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Il fantastico viaggio dello struzzo italiano nelle foreste di Mediaset, R.A.I. ed internet.

Chi è causa del suo mal pianga se stesso” recita un proverbio, e, si sa, nei proverbi è spesso racchiusa la saggezza di un intero popolo, sintagmi tramandati di generazione in generazione, emblemi di una cultura in costante crepuscolo, offerenti sunto e soluzione di sempreverdi problemi; l’altra faccia della medaglia, l’insidia, è di scivolare in un grottesco qualunquismo borgataro anonimo che tende a fare di tutt’erba un fascio, giungendo a nessuna conclusione.

Del presidente del consiglio, Silvio Berlusconi, si è parlato spesso in questi ultimi tempi, in questi ultimi decenni, e spesso l’opinione pubblica si è trovata divisa nel giudicare quanto un uomo possa essere imprenditore ed allo stesso tempo buon governatore.

Non voglio giudicare in questa sede l’operato di Berlusconi, ho le mie idee a riguardo, ma non ritengo questo il luogo opportuno.

Voglio invece parlare di un’idea diffusa degli italiani, e spezzare una lancia a “favore” di Berlusconi (solo per puntarla contro i suoi elettori ed i suoi insipidi antagonisti tuttavia).

Che feudi, vassalli dell’attuale presidente del consiglio, siano le tre reti mediaset,  valvassori le sue varie reti private, valvassini i suoi quotidiani e le sue riviste, e che inoltre Berlusconi eserciti una notevole influenza anche sulle reti pubbliche (la R.A.I.), è un dato di fatto: di qui l’opinione comune che la mente dell’italiano medio sia monopolizzata dall’ubiquità della figura del “boss” Berlusconi, che l’italiano medio sia indotto a fare ragionamenti come il premier poiché ha modo esclusivamente di ascoltare la voce di questo “Big Brother” di orwelliana memoria.

Non è vero. O  meglio, non è del tutto vero: questo ragionamento da “pecora dolly” se poteva essere credibile dieci anni addietro, fino agli anni novanta, oggi risulta anacronistico.

Certo, personalmente non condivido la possibilità che il presidente del consiglio sia un imprenditore miliardario e che possa avere nella sua scuderia oltre tre reti televisive e varie testate giornalistiche, ma la verità è che spesso Berlusconi viene usato, in questo discorso, come capro espiatorio per giustificare l’ignoranza volontaria del popolo italiano e la sua vocazione eterna a mettere la testa sotto la sabbia.

Dal 2000 è partita in Italia una rivoluzione culturale, la quale, come tutti i grandi avvenimenti sociali, è passata spesso in sordina: il suo nome è internet e in quegli anni iniziava ad entrare realmente nelle case di tutti, come la televisione negli anni sessanta.

Nel 2009 pagando una cifra irrisoria mensile a vari gestori, si può avere accesso al world wide web, internet, una rete mediatica dinanzi alla quale i canali berlusconiani non possono fare altro che impallidire, e della quale gli italiani  hanno approfittato in maniera più che giusta, scaricando, caricando, guardando video su youtube, etc etc….

Purtroppo la massa ha colto principalmente l’aspetto ludico e truffaldino di questa grande finestra sul mondo, non l’aspetto realmente utile: internet vuol dire indipendenza di pensiero, indipendenza culturale, accesso a lifestyle, a modi di concepire la realtà differenti, che possono accrescere certamente la cultura, il pensiero, il point of view di chi si interessa, e non solo guardare le puntate di “Mai dire Grande Fratello” su youtube .

Dal confronto con ciò che a noi manca possiamo evincere cosa mutare nel nostro sistema, e se negli anni passati questo confronto era relativamente difficile farlo senza uscire dal belpaese, oggi basta accendere un computer.

Ma quanti almeno una volta a settimana sono soliti collegarsi a qualche quotidiano straniero come il Time, o Le Monde, o a qualche quotidiano indipendente italiano on-line per ampliare il loro modo di vedere, per avere un’informazione scevra da “donrodrighesche” influenze, o anche semplicemente per notare come un avvenimento venga vissuto oltre le Alpi?

E quanti, di contro, lamentano che non vi sia libertà d’opinione in Italia?

La libertà d’opinione è un diritto, nessun dubbio su questo, ma è anche una conquista di ogni persona, un qualcosa che deve essere preteso ed ottenuto con ogni mezzo.

Insomma: credo che i giornali siano parziali? Bene, allora è mio dovere leggere qualche quotidiano indipendente, qualche rivista estera, informarmi tramite canali alternativi, non restare passivo, a far incarcerare il mio pensiero prima ancora che abbia commesso alcun reato.

Dunque, è certo che le reti televisive e i quotidiani di Berlusconi esercitano una certa influenza sull’opinione degli italiani; ma è anche assurda e pecoreccia la convinzione che questi canali siano gli unici che l’italiano nel 2009 possiede.

Ne ha molti altri, infiniti se parla anche più di una lingua, ma, purtroppo, cercare fonti, leggere per avere una propria opinione richiede fatica, pesa…meglio allora fare lo struzzo, nascondere la testa sotto la terra, appoggiarsi ad un’opinione prefabbricata, costruita ad hoc per poi, in caso di errore, gridare al “lavaggio del cervello” e buttarsi subito dalla parte opposta dello schieramento politico, sociale culturale.

Ma alla fine: “chi è causa del suo mal pianga se stesso”. 
 

Silvano Leone.