Il ragazzino italiano che incanta l’Open

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Matteo Manassero, 16 anni: stretta di mano con da Tom Watson (Afp)

AL BRITISH OPEN

Il ragazzino italiano che incanta l’Open

Matteo Manassero, 16 anni: 13esimo nel torneo di golf più antico. Premio «amateur» e i complimenti dei big

I quotidiani inglesi, il Times in particolare, gli hanno dedicato spazio e complimenti sinceri. Perché un 16enne dilettante che arriva a giocare un Open Championship, il torneo di golf più antico del mondo, con la naturalezza e con i risultati di Matteo Manassero suscita una genuina ammirazione da parte di esperti e appassionati. E’ comunque nella storia, perché è il più giovane golfista a disputare un Open in era moderna. E da debuttante assoluto è arrivato 13 esimo in un torneo che, per di più, si disputa sui temuti «links» scozzesi (quest’anno quello di Turnberry), percorsi vicini al mare (e perciò condizionati dal vento), con «rough» (la parte di erba non tagliata fuori dal fairway) a dir poco selvaggi e, infine,«bunker» di sabbia profondi, trappole dalle quali è difficile uscire senza danni. Campi del genere mietono molte vittime illustri. Quest’anno, per capirci, persino Tiger Woods è stato tra gli «eliminati» dal percorso di Turnberry: non ce l’ha fatta a superare il taglio di metà gara.

Matteo Manassero, 16 anni: stretta di mano con da Tom Watson (Afp)

 

«SILVER MEDAL» – Il ragazzino bresciano invece, non soltanto ce l’ha fatta ma nemmeno s’è accontentato. E alla fine dei quattro giorni di gara si è piazzato 13esimo, insieme all’altro italiano, Francesco Molinari. In qualche modo ne ha oscurato l’impresa, visto che era dai tempi di Costantino Rocca che un italiano non otteneva un piazzamento del genere all’Open. Ma d’altra parte Molinari, pur ancora giovane, è già professionista e da tre anni gioca sul circuito europeo della Pga. Manassero, invece, è uno studente che grazie al titolo europeo di migliore «amateur» del continente, vinto un mese fa, ha conquistato il diritto di disputare l’Open. Lo ha fatto mostrando colpi, regolarità e anche sufficiente freddezza. I giornali inglese si sono meravigliati nel vederlo giocare senza ansia e apprensione accanto a una leggenda del golf come Tom Watson, 59 anni, uno che ha vinto il suo quinto Open 10 anni prima che Manassero nascesse. E’ stato un duello, quelle delle prime due giornate, che ha attirato le simpatie del pubblico e dei media. I complimenti di Watson e di Garcia e degli altri campioni per Manassero sono stati più che sinceri: se terrà questo passo, sarà tra breve uno di loro. E il giovanissimo Matteo ha dimostrato che può reggere il loro gioco, il loro ritmo, per tutto il torneo. Non soltanto non è «calato» dopo le prime due giornate, ma ha chiuso l’ultimo giro con 69 colpi, uno sotto il par, terminando il torneo a +2, a soli 4 colpi di distanza dal vincitore. Come a Liverpool era stato il più giovane vincitore nella storia dell’Amateur Championship, all’Open diventa il più giovane vincitore della medaglia d’argento, la «silver medal» che premia il miglior «amateur» del torneo. E per come ha mostrato di saper gestire il proprio gioco, difficilmente si fermerà lì.

Francesco Molinari  in azione all'Open (Afp)
Francesco Molinari in azione all’Open (Afp)

 

«PRIMA FINISCO LA SCUOLA» – E dire che nel giro finale Manassero era partito male un «bogey» (un colpo sopra il par della buca), ma si è ripreso immediatamente con due «birdie» ( un colpo meno del par) consecutivi poi un terzo alla buca 7 e un quarto alla 10, con il quale era entrato addirittura tra i primi 10 in classifica. Un po’ di emozione a quel punto Matteo deve averla sentita, perché ha poi segnato 3 «bogey» nelle ultime cinque buche contro il quinto «birdie». Alla fine, a caldo, era addirittura arabbiato, ma poi ha capito la portata dell’impresa, per la quale è stato invitato in sala stampa dai giornalisti britannici, che gli hanno riservato lo stesso trattamento dei big del golf mondiale. «Nelle ultime settimane – ha detto Matteo – ho giocato bene e sono veramente felice di questa esperienza. Oggi ho effettuato un buon giro, pur con qualche sbavatura: infatti sono stato molto preciso dal tee al green, ma ho imbucato pochi putt. Mi sono aggiudicato la Silver Medal, un grande riconoscimento che mi ha dato una emozione impossibile da descrivere. Il professionismo? Passerò di categoria fra tre anni quando avrò terminato gli studi. La scuola è troppo importante per me».

LA BEFFA DI WATSON – Il torneo si è chiuso allo sparegghio tra due statunitensi, Stewart Cink e il veterano Tom Watson che a 59 anni stava firmando un’impresa storica diventando il giocatore più anziano di sempre a vincere una prova dello slam. Purtroppo gli è andata male quando sembrava fatta: ha mancato il green della 18 per poi non imbucare il putt del possibile trionfo da due metri e mezzo. E’ stato costretto quindi a giocarsi il successo su 4 buche di spareggio con Cink, che alla fine ha prevalso di un colpo, conquistando il suo primo major. Watson, che è già nella Hall of Fame del golf, in carriera ha vinto otto major: due Masters (1977 e 1981), uno Us Open (1982) e ben cinque edizioni dell’Open Championship (1975, 1977 a Turnberry, 1980, 1982 e 1983). Il suo sesto successo in Scozia, a quasi 60 anni, sarebbe stato davvero storico.

Stewart Cink con il trofeo e, accanto, Tom Watson (Reuters)
Stewart Cink con il trofeo e, accanto, Tom Watson (Reuters)

 

Matteo Manassero (Ap)
Matteo Manassero (Ap)