L’Ombra Della Luce e Le Vittorie Misteriose

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L’avevamo detto. La voce dei singoli non è che un fruscio nel vento, ma l’eco della verità non si schianta sul sibilo dei sospetti. "Quelli che già sapevano" col senno di poi sono profeti inattendibili, ma mesi addietro s’era anticipato, fatti e statistiche alla mano. Il jackpot da favola è stato vinto a quasi-fine estate, da una giocata esile, pochi euro, forse due soltanto. Brindiamo al neomilionario, che secondo tradizione resterà ignoto. Sul capo del concorso, però, pendono ancora legittimi dubbi. Perché, nonostante l’abbondanza di sistemini e sistemoni, alcuni con migliaia di probabilità, nessun colpaccio collettivo, nessun giocatore straniero, nessuna maxi combinazione ha battuto cassa alle ricevitorie? I maligni insinuano che è tutto preparato, che al cuor non si comanda, ma il computer è più facile da addomesticare; chi non gioca si dice pessimista, un po’ per scarsa fiducia, un po’ per indolenza. I mass media hanno mostrato la procedura di estrazione, per dare un tocco di chiarezza al machiavello, ma la canzone è sempre lo stessa: non vincerà nessuno di "noi", col plurale riferito ai comuni cittadini. L’operaio, la massaia, il nipote mandato dal nonno e che, di sfroso, tenta anche lui con le monete avanzate la sorte al banco dove non si può vincere. E’ storia antica quella delle roulettes truccate, dei mazzi segnati, delle mangiasoldi, che fra bische e casinò più o meno legali rimpinguano tasche già gonfie, in equilibrio sul filo dell’illusione. Era rimasta l’innocenza del bimbo che pesca, bendato, un bussolotto di carta con un numero impresso, e la regola delle prime ruote del Lotto. Tutto finito, surclassato. Quando le cifre hanno sei zeri è bene variare, fare un distinguo che preveda un iter ad hoc. E così, dopo quasi novanta concorsi, l’attesissimo sei è stato centrato. 147,8 milioni di euro hanno preso la via di Bagnone, un paese nella provincia di Massa Carrara, senza lasciare spazio neppure a un 5+1. Settantotto "semplici" 5 da oltre ventottomila euro ciascuno, e tutti pronti a ripartire. Domani, dopodomani, quattro volte a settimana la febbre dell’oro tornerà a mietere vittime a beneficio dell’erario, che dalla sola caccia all’ultima sestina ha incamerato 980 milioni. Tradotti nel vecchio conio sono una cifra impronunciabile, sufficiente a riassestare il bilancio di uno stato sull’orlo dell’inedia per un tempo pari a quello dedicato dai giocatori all’inseguimento della vittoria. Che resta, alla luce dell’ombra, di nessuno.