DAGLI UDA Cheney: alla ricerca di un editore

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“Non vedo Dick Cheney qui perché credo sia impegnato a scrivere il suo libro di memorie”. Si intitola “Come sparare agli amici e interrogare la gente”. Chi parla è il presidente Barack Obama durante il corso della tradizionale cena umoristica alla Casa Bianca con i corrispondenti della stampa.
    La battuta si riferiva alla personalità dura di Cheney per il fatto della tortura dei prigionieri. La parte sull’incidente di caccia in cui Cheney freddò un suo amico potrebbe però sembrare un po’ crudele. Considerando il tipo di serata ricchissima di umore si può perdonare Obama.
    Cheney però sta preparandosi per scrivere le sue memorie come aveva suggerito Obama. Ma a differenza di parecchi altri funzionari dell’amministrazione Bush, l’ex vicepresidente non è ancora riuscito a trovare un editore. Sembra che Cheney voglia due milioni di dollari di anticipo e nessuno finora ha voluto accontentarlo.
    La visibilità di Cheney nelle ultime settimane in molti talk show e le interviste concesse alla stampa suggeriscono però che il vicepresidente stia già cercando di vendere il suo libro prima che sia pubblicato.
    Una buonissima maniera per mantenersi nella cresta dell’onda è di attaccare l’operato di Obama che l’ex vicepresidente ha accusato di mettere in pericolo il paese con la sua politica estera. Cheney, infatti, ha aspramente criticato il piano di Obama di chiudere la prigione a Guantánamo. L’ex vicepresidente ha inoltre cercato di giustificare i metodi duri di interrogazioni affermando che erano necessari per mantenere la sicurezza del Paese. Secondo lui, subito dopo l’undici settembre, era necessaria una politica estera di ferro per proteggere gli americani.
Obama da parte sua ha chiarito che chiudere Guantánamo è giusto spiegando che l’uso della tortura è stato controproducente perché ha servito di pubblicità ai nostri avversari ed ha ingrandito il numero di volontari di Al-Quaeda. Il maltrattamento dei prigionieri ha inoltre danneggiato l’immagine americana nel mondo e ha ridotto il numero di amici necessari che una vera lotta contro i terroristi richiede.
    Per Cheney chiudere Guantánamo e portare i “terroristi” nel territorio statunitense rappresenta un pericolo per gli americani.
Obama ribatte che quegli individui colpevoli di terrorismo saranno imprigionati in celle di massima sicurezza dalle quali nessuno è mai riuscito a scappare.
    Cheney continua ad affermare però che la politica dura di George Bush ha prodotto risultati positivi dato che dopo gli attacchi alle Torri Gemelli non vi sono stati assalti terroristici nel territorio americano.
    L’ex vicepresidente in pochissimo tempo è divenuto la voce principale del partito repubblicano dato che gli altri ex membri principali dell’amministrazione Bush sono occupati a scrivere le loro memorie. Cheney ha però affermato che la vera voce dei repubblicani in questi giorni è Rush Limbaugh, il notissimo conduttore di programmi radiofonici. L’ex vicepresidente ha anche attaccato Colin Powell mettendo in dubbio le qualità repubblicane dell’ex segretario di Stato di Bush.
    Cheney senza dubbio troverà un editore dato che le sue idee di estrema destra sono popolari con una minoranza di americani. Il problema sarà di capire quante memorie di ex funzionari dell’amministrazione Bush troveranno lettori. Spesso questi libri di memorie suscitano poco interesse perché la gente sa già cosa includeranno questi tomi per i quali a volte gli editori spendono un sacco di soldi.
    Cheney non sa ancora se il suo libro dovrebbe includere i suoi quaranta anni di servizio al governo oppure concentrarsi sugli anni della sua vicepresidenza. Se sceglie la seconda via ovviamente metterà l’enfasi sul terrorismo. L’ex vicepresidente crede che per vincere questa guerra sia necessaria l’uniformità di opinione pubblica americana. Per Cheney, quando il governo americano litiga sui metodi delle interrogazioni, i terroristi “si rendono conto della nostra debolezza”.
    Forse ha ragione. Potrebbe in tal caso smetterla di criticare la politica del governo di Obama. Seguirebbe così la tattica di George Bush, il suo ex capo, il quale capisce che c’è solo un presidente in carica, e quindi offre il suo silenzio. Cheney dovrebbe fare la stessa cosa.