Il Ramo Secco Delle Istituzioni

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Ancora una volta, non è colpa di nessuno. Il disastro ferroviario di Viareggio ha sinora portato con sé ventidue incolpevoli vittime, e venti feriti restano gravissimi, come riferito dal direttore del 118 di Versilia, Andrea Nicolini. Prognosi riservata per gli sventurati e per un sistema al collasso, da troppi anni allo sbando. Uso, abuso e disuso, col beneplacito della UE, a cui è stata attribuita la fetta più spessa di responsabilità. Ma tre incidenti-fotocopia in breve tempo, peraltro nella stessa regione, non possono soltanto risentire di una legge che rinvia al 2012 l’avvio del sistema di manutenzione ferroviaria legato alle autorità di sicurezza nazionali. La vera debolezza è l’incuria ordinaria, la superficialità ridicola e assassina della nostra gestione, perché è inammissibile che a Vaiano si sfiori il disastro ecologico per il cedimento strutturale della balestra di un vagone-cisterna colmo d’acido fluoridrico, che tra Pisa e San Rossore un altro asse ceda di schianto, e che si arrivi senza colpo ferire al cataclisma di fuoco viareggino. Le carrette su rotaia sono una macchia gravissima, nota da tempo sia alle autorità che alla popolazione, ma se quest’ultima è impotente dinanzi allo sfacelo, alle prime spetta assumersi precise responsabilità. Il presidente della Commissione Territorio e Ambiente del Consiglio Regionale sulla tragedia, Erasmo D’Angelis, ha convocato per un’audizione urgente l’amministratore delegato delle ferrovie Moretti, la Protezione Civile, i sindacati, l’ARPAT, i responsabili dell’Agenzia Nazionale per la sicurezza ferroviaria e quelli delle ditte di trasporto su rotaia: bisogna chiarire, provvedere alla svelta. E curare, dopo aver peccato di negligenza. La prevenzione è un morbo da cui, gli addetti ai lavori made in Italy, si tengono storicamente lontani. Non vedremo gli alti quadri battersi il petto, né punizioni esemplari a chi non c’era e se c’era dormiva; le telecamere insisteranno sul dolore di chi ha perso un congiunto, un parente, un amico o un amore, e la vicenda verrà trapiantata nei faldoni delle procure. Resterà un tavolo di discussione attorno alla piaga dei carri-bomba a spasso per i centri urbani, quasi sempre in condizioni indecenti, senza il minimo controllo sugli standard obbligatori per le merci e per i passeggeri. Manutenzione e sicurezza non sono optional, e non è ammissibile che gli operatori privati realizzino entrambi i compiti in vece di qualcuno pagato apposta. Parla da sé lo stato in cui versa il materiale rotabile su cui ogni giorno viaggiano decine di migliaia di pendolari.  Perché una struttura d’acciaio non può spezzarsi come un ramo seccato dall’inverno.