cultura, Istruzione e Sport
  • Fondi europei a sostegno delle priorità politiche
  • Politica estera europea e diritti umani
  • Decisioni istituzionali e allargamento dell’UE
  • Agricoltura
  • Prodotti alimentari

 

I Prossimi impegni 

I principali temi che i deputati dovranno affrontare nel corso della prossima legislatura. 
 

Introduzione alle elezioni europee  

In ognuno dei 27 Stati membri dell’Unione europea, tra il 4 e il 7 giugno 2009 si svolgeranno le elezioni europee. Più di 375 milioni di cittadini europei potranno recarsi alle urne per eleggere i loro rappresentanti al Parlamento europeo che avranno un mandato di cinque anni. Sui 736 eurodeputati che conterà il Parlamento, 72 saranno italiani.  

Il Parlamento europeo rappresenta i cittadini degli Stati membri a livello di Unione europea. Si tratta dell’unica istituzione europea eletta direttamente – dal giugno 1979 – e il solo parlamento multinazionale del mondo eletto a suffragio universale. Dal 1958 al 1979, i deputati europei erano nominati dai rispettivi governi nazionali ed avevano tutti un doppio mandato. 

Le elezioni del Parlamento europeo si svolgono ogni cinque anni. Quella che inizierà a giugno 2009 sarà la settima legislatura e coinciderà con il trentesimo anniversario delle prime elezioni europee a suffragio universale diretto.  

Dal 1958, il Parlamento europeo è cambiato notevolmente a causa dei progressivi ampliamenti dell’UE: il numero di Stati membri è salito da 6 a 27, il numero di deputati è aumentato da 142 a 736 e le lingue ufficiali dell’UE sono cresciute da 6 a 23. Inoltre, la successiva revisione dei trattati ha esteso i poteri del Parlamento europeo: da un ruolo meramente consultivo nel 1958, è diventato un co-legislatore, assieme ai rappresenti dei governi nazionali, per la maggior parte della normativa UE.  

Quando si recheranno alle urne i cittadini europei? 

Le elezioni del 2009 si terranno tra il 4 e il 7 giugno. Le date delle elezioni variano da paese a paese in funzione delle tradizioni locali, ma i risultati di ognuno dei 27 Stati membri saranno resi noti solo alla sera del 7 giugno. 

Nel Regno Unito e nei Paesi Bassi si voterà il 4 giugno, mentre in Irlanda il 5. In Repubblica ceca le urne saranno aperte il 5 e il 6 giugno, mentre a Cipro, in Lettonia, a Malta e in Slovacchia si voterà solo il 6 giugno. In Italia, si potrà votare il 6 giugno pomeriggio e per tutta la domenica 7. In Austria, Belgio, Bulgaria, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Lituania, Lussemburgo, Polonia, Portogallo, Romania, Slovenia, Spagna, Svezia e Ungheria, si terranno le elezioni nella sola giornata di domenica 7 giugno.  
 
 

 

Quanti sono gli eurodeputati? 

Il numero di deputati europei è cresciuto in parallelo ai successivi ampliamenti dell’UE.

Dal 2007, il Parlamento europeo è composto di 785 deputati provenienti dai 27 Stati membri. Tuttavia, il Trattato di Nizza, modificato a seguito dell’adesione di Romania e Bulgaria, sancisce che il numero totale di deputati sarà pari a 736 a partire dalle elezioni del 2009. Di seguito figura la ripartizione dei seggi tra i diversi Stati membri. 
 
 
 

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Se il Trattato di Lisbona entrerà in vigore dopo le elezioni del 2009, il numero totale di eurodeputati salirà temporaneamente a 754, così come deciso dal Consiglio europeo nel dicembre 2008. Infatti, il Trattato assegna 4 seggi supplementari alla Spagna, 2 a Francia, Austria e Svezia, e 1 a Italia, Regno Unito, Polonia, Paesi Bassi, Lettonia, Slovenia e Malta. La Germania, che sarebbe l’unico Stato membro a “perdere” deputati con il nuovo Trattato (-3), sarà invece autorizzata a mantenere i suoi 99 seggi fino alla prossima tornata elettorale del 2014.  
 

Stato membro Situazione attuale Elezioni

4-7/6/2009 
(Trattato di Nizza)

Trattato di Lisbona 
(se entra in vigore 
nel 2010, fino al 2014)
Germania 99 99 99  
(96 dal 2014)
Francia 78 72 74
Regno Unito 78 72 73
Italia 78 72 73
Spagna 54 50 54
Polonia 54 50 51
Romania 35 33 33
Paesi Bassi 27 25 26
Belgio 24 22 22
Grecia 24 22 22
Ungheria 24 22 22
Rep. Ceca 24 22 22
Portogallo 24 22 22
Svezia 19 18 20
Bulgaria 18 17 18
Austria 18 17 19
Danimarca 14 13 13
Slovacchia 14 13 13
Finlandia 14 13 13
Lituania 13 12 12
Irlanda 13 12 12
Lettonia 9 8 9
Slovenia 7 7 8
Estonia 6 6 6
Cipro 6 6 6
Lussemburgo 6 6 6
Malta 5 5 6
Totale 785 736 754 (751 dal 2014)

 

 

 


 
 
 
 
 
 
 
 
 

I gruppi politici 
 

I deputati sono raggruppati in base alle loro affinità politiche anziché alla loro nazionalità. Ogni gruppo politico è ora composto di un minimo di venti deputati provenienti da almeno sei Stati membri (un quinto degli Stati membri). Tuttavia, dopo le elezioni del 2009 la situazione evolverà: il Parlamento ha deciso di innalzare a 25 il numero minimo di deputati e di aumentare a 7 gli Stati membri di provenienza.  

Attualmente vi sono sette gruppi politici al Parlamento europeo. Nessuno di essi detiene la maggioranza assoluta: 

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      Febbraio 2009 

PPE/DE: Gruppo del Partito popolare europeo (democratici cristiani)/Democratici europei

PES: Gruppo socialista al Parlamento europeo

ALDE: Gruppo dell’Alleanza dei democratici e dei liberali per l’Europa

Verdi/ALE: Gruppo Verdi/Alleanza libera europea

UEN: Gruppo Unione per l’Europa delle Nazioni

GUE/NGL: Gruppo confederale della sinitra unitaria europea/Sinistra verde nordica

IND/DEM: Indipendenza/Democrazia

Non iscritti: deputati non appartenenti a nessun gruppo politico 
 
 
 

Distribuzione dei seggi per gruppo politico e Stato membro nella sesta legislatura (2004-2009) 

  PPE/DE PSE ALDE UEN Verdi/ALE GUE/NGL IND/DEM NI Totale
Austria 6 7 1   2     2 18
Belgio 6 7 6   2     3 24
Bulgaria 5 5 5         3 18
Cipro 3   1     2     6
Rep. Ceca 14 2       6 1 1 24
Danimarca 1 5 4 1 1 1 1   14
Estonia 1 3 2           6
Finlandia 4 3 5   1 1     14
Francia 18 31 10   6 3 3 7 78
Germania 49 23 7   13 7     99
Grecia 11 8       4 1   24
Ungheria 13 9 2           24
Irlanda 5 1 1 4   1 1   13
ITALIA 24 17 12 13 2 7   3 78
Lettonia 3   1 4 1       9
Lituania 2 2 7 2         13
Lussemburgo 3 1 1   1       6
Malta 2 3             5
Paesi Bassi 7 7 5   4 2 2   27
Polonia 15 9 6 20     3 1 54
Portogallo 9 12       3     24
Romania 18 10 6   1       35
Spagna 24 24 2   3 1     54
Svezia 6 5 3   1 2 2   19
Slovenia 4 1 2           7
Slovacchia 8 3           3 14
Regno Unito 27 19 11   5 1 8 7 78
Totale 288 217 100 44 43 41 22 30 785

 

Statuto dei membri del Parlamento europeo 

Dopo le elezioni europee del 2009 si applicherà un nuovo statuto dei deputati europei che riguarda l’indennità parlamentare (stipendio), l’assicurazione sanitaria, il regime previdenziale, le altre indennità, ecc. Il nuovo statuto eliminerà le differenze di remunerazione tra i deputati prevedendo un’indennità pari a circa 7.665 euro lordi per ognuno di essi, che sarà pagata dal bilancio UE. Attualmente, infatti, non vi è una regola comune sulle indennità: sono erogate dai bilanci nazionali e, il più delle volte, sono pari agli stipendi dei deputati nazionali (eccetto in Ungheria, Slovacchia e Paesi Bassi). E’ previsto un periodo transitorio durante il quale gli Stati membri possono optare per il regime attuale. Anche i deputati rieletti avranno questa possibilità.  
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Leggi elettorali 

L’elezione del Parlamento europeo si svolge ancora, in larga misura, in base alle leggi e alle tradizioni nazionali. Vi sono regole comuni che prevedono un’elezione a suffragio universale diretto, libera e segreta. I membri al Parlamento europeo, inoltre, devono essere eletti con scrutinio proporzionale. Ma spetta a ogni Stato membro deciderne le modalità.  

Con i sistemi di liste aperte, i votanti possono indicare una preferenza per uno o più candidati. Avviene così in Austria, Belgio, Bulgaria, Danimarca, Finlandia, Irlanda, Italia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Slovacchia, Slovenia e Svezia. Se invece si applica un sistema di lista chiusa, gli elettori possono solo scegliere un partito, come avviene in Estonia, Francia, Grecia, Ungheria, Spagna e Regno Unito.  

In diversi Stati membri si applica una soglia minima per l’attribuzione dei seggi alle liste che, in base alla legge elettorale europea, non può superare il 5% dei suffragi espressi. L’Italia ha introdotto una soglia del 4% a partire dalle prossime elezioni di giugno, come avviene in Austria e Svezia. Uno sbarramento del 5% è applicato in Francia, Germania, Lettonia, Lituania, Repubblica ceca, Romania, Slovacchia e Ungheria. In Grecia la soglia è pari al 3%. 

Ciascuno Stato membro può inoltre stabilire le circoscrizioni per le elezioni al Parlamento europeo o suddividere la propria area elettorale in diversi modi. La maggior parte degli Stati membri ha scelto di considerare l’intero territorio nazionale come un’unica circoscrizione. Belgio, Irlanda, Italia, Francia, Polonia e Regno Unito, invece, hanno optato per più circoscrizioni.  

Il periodo delle elezioni è stabilito a livello UE, la data e l’orario esatti di apertura dei seggi varia secondo la legge elettorale nazionale. In Belgio, a Cipro, in Grecia e Lussemburgo è obbligatorio recarsi alle urne.  

Tra gli Stati membri vi sono differenze riguardo all’età minima per votare e per essere eletti. In molti paesi si può votare e candidarsi a 18 anni, come in Danimarca, Germania, Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo, Slovenia e Svezia. In Austria è possibili votare a 16 anni, ma per candidarsi bisogna averne compiuti 18, mentre in Italia occorre essere maggiorenni per votare ed aver compiuto 25 anni per candidarsi. In alcuni Stati membri, come Francia e Regno Unito, occorre iscriversi nei registri elettorali per recarsi alle urne. In molti altri ciò avviene automaticamente.  

I cittadini europei che vivono in uno Stato membro diverso da quello di origine hanno il diritto di votare e candidarsi alle elezioni europee nel paese di residenza, ma le leggi elettorali nazionali possono prevedere procedure specifiche per esercitare tale facoltà. Ci sono molti esempi nell’attuale Parlamento di deputati eletti in paesi diversi da quelli di origine. I cittadini che vivono all’estero che auspicano partecipare alle elezioni nel loro paese d’origine sono soggetti alla legge elettorale nazionale. Alcuni Stati membri prevedono il voto per posta o attrezzano seggi elettorali nelle ambasciate o nei consolati. Possono votare anche i cittadini del Commonwealth, come i canadesi o gli australiani, i cui nomi figurano sui registri elettorali del Regno Unito.  

La legge elettorale europea stabilisce una serie di incompatibilità tra il mandato di parlamentare europeo e altri incarichi. Così, un eurodeputato non può essere contemporaneamente membro del governo di uno Stato membro o del parlamento nazionale, né commissario europeo, giudice della Corte di giustizia UE o funzionario delle istituzioni comunitarie.  

Alcuni Stati membri prevedono ulteriori incompatibilità: in Italia, non è possibile cumulare il mandato europeo con le cariche di presidente, assessore e consigliere regionale, di presidente di provincia e sindaco di un comune con popolazione superiore a 15.000 abitanti. In Austria, invece, un eurodeputato non può essere direttore di banca, mentre in Ungheria non può essere anche membro della polizia. In Spagna non può essere direttore di una televisione e in Irlanda essere un agente pagato dalla società ferroviaria nazionale.

 


 
 
 
 
 
 

Cenni storici e affluenza alle urne  

La prima elezione diretta del Parlamento europeo è avvenuta esattamente trenta anni fa, nel 1979, e da allora si sono tenute altre cinque elezioni a suffragio universale. In precedenza, dal 1958 al 1979, i deputati erano nominati dai parlamenti nazionali degli Stati membri e, pertanto, avevano tutti un doppio mandato. Nel corso delle ultime elezioni, nel 2004, l’affluenza alle urne complessiva è stata del 45,5%.  

Elezioni 

L’Atto sulle elezioni europee a suffragio universale diretto è stato firmato a Bruxelles il 20 settembre 1976. Dopo la sua ratifica da parte degli Stati membri è stato applicato per la prima volta per le elezioni del 7-10 giugno 1979. Allora furono eletti 410 deputati. Le successive elezioni si tennero nel 1984, 1989, 1994, 1999 e nel 2004. 

Ma delle elezioni furono organizzate nei nuovi Stati membri dopo ogni ampliamento per permettere loro di avere i propri rappresentanti al Parlamento europeo. Così è avvenuto in Grecia nel 1981, in Spagna e Portogallo nel 1987, in Svezia nel 1995, in Austria e Finlandia nel 1996, e in Bulgaria e Romania nel 2007.  

Affluenza alle urne 

Il tasso di partecipazione alle elezioni europee è variato sensibilmente dal 1979 da uno Stato membro all’altro (si vedano tabelle 1 e 2). In molti Stati membri la riduzione dell’affluenza coincide con una tendenza osservata anche per le elezioni nazionali. Nel 2004, vi è stato un aumento della partecipazione in cinque paesi in cui non vige l’obbligo di voto: Italia, Paesi Bassi, Irlanda, Regno Unito e Finlandia. Quell’anno l’affluenza fu particolarmente bassa in molti degli Stati membri che avevano appena aderito all’UE. 

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Evoluzione del tasso di partecipazione negli Stati membri (in %), 1979-2007: 

Stato membro 1979 1981 1984 1987 1989 1994 1995 1996 1999 2004 2007
Germania 65.73   56.76   62.28 60.02     45.19 43  
Francia 60.71   56.72   48.8 52.71     46.76 42.76  
Belgio 91.36   92.09   90.73 90.66     91.05 90.81  
Italia** 85.65   82.47   81.07 73.6     69.76 71.72  
Lussemburgo* 88.91   88.79   87.39 88.55     87.27 91.35  
Paesi Bassi 58.12   50.88   47.48 35.69     30.02 39.26  
Regno Unito 32.35   32.57   36.37 36.43     24 38.52  
Irlanda 63.61   47.56   68.28 43.98     50.21 58.58  
Danimarca 47.82   52.38   46.17 52.92     50.46 47.89  
Grecia*   81.48 80.59   80.03 73.18     70.25 63.22  
Spagna       68.52 54.71 59.14     63.05 45.14  
Portogallo       72.42 51.1 35.54     39.93 38.6  
Svezia             41.63   38.84 37.85  
Austria               67.73 49.4 42.43  
Finlandia               57.6 30.14 39.43  
Rep. Ceca                   28.3  
Estonia                   26.83  
Cipro*                   72.5  
Lettonia                   41.34  
Lituania                   48.38  
Ungheria                   38.5  
Malta                   82.39  
Polonia                   20.87  
Slovenia                   28.35  
Slovacchia                   16.97  
Romania                     29.47
Bulgaria                     29.22
Totale UE 61.99 58.98 58.41 56.67 49.51 45.47

 

* In Belgio, Lussemburgo, Grecia e Cipro il voto è obbligatorio.

** In Italia il voto era obbligatorio fino al 1992. 

 


 
 
 
 
 
 
 

I poteri del Parlamento europeo 

Per un’ampia gamma di settori, il Parlamento europeo ha poteri legislativi pari a quelli del Consiglio dei ministri dei governi dei 27 Stati membri. Sebbene in campi come quello agricolo o in politica estera è solo consultato o informato, i suoi dibattiti e le sue risoluzioni dettano spesso l’agenda europea e possono influenzare le decisioni del Consiglio. Il Parlamento ha inoltre ampi poteri di bilancio ed esercita il controllo democratico sulle altre istituzioni dell’UE. 

Poteri legislativi 

Codecisione

Il Parlamento europeo condivide con il Consiglio, su un piede di parità, il potere decisionale su oltre due terzi delle proposte legislative dell’UE. In settori come l’ambiente, i trasporti, la protezione dei consumatori, l’immigrazione illegale e nei campi legati al mercato interno, il Parlamento europeo ha il potere di accettare, emendare o respingere le proposte di direttiva o regolamenti avanzati dalla Commissione europea. Nel corso dell’attuale legislatura, il Parlamento ha respinto due proposte di direttiva: una volta a liberalizzare i servizi portuali e l’altra relativa ai brevetti sui software informatici. Su importanti legislazioni come la direttiva servizi e le norme REACH sui prodotti chimici, invece, gli emendamenti del Parlamento europeo hanno modificato sensibilmente il testo finale della normativa. 

Consultazione

Su alcune questioni, come la politica fiscale, industriale e agricola, o sui nuovi membri della zona euro, il Parlamento può solo dare un parere (la procedura di consultazione). Tuttavia, anche in questi casi, gli emendamenti del Parlamento influenzano spesso il risultato finale delle discussioni al Consiglio, come è successo ad esempio per la modulazione volontaria da parte degli agricoltori.    

Parere conforme

Alcuni accordi necessitano del via libera del Parlamento europeo, il quale, pur non potendo emendare il testo, ha la facoltà di respingerlo nella sua totalità. Si tratta della cosiddetta procedura del parere conforme, che si applica all’adesione di nuovi Stati membri e alla conclusione di accordi di associazione con paesi non appartenenti all’UE. Pertanto, l’ampliamento dell’Unione europea è possibile solo con l’accordo del Parlamento europeo. 

Influenza politica 

Aldilà dell’attività legislativa, il Parlamento fa sentire la sua voce nelle decisioni europee. Ad esempio, nonostante spetti agli Stati membri prendere le decisioni finali sulla politica estera, di scurezza e di difesa, la Commissione e il Consiglio debbono prima informare il Parlamento europeo, e i deputati incitano ad agire prendendo parte a dibattiti pubblici. Inoltre, nelle loro relazioni, raccomandazioni e interrogazioni indirizzate ai vari attori dell’UE, esercitano la loro influenza, ad esempio sollecitando la Commissione e il Consiglio a prendere misure a favore dei diritti umani.  

Il Parlamento adotta anche relazioni dette “d’iniziativa” che possono chiedere alla Commissione di presentare una proposta legislativa in un determinato campo, o indicare, prima di disporre di una proposta concreta, come la normativa dovrebbe essere concepita.  

Poteri di bilancio 

Il Parlamento europeo, assieme al Consiglio, è responsabile per la definizione del bilancio annuale dell’Unione europea. Ha l’ultima parola su più della metà del bilancio e decide sulle spese in campi come i fondi sociali e regionali, l’energia, la ricerca, i trasporti, gli aiuti allo sviluppo, l’ambiente, l’istruzione e la cultura. Nel caso delle spese agricole, è invece il Consiglio ad avere l’ultima parola. 

L’Unione europea definisce inoltre un bilancio a più lungo termine, che indica i livelli massimi di spesa per un periodo di sette anni. Nessun accordo su queste cosiddette prospettive finanziarie può essere raggiunto senza il Parlamento europeo.  

Controllo democratico e poteri di supervisione 

Poteri di nomina

Il Parlamento europeo svolge un ruolo chiave nell’investitura della Commissione europea. Spetta infatti ad esso approvare la nomina del Presidente della Commissione, mentre gli altri 26 commissari designati dagli Stati membri devono sottoporsi a delle audizioni dinnanzi i deputati prima che il Parlamento voti sulla Commissione nel suo insieme. Audizioni sono anche organizzate per la nomina del Presidente e dei membri del comitato esecutivo della Banca centrale europea e dei giudici delle Corte dei conti.  

Responsabilità democratica nella politica monetaria

Il Presidente della Banca centrale europea presenta la sua relazione annuale alla sessione plenaria del Parlamento europeo e riferisce alla commissione parlamentare competente ogni tre mesi.  

Controllo finanziario

Il Parlamento ha la responsabilità di controllare la spesa dell’Unione e di decidere se concedere il cosiddetto discarico di bilancio a tutte le istituzioni dell’UE, una sorta di approvazione sull’utilizzo del denaro comunitario.  

Commissioni d’inchiesta e commissioni temporanee

Il Parlamento ha la facoltà di istituire una commissione temporanea sia per indagare su presunti casi di contravvenzione o di cattiva amministrazione delle norme comunitarie (commissione d’inchiesta) sia per trattare di un argomento specifico di particolare rilevanza. 

Le interrogazioni parlamentari, scritte o orali, rappresentano un’altra forma di supervisione e controllo sulle altre istituzioni dell’UE. Le interrogazione possono essere dibattute in plenaria con i rappresentanti della Commissione e del Consiglio, i quali sono tenuti a rispondere. 

Petizioni 

Ogni cittadini europeo ha il diritto di presentare una petizione al Parlamento europeo su argomenti che rientrino nel campo d’attività dell’Unione europea. 

Futuri sviluppi 

Con il trattato di Lisbona, il Parlamento europeo vedrebbe aumentare i propri poteri. La codecisione sarebbe estesa a settori come l’agricoltura, la pesca, l’immigrazione legale, lo spazio e lo sport. I suoi poteri di bilancio andrebbero a coprire tutta la spesa dell’UE, inclusa quella agricola. Il Parlamento, infine, avrebbe maggiori poteri per la nomina del Presidente della Commissione.  
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Il Parlamento europeo in cifre 

Il Parlamento europeo è la più grande assemblea parlamentare democratica nel mondo. Di seguito si possono trovare alcune statistiche che ne illustrano l’attività nella legislatura che va da luglio 2004 a maggio 2009: dal numero di atti adottati al personale dislocato nelle tre sedi di lavoro. 

Flusso di lavoro del Parlamento europeo 

Con la procedura di codecisione, il Parlamento europeo adotta atti legislativi insieme al Consiglio UE (che rappresenta i governi degli Stati membri) su un piano di parità istituzionale. Nella presente legislatura, il Parlamento ha esaminato 637 documenti in codecisione, dei quali 494 in prima lettura, 140 in seconda lettura e 23 a seguito della procedura di conciliazione. Fino al mese di maggio 2009, sono stati firmati 404 atti di codecisione, diventati poi leggi. 

Con la procedura del parere conforme Il Parlamento europeo può accettare o respingere una proposta ma non può modificarla. Si applica principalmente agli accordi internazionali e all’adesione di nuovi Stati membri. Nella legislatura in corso sono state votate con questa procedura 63 relazioni. 

Con la procedura di consultazione, il Parlamento europeo vota ed esprime il suo parere, ma la decisione finale spetta al Consiglio UE (ministri). Al momento si applica, tra le altre, a decisioni che riguardano agricoltura, tasse e giustizia. In questa legislatura si sono svolte 633 votazioni in consultazione. 

Il Parlamento europeo ricopre un ruolo anche per definire il bilancio UE e le relative spese e per l’approvazione del cosiddetto “discarico”. Nella legislatura in corso ha approvato 216 decisioni. 

Oltre alle decisioni legislative e di bilancio, il Parlamento europeo ha adottato 660 relazioni d’iniziativa e 539 risoluzioni, nelle quali ha espresso posizioni non vincolanti su temi ritenuti di rilevante importanza. Sono state inoltre adottate 37 dichiarazioni scritte che, firmate da oltre la metà dei deputati europei, sono diventate posizioni ufficiali del Parlamento. 

Il numero totale di testi votati nel corso delle sessioni plenarie del Parlamento è di 2.924, di cui 1.355 documenti legislativi. Nel corso delle sessioni plenarie le commissioni parlamentari, i gruppi politici o gruppi di europarlamentari hanno presentato 48.747 emendamenti. 30.067 emendamenti sono stati approvati, dei quali 15.189 riguardavano relazioni in codecisione. 

Il Parlamento europeo ha tenuto 49 sedute solenni, nel corso delle quali hanno parlato ospiti importanti. L’allocuzione più breve di questa legislatura è stata fatta dalla Regina Beatrice d’Olanda il 26 ottobre 2004 (19 minuti), mentre quella più lunga dalla politica colombiana Ingrid Betancourt l’8 ottobre 2008 (50 minuti). 
 
 

Gli eurodeputati 

In questo momento i membri del Parlamento europeo sono 785. Dopo le elezioni, i membri saranno 736, come previsto dal trattato di Nizza. In base al trattato di Lisbona i deputati potrebbero salire a 751, ma se entrerà in vigore nel corso della prossima legislatura, il numero dei deputati salirebbe temporaneamente a 754. 

All’interno del Parlamento europeo sono rappresentati 240 partiti politici, raggruppati in 7 gruppi politici in base alla loro appartenenza politica. Vi sono anche membri “non iscritti”. 

Sono donne il 31,46% degli attuali eurodeputati, una percentuale più alta rispetto a molti parlamenti nazionali. Nel 1979, quando il Parlamento europeo è stato eletto per la prima volta a suffragio universale, le donne rappresentavano solo il 16,5%, ma il primo Presidente è stata una donna: Simone Veil. Anche tra il 1999 e il 2002, il Parlamento è stato guidato da una donna: Nicole Fontaine. 

Attualmente l’eurodeputato più anziano è l’italiano Giovanni Berlinguer, nato il 9 luglio 1924; il quale era presente alla firma del trattato di Roma nel 1957. Quello più giovane è invece il bulgaro Dimitar Stoyanov, nato il 17 maggio 1983. 

Il personale del Parlamento europeo 

A maggio 2009 il numero di funzionari e staff temporaneo (compresi quelli dei gruppi politici) in forza al Parlamento europeo nelle varie sedi ammontava a 6.166 unità, di cui 3.270 a Bruxelles, 80 a Strasburgo, 2.568 a Lussemburgo e 248 in altre sedi. Il 60% del personale è costituito da donne. I funzionari europei hanno un”età media di 47 anni. La media del personale dei “vecchi” Stati membri è di 50 anni, mentre quella dei nuovi Stati membri è di soli 34 anni. Bisogna poi aggiungere i 1.510 assistenti degli europarlamentari accreditati al Parlamento europeo (dati del maggio 2009). 

La Direzione generale più grande è la DG Traduzione, che costituisce il 21,5% dei posti del Segretariato generale del Parlamento europeo. Se a questi si sommano gli interpreti ed i giuristi linguisti, un terzo di tutto il personale del Parlamento europeo è occupato in mansioni linguistiche. 

I locali del Parlamento sono poi frequentati da fornitori di servizi privati (per la manutenzione, le tecnologie dell’informazione, la pulizia e la ristorazione), giornalisti (circa 1.100 accreditati), i visitatori e i lobbisti (4.322 persone registrate, rappresentanti 1.699 organizzazioni). A volte, il numero delle persone nei tre luoghi di lavoro può superare le 10.000 persone. 

Il bilancio del Parlamento europeo 

Il bilancio del Parlamento per il 2009 ammonta a circa 1,53 miliardi di euro (poco più di 3 euro per residente UE). Di questi, 294 milioni sono destinati a immobili, arredo, attrezzature e spese affini, 503 milioni coprono le spese per il personale permanente e temporaneo, 190 milioni le spese degli eurodeputati, 185 milioni quelle per i loro assistenti e 101 milioni per altro personale e servizi esterni. 

Gli edifici del Parlamento europeo 

Come deciso dagli Stati membri (Consiglio europeo), il Parlamento ha tre sedi di lavoro: Strasburgo (sede ufficiale), Bruxelles e Lussemburgo: 

  Totale Bruxelles Strasburgo Lussemburgo
Numero di edifici 24 14 4 6
Superficie in m2 1.069.569 532.104 338.659 198.806
Sale riunioni (inclusa l’Aula) 156 97 51 8

 


 
 
 
 
 
 
 

Un Parlamento riformato dal 2009 

In vista delle elezioni del giugno 2009 si stanno predisponendo alcune riforme relative alle elezioni e ai metodi di lavoro del Parlamento europeo e alle retribuzioni dei deputati, per renderne più facile la comprensione da parte dei cittadini. I partiti politici europei riceveranno nuovi finanziamenti comunitari per le campagne elettorali, mentre norme comuni porranno fine alle ampie disparità di retribuzione tra gli eurodeputati dei diversi Stati. I lobbisti dovranno sottostare a nuove norme, tra cui un’informativa finanziaria e l’inserimento in un registro pubblico obbligatorio.

Elezioni europee più “europee”

Nel novembre 2007, il Parlamento ha sostenuto una proposta della Commissione volta a consentire ai partiti politici europei di finanziare le attività di campagna elettorale per le elezioni del giugno 2009 in modo da conferire alle elezioni del Parlamento europeo un carattere più marcatamente “europeo”. La nuova legislazione migliora la stabilità finanziaria dei partiti europei, consentendo loro di risparmiare i fondi disponibili per un anno e di utilizzarli in quello successivo, facilitando quindi la programmazione a lungo termine delle attività. Consente inoltre la creazione di fondazioni politiche europee che integrino gli obiettivi dei partiti politici a livello europeo, ad esempio contribuendo ai dibattiti politici pubblici, sostenendo seminari, attività formative e conferenze, e mettendo a disposizione appositi fora in cui fondazioni e accademici possano lavorare assieme.

I partiti politici europei ricevono tramite il Parlamento europeo finanziamenti pubblici comunitari totali per circa 10 milioni di euro l’anno. Il bilancio dell’UE per il 2008 prevede inoltre un totale di 5 milioni di euro per le nuove fondazioni politiche. Al momento (2008) sono dieci i partiti politici europei che ricevono finanziamenti dal Parlamento:

– Partito popolare europeo (PPE)

– Partito socialista europeo (PSE)

– Partito europeo dei liberali, democratici e riformatori (ELDR)

– Federazione dei Partiti Verdi europei (EFGP)

– Partito della Sinistra europea (GE)

– Partito democratico europeo (PDE)

– Alleanza per l’Europa delle nazioni (AEN)

– Alleanza dei democratici indipendenti in Europa (ADIE)

– Alleanza libera europea (ALE)

– EU Democratici (EUD) 

Questi partiti politici europei non corrispondono ai sette gruppi politici presenti in Parlamento: i gruppi politici comprendono nella maggior parte dei casi deputati appartenenti a più di un partito europeo, a seconda della formazione politica a cui gli stessi sono iscritti a livello nazionale. Tuttavia, dato che i partiti nazionali fanno capo ai partiti politici europei con i quali condividono determinati ideali e che gli eurodeputati aderiscono a un gruppo politico sulla base dello stesso principio, è naturale che vi siano notevoli sovrapposizioni tra l’appartenenza ai gruppi e ai partiti europei.

Nessun finanziamento dei partiti nazionali

Per migliorare il dibattito politico a livello dell’UE in vista delle elezioni del Parlamento europeo del 2009, il Parlamento ha accolto con favore una proposta della Commissione per consentire ai partiti politici di utilizzare i propri fondi per finanziarie attività di campagna elettorale. Il Parlamento sostiene il principio generale secondo il quale in nessun caso tali fondi potranno costituire finanziamento diretto o indiretto di altri partiti, in particolare dei partiti e dei candidati nazionali.

I fondi assegnati ai dieci partiti dell’UE che possiedono i requisiti per ricevere i finanziamenti nel 2009 sono riportati nella sezione del Parlamento del bilancio UE 2009 (articolo 402, capitolo 40, titolo IV, sezione I – Parlamento). Si tratta di fondi controllati e gestiti dal Parlamento.

Fondazioni

Il nuovo regolamento sullo statuto e il finanziamento dei partiti politici europei ha introdotto una nuova base giuridica per la costituzione di fondazioni politiche europee. Esso prevede che per avere accesso ai finanziamenti, le fondazioni devono essere formalmente associate a un partito europeo esistente. Una fondazione, infatti, può ricevere finanziamenti solo facendone richiesta tramite il partito politico cui fa capo. Il finanziamento è destinato solo ai partiti politici europei, e non ai gruppi politici in seno al Parlamento.

Riforma dei metodi di lavoro del Parlamento

Al fine di migliorare l’efficienza e la trasparenza dei lavori parlamentari attualmente sono già in atto talune modifiche alle procedure seguite in plenaria, nelle riunioni delle commissioni e nell’ambito delle delegazioni estere. Nell’ottobre 2007 la Conferenza dei presidenti dei gruppi politici in Parlamento ha adottato all’unanimità le raccomandazioni avanzate da un gruppo di lavoro per la riforma parlamentare al fine di rendere i lavori del Parlamento più efficienti e più interessanti per un pubblico più vasto.  

Il primo pacchetto di misure riguardava cinque aree: la fissazione dell’ordine del giorno e l’organizzazione delle attività in plenaria; la definizione delle priorità e l’impostazione delle discussioni annuali; l’organizzazione delle discussioni e delle votazioni nonché il trattamento da riservare agli emendamenti; lo svolgimento di più riunioni in parallelo e la ripartizione dei posti in Aula.

L’ordine del giorno della plenaria è ora diviso in sezioni ben distinte: le iniziative legislative più importanti sono tutte trattate il martedì; la discussione prioritaria della settimana si tiene il mercoledì mattina, mentre il mercoledì pomeriggio è dedicato ai temi politici di particolare interesse. 

I relatori del Parlamento avranno più tempo di parola e il diritto alla replica conclusiva nell’ambito delle discussioni legislative in Aula. Per consentire ai deputati non presenti nell’elenco degli oratori di partecipare, ciascuna discussione comprenderà una sessione “catch-the-eye” di cinque minuti, durante i quali è possibile chiedere al Presidente di prendere la parola.

Questi cambiamenti sono in vigore già dall’inizio del 2008.