Difendiamo il circo con gli animali.

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Il circo equestre nasce nel 1768 a Londra, da un’idea di Philip Astley, ex sergente maggiore della Cavalleria inglese.

 Il suo intento è quello di mettere in mostra le proprie doti di cavallerizzo e non solo: nel suo l’Astley’s Amphitheatre of Arts infatti si potevano ammirare, oltre ai già citati esercizi equestri, clown, musicisti ed artisti vari.
In pochi anni la trovata di Astley venne emulata in altre importanti città Europee; tuttavia il termine circo venne accostato per la prima volta a questo genere di spettacoli solo nel 1782, quando l’impresario inglese Charles Hughes aprì il suo Royal Circus, tra l’altro nei pressi dell’anfiteatro di Astley.

Fin dalla sua nascita, il circo equestre ha legato a doppio nodo la propria storia agli animali. Sin dal principio infatti, tutto ciò che faceva parte del circo, dalla pista alla forma degli anfiteatri, venne studiato e realizzato per consentire le esibizioni di gruppi di animali addestrati.
Già a metà del 1800 erano numerosissime le imprese che affiancavano allo spettacolo equestre in se, una ricca collezione di animali esotici che la maggior parte della gente comune non aveva mai visto neanche in foto. In questi anni compaiono anche i primi numeri di belve feroci, in cui sostanzialmente l’abilità del domatore stava nel non farsi uccidere, non esistendo ancora le moderne tecniche di addestramento.

Negli anni, le tecniche di addestramento sono state affinate, basandosi non più sulla costrizione, bensì su un rapporto di fiducia tra l’animale ed il suo addestratore. Grazie all’uso dell’etologia poi, è stato possibile accostare e quindi far esibire insieme specie animali in natura molto distanti, e in alcuni casi antagonisti naturali (quali ad esempio elefanti e tigri).
Inoltre, dagli anni 50′ in poi si è affermato il metodo di addestramento denominato "in dolcenzza", che giustamente non contempla violenze fisiche o psicologiche nell’addestramento degli animali. Grazie a ciò, anche il termine stesso di "domatore" è divenuto inadatto a definire coloro che lavorano con gli animali, proprio in quanto gli animali non vengono più domati ma addestrati.

Ai giorni nostri, tutti gli animali dei circhi provengono da allevamenti specializzati o, in casi più frequenti, si ripruducono direttamente nelle strutture circensi, sintoimo questo del fatto che addestratori ed operatori del ramo circense hanno acquisito una conoscenza tale da garantire ai loro animali condizioni di vita ottimali.

Spesso il circo viene additato da saccenti associazioni che si definiscono "coraggiosamente" animaliste come luogo di tortura e sofferenza. Niente di più lontano dalla realtà.
Semplicemente il circo, essendo una categoria cronicamente disunita, è facilmente attaccabile da chi, con azioni dimostrative al limite (se non oltre) della legalità, cerca di mettersi in mostra, spesso a scopi di propaganda politica.

Ciò non di meno esistono, come in ogni categoria lavorativa e non, le "mele marce", ossia persone che per incuria o incompetenza non garantiscono agli animali condizioni di vita adeguate alle loro esigenze.
Generalizzare in questo caso è decisamente pericoloso, perchè a causa di pochi sconsiderati viene denigrata l’intera categoria circense, costituita per lo più da gente che ama e rispetta i propri animali e che per questo cerca di dare loro tutto ciò di cui possano necessitare.

Anche per questo noi lottiamo, per far si che chi non è in grado di detenere animali in maniera decente non possa averne, valorizzando automaticamente chi ha le competenze, i requisiti ed i mezzi adeguati a garantire il benessere degli animali.

Per questo è nato questo gruppo per la salvaguardia del circo con animali, riconoscendolo non solo come forma di spettacolo, ma anche come patrimonio culturale da difendere e divulgare, che riesce ad avvicinare adulti e soprattutto giovani ad animali che altrimenti vedrebbero solo in foto o alla TV.