l’ACQUILA : CINQUE MESI DOPO IL SISMA

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È  noto, e recentemente constatato  da tante parti, che l’unità d’ Italia, messa più o meno in discussione in tempi recenti per motivi di tasse in primis, poi per cultura, identità etnica e quant’altro possa caratterizzare  le differenze fra le popolazioni che abitano le 20 regioni d’Italia,  si manifesta ed emerge in forma di solidarietà nei momenti di tragedia nazionale

. Posso dare una testimonianza diretta del “buon cuore”, questo sì, visto in modo positivo, dalle scritte e disegnini vari trovati nelle pareti di cabine di legno, containers e roulotte del campo base della Croce Rossa Italiana situato negli spazi dell’ex Italtel de L’Aquila, a testimonianza del passaggio e dell’opera di solidarietà di migliaia di uomini e donne, giovani e meno giovani che hanno trascorso in questo campo  periodi   nel corso dei mesi estivi, spesso usando le ferie.

 “Megghiu pessu ca depressu”, ci fa sapere un siciliano, ove “pessu” sta per perso, insomma un po’ matto, termine qui usato con un significato positivo. Un ringraziamento di un/a volontario/a diretto a quelli con cui ha vissuto l’esperienza dell’Aquila  è per: la pazienza, la condivisione, la dolcezza, la disponibilità, le chiacchierate, i gossip…non dimenticherò. Ci abbiamo provato!.. altri scrivono sulla stessa parete più in basso. Grazie per quello che mi avete insegnato. Non pensate al passato, ma vivete il presente. Un aiuto che dal cuore è dovuto. Un pezzo del nostro cuore ve lo lasciamo. Non so cosa ci avete fatto ma…so di certo che siete entrati nel nostro cuore. Riporto, in ordine sparso, i luoghi di provenienza degli autori di questi messaggi ed altri simili (chiedendo scusa per l’omissione di quanti mi sono sfuggiti): Reggio Calabria, Padova, Mazara del Vallo, Palermo, Lodi, Novara, Biella, Bergamo, Lecco, Ferrara, Bolzano, Andria, Casalmaggiore, Pizzighettone, Taranto, Diano Marina, Fasano, Frattamaggiore, Cesena, Milano, Trento. Insomma presenze da tutta, ma proprio tutta l’Italia, attratti a L’Aquila dal bisogno di fare, dare, e contribuire con i propri mezzi al sostegno delle popolazioni locali.  Questa partecipazione fatta di opere, sentimenti e sacrifici personali (dormire sotto una tenda con altre sei o sette persone sconosciute non sempre è bello e divertente)  è una conseguenza della misura  della tragedia che ha colpito la città e zone circostanti, e le emozioni vissute a l’Aquila     creano un tipo singolare di unità d’Italia, profonda, viva, sentita, che va ben oltre le chiacchiere di superficie e le operazioni più o meno comprensibili dei politici.

Badando adesso anche alla situazione generale della città, è opportuno citare una notizia di cronaca dal quotidiano Il Centro de L’Aquila dell’ 8 settembre. C’è un titolo che dice: La Regione acquista 14 treni. Tra le svariate dichiarazioni sugli obiettivi  di questa operazione ce n’è una che riveste importanza strategica per la città, quella che parla della realizzazione di una vera e propria metropolitana di superficie, con fermate nei punti di grande spostamento, nelle aree  del Progetto C.A.S.E, tratta Sassa-Paganica. E così la frase “metropolitana di superficie” che, comparsa a L’Aquila parecchi anni fa in relazione ad un dispendioso progetto criticatissimo e mai realizzato, sembrava definitivamente seppellita dal terremoto,  rispunta fuori per un qualcosa di più necessario e fattibile.

Passando dalla Regione allo Stato, segnaliamo la presenza del Presidente della Repubblica e di Sua moglie, al concerto diretto da Riccardo Muti  nel cortile delle Caserme della Guardia di Finanza, il 6 settembre, alla presenza di 6.000 spettatori. Per questa occasione il sito de La Repubblica online riporta una lettera aperta al Presidente della Repubblica, firmato da Vittorio Alvino del comitato AQ, lettera sottoscritta e condivisa  da tutti gli altri gruppi che sostengono la ricostruzione vera della città e degli altri comuni. Cito testualmente:

  Caro Presidente….Noi crediamo molto nelle istituzioni, anzi moltissimo…questo lei lo sa, lo ha visto. Ha visto la distruzione immensa. Sa, come  tutti noi, che da un evento del genere non ci si riprende se non attraverso sforzi collettivi eccezionali e soprattutto attraverso le scelte giuste…Il piano C.A.S.E. è la storia di una devastazione annunciata. Lo smembramento delle comunità, praticato all’indomani del terremoto, viene perseguito dopo cinque mesi e perpetuato in quelli avvenire. Perchè non si è saputo e non si è voluto dare priorità alla ricostruzione ma alla costruzione del nuovo…Con tutte le nostre forzeabbiamo chiesto alle istituzioni che venissero risparmiate sofferenze, denaro pubblico e le bellezze del territorio, ricorrendo a case di legno, prefabbricati e simili…che permettono di restare vicini al proprio territorio da ricostruire e che possono essere rimosse quando non servono più. Ma non c’è stato nulla da fare…    

Se fosse possibile da questo modesto pulpito scriverei: quanto sopra all’attenzione dei potenti di turno, compreso, ovviamente, il geniale Presidente del Consiglio. Unico al mondo padrone di tutta l’informazione pubblica e privata del paese che gestisce come cosa propria, autodefinitosi il più bravo politico d’ Italia da 150 anni a questa parte. Ma  che modestia! Sono molti di più, solo nella Roma imperiale si può trovare qualcuno alla sua altezza. Da brava cittadina, ligia al dovere ed alle istituzioni,mi sono commossa quando R. Muti ha dato inizio all’Inno di Mameli, umilmente riverisco, ringrazio ed ossequio. Bacio le mani!