Il generalissimo Francisco Franco: Caudillo di Spagna “per grazia di Dio”

0
6534


Sono responsabile solo verso Dio e la storia”.

(Francisco Franco) 

Parlando di Francisco Franco, ha detto un suo biografo, Manuel Vazquez Montalban: <<“Franco era un dittatore crudele e nello stesso tempo mediocre. Non era un dittatore ‘teatrale’ come Mussolini o come Hitler.

 Era un dittatore che agiva come un piccolo commerciante: prudente, circospetto, diffidente. Franco non era estroverso e istrione come, di solito, sono i condottieri. Lui soffriva di un certo complesso di inferiorità ed, inoltre, era un timido”. Franco non era plateale come Mussolini e Hitler. Tuttavia, tra lui e Mussolini, entrambi dittatori in Paesi mediterranei e con molta storia e cultura in comune, c’erano alcune affinità?, domanda Matteo Collura al Vazquez Montalban.No. Erano uomini diversi. Mussolini, per esempio, con le donne aveva un atteggiamento da conquistatore. Franco, da uomo timido, aveva dei problemi”. E questo, in un Paese come la Spagna, può segnare la vita di un uomo? “Certo. La vita sessuale di Franco resta un mistero. Al tempo della guerra d’Africa era l’unico ufficiale a non andare con le prostitute. Diceva di avere una paura folle per la sifilide. Tuttavia, gli piaceva che i suoi compagni gli raccontassero le loro prestazioni con le prostitute. La verità è che a lui interessava essere un buon militare, più che un buon amatore (forse perché aveva un solo testicolo in conseguenza di una ferita riportata in battaglia nel 1916 a El Biutz, non lontano da Ceuta. Lo scrittore Josè Maria Zavala, autore della ricerca, ha aggiunto che la lesione addominale fu la causa della sterilità del dittatore. Il Zavala ipotizza che l’unica figlia del Caudillo, Carmen Franco, nata nel 1926 dopo inseminazione artificiale, sarebbe in realtà figlia di Ramon Franco, ovvero del fratello del generalissimo. Spagna, rivelazioni su Franco: il Caudillo con un solo testicolo. www. libero-news.it, Maggio 2009. Reperibile per via telematica, ndr). Continua il Collura nella sua intervista: ma Franco fu davvero un buon militare? “Sì. Credo che Franco fosse uomo pauroso dal punto di vista dei rapporti umani, ma di coraggio dal punto di vista militare. Era capace di coraggio freddo, ma anche di crudeltà fredda. Quando comandava il ‘Tercio’ fece passare per le armi moltissimi soldati per piccoli atti d’indisciplina; e nella guerra civile aveva in animo di sterminare letteralmente l’avanguardia della sinistra spagnola e tutti quanti quelli che potevano sbarrargli il passo. Era capace di grande odio, e questo suo odio fu terribile nei confronti della massoneria, del sionismo e del marxismo, cui egli attribuiva la colpa della decadenza della Spagna”>>.

<<L’ufficiale aviatore Hidalgo de Cisneros, che durante la guerra in Marocco fu molto vicino a Franco, ne ha parlato come di un uomo durissimo: “Non ricordo di averlo mai visto sorridere o di aver accennato a un gesto gentile, umano. Io ricordo Franco come uomo chiuso, antipatico, insopportabile. E non sono il solo. L’ambizione di Franco non aveva limiti. Quando diventò il Caudillo arrivò a livelli incredibili, si lasciò adulare come forse nessun altro dittatore. In Spagna si parlava di lui come di un Dio, grottescamente, un po’ come avviene con un dittatore di una Repubblica delle banane. Franco veniva definito Caudillo di Spagna per grazia di Dio”. Immedesimarsi in un uomo così può dare un certo fastidio; o, al contrario, può stimolare torbide tendenze istrionesche. A lei che effetto ha fatto? “Come spagnolo ho avuto la disgrazia di coabitare con quest’uomo per trentasei anni. Conoscevo bene il suo linguaggio, ero abituato alla sua follia e a quella del suo entourage”>> (M. Collura. “Io Franco: timido con le donne, crudele in guerra”. Corriere della Sera, 7 Dicembre, 1992).

Tra coloro che hanno esercitato il potere in prima persona, Franco non assomiglia a nessun altro personaggio storico dell’epoca contemporanea. Veniva da ambienti sociali (era un militare carrierista) ed ideologici molto differenti da quelli di Hitler o di Mussolini e la capacità oratoria di costoro non si può comparare con la pochezza di gesti e di parole che fu del dittatore spagnolo. La sua cultura era abbastanza povera: tutti i manoscritti che ha vergato mostrano l’intervento frequente di un correttore, sicuramente più padrone di lui nel destreggiarsi con la lingua castigliana. In varie occasioni, prima di scrivere, voleva accanto a sé il braccio mummificato di Santa Teresa. Era avverso a qualunque forma di innovazione culturale (una volta ebbe a dire che la sua era una “crociata contro l’Enciclopedia”). Altri aspetti del suo carattere furono l’impassibilità del comportamento e la freddezza nell’agire: non prendeva mai decisioni affrettate. Ha sempre condotto una vita ritirata e assai poco mondana.

Compì  solo cinque viaggi all’estero, restando sempre molto vicino alla frontiera spagnola e tornando il più delle volte a casa in giornata. Esisteva una profonda contraddizione tra il cinismo profondo e navigato con il quale Franco manipolava alleati e avversari politici e l’ingenuità delle sue opinioni su molti argomenti. Il difensore della Spagna cattolica e tradizionalista, l’integerrimo combattente anti-comunista, il condottiero che ha resistito alle lusinghe di Mussolini e di Hitler, aveva una fede candida e quasi commovente nei trucchi magici che avrebbero potuto risolvere una particolare situazione. La sua credenza nelle virtù miracolose di polveri, di pozioni o d’oggetti stregati coinvolgeva anche la sfera religiosa e la credulità nelle reliquie. La morte degli uomini gli era del tutto indifferente: in Marocco, per esempio, aveva fatto fucilare un legionario che si era rifiutato di mangiare il rancio. A fronte dell’azione brillante, contraddittoria e spesso confusa che caratterizzò la dittatura di Miguel Primo de Rivera (1923-1930), Franco applicò ai problemi il metodo di tergiversare e di lasciare che il passare del tempo li risolvesse da solo. Ciò contribuisce a spiegare la durata del suo lungo potere politico.

Insediatosi definitivamente a Madrid nel palazzo del Pardo, il dittatore spagnolo prese sempre più ad atteggiarsi a re della nuova Spagna. E con lui la moglie, Carmen, elevata durante le cerimonie al rango di regina. Il Caudillo pretese che alla consorte, così come accadeva per le dame dell’aristocrazia, ci si rivolgesse con l’appellativo di señora. Durante le celebrazioni ufficiali, all’apparizione della señora veniva suonata la marcia reale. All’opposto era Rachele Guidi Mussolini, la moglie del duce. Non ha mai tradito la sua origine campagnola. Come un Monarca assoluto, durante il suo lungo regno, il generalissimo spagnolo accumulerà diciotto tenute, doni per quattro milioni di pesetas e centinaia di medaglie d’oro commemorative donategli da città e da enti. Sua moglie farà fondere queste ultime in più commerciabili lingotti. In paragone, Mussolini era un mentecatto. Quello che è riuscito a sottrarre alla cupidigia dei partigiani rossi è stato solo il Collare dell’Annunziata insignitogli dal re Vittorio Emanuele III.

Franco fu l’autore di una repressione spietata e prolungata al di là di ogni ragione, una repressione che non può essere scusata, né giustificata dalle decine di migliaia di vittime provocate nel campo opposto in nome del terrorismo bolscevico. Il Caudillo passò la vita firmando condanne capitali. Le ultime cinque, quelle del processo di Burgos, furono eseguite appena un mese prima della sua morte. La durissima e severa dittatura franchista e l’atmosfera di lavoro e di austerità che malgrado tutto l’accompagnarono hanno preceduto, di fatto, la presa in mano del Paese da parte delle classi medie che per molto tempo erano mancate alla Spagna. Franco ha sacrificato al potere una parte importante di un’intera generazione. Il suo straordinario accanimento contro le classi popolari, e specialmente contro la classe operaia, causò alla Spagna un ritardo di sviluppo tra i 15 e i 20 anni, oltre ad un decennio di vera e propria carestia. Mussolini, viceversa, almeno nella parte iniziale degli anni Trenta, auspicava la pace civile, una gestione economica favorevole alla borghesia, la mobilità sociale in ascesa per le classi medie, il controllo e lo sviluppo del mondo operaio e concedeva, talvolta, importanti favori ai cattolici ed ai contadini. Tutto questo crollò progressivamente e poi catastroficamente dal 1936 al 1945, quando Mussolini diventò succube del dittatore nazista. Generato da un classico golpe gallonato, il franchismo era militare, clericale e reazionario. Il fascismo ed il nazismo erano, viceversa, movimenti di massa, popolari e populisti. La dittatura di massa è per sua natura dinamica, deve sempre muoversi, fare qualcosa, proporre nuove soluzioni. La dittatura golpista è, invece, conservatrice, statica e propensa a un’immobilità vegliata dalle baionette. Più che manifestazioni di massa, il franchismo fu carcere, Chiesa e caserma.

Mentre Mussolini viaggiava verso piazzale Loreto, in che contesto Francisco Franco arrivava a celebrare il Te Deum della pace mondiale ritrovata e navigava come amico dell’Occidente democratico e cristiano per altri trent’anni di dittatura? Fu saggio Franco? Prevalsero i meriti personali o fu il quadro geopolitico a salvarlo? Fu suo il pregio o furono altre componenti del regime a preservarlo? Il franchismo sopravvissuto poteva essere il fascismo sopravvissuto se Mussolini non avesse seguito Hitler nell’avventura della seconda guerra mondiale? E, al contrario, una seconda piazzale Loreto sarebbe stato il destino di Franco se si fosse lasciato convincere a partecipare al conflitto? Studiando con attenzione i documenti franchisti si scopre che fino all’8 settembre del 1943 viene esaltata l’identità tra i due modelli totalitari, dopo l’armistizio di Cassibile (13 settembre del 1943) automaticamente da Madrid se ne nega ogni analogia. Il corso della seconda guerra mondiale avrebbe potuto essere diverso se Franco avesse deciso di entrare in azione? Perché Mussolini non poté convincere un uomo che tanto gli doveva ad aiutarlo nel sostenere militarmente le forze dell’Asse? Quale è la verità dei rapporti personali, ma anche politici, militari e strategici tra i due dittatori?

In definitiva, la Spagna scampò alla seconda carneficina mondiale non perché a Franco mancasse la voglia d’entrarci, ma perché le condizioni del Paese non lo consentivano. Per questo è stata definita una leggenda l’ “abile prudenza” del Caudillo. Per questo c’è chi sostiene che “quella della saggezza del franchismo, alla prova dei fatti, si rivela un’insostenibile vulgata”. Franco, più interessato allo sterminio (degli oppositori) che non alla costruzione di un consenso popolare,  non era di certo un uomo perfido ed egoista, piuttosto non era capace di governare gli eventi, anzi furbescamente e piattamente era succube di essi. Non entrò in guerra “perché non vi sono le condizioni e neanche Hitler è in grado di aiutarlo. Non può permettersi la belligeranza e subisce i ricatti anglo-americani, ma fino all’ultimo collabora con Hitler e Mussolini” (G. Carotenuto. Mussolini e Franco. Sperling & Kupfer, 2005). Fino ad un minuto prima di abbracciare Washington, Franco era a fianco di Hitler, ma, condizionato da fattori intrinseci tutti spagnoli, poté scegliere con chi schierarsi più per opportunismo che per idealismo.

Dopo un colloquio tra il generalissimo ed il dittatore nazista una frase di Hitler divenne storica: avrebbe preferito farsi cavare di colpo “tre o quattro denti” piuttosto di dover scendere a patti con il leader spagnolo. Il rapporto che Franco aveva con Hitler era ambiguo: non capiva come potesse parlargli in privato da uomo di Stato per poi uscire in strada ed agitarsi come un pazzo davanti ai microfoni (M. Vasquez Montalban, Io Franco. Sperling & Kupfer, 2004). Il Caudillo era, infatti, un uomo taciturno, chiuso, il contrario di un demagogo, l’antitesi di Mussolini. A parte i sentimenti accattivanti dimostrati verso la famiglia, verso qualche vecchio amico e verso alcuni colleghi dell’Accademia militare, dava una sensazione di grande freddezza. Gli vanno riconosciuti abilità politica, mirata soprattutto alla sopravvivenza, astuzia, senso del dovere, sangue freddo ed anche un notevole coraggio fisico come dimostrò sui campi di battaglia nordafricani. Franco aveva una mentalità prosaica che era legata a un nazionalismo fortemente conservatore. Anche il suo cattolicesimo era profondo, ma semplice. Attorno al suo letto si affollavano le reliquie dei Santi come se fosse un sovrano del Medioevo. Del militare accorto non possedeva le grandi visioni strategiche, né i tatticismi accorti. Aveva, però, ottime capacità organizzative ed una rete di fidati collaboratori su cui poteva cecamente contare (M. Vignolo. Franco, il mediocre che piegò la Spagna. Corriere della Sera, 14 Novembre, 2000).