Strasburgo, Cambiamenti climatici: obiettivi ambiziosi sulle emissioni e i

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    I leader dei governi UE devono dimostrare leadership politica per garantire il successo della conferenza di Copenhagen sul cambiamento climatico.

     Il Parlamento auspica un accordo ambizioso e giuridicamente vincolante sulla riduzione delle emissioni per i paesi sviluppati e per quelli in via di sviluppo, al finanziamento degli impegni e a sanzioni per non osservanza. Le generazioni future, infatti, potrebbero non poter controllare i cambiamenti climatici se l’azione globale fosse ancora rinviata. 

    Poche settimane prima della riunione del COP15 a Copenhagen, il prossimo dicembre, che dovrebbe portare a un accordo globale internazionale post 2012 sui cambiamenti climatici, il Parlamento invita i Capi di Stato e di governo a "conferire alla questione la massima priorità e a dimostrare leadership politica". Esorta poi l’Unione europea "a continuare a sviluppare una politica esterna in materia di clima e a parlare con una sola voce per poter conservare il proprio ruolo guida nei negoziati durante la COP 15".  

    Ritiene che a Copenaghen, come minimo, le Parti debbano giungere a un accordo vincolante sugli obiettivi di attenuazione e di finanziamento dei paesi industrializzati. Inoltre, dovrebbero stabilire un processo formale per giungere, nei primi mesi del 2010, a un accordo globale che entri in vigore il 1° gennaio 2013.  

    In una risoluzione adottata con 516 voti favorevoli, 92 contrari e 70 astensioni, i deputati sostengono che l’accordo internazionale dovrebbe garantire che: 

  • i paesi sviluppati riducano le loro emissioni di gas serra collettive in maniera significativa: ossia dei valori più alti della scala compresa tra il 25 e il 40 % entro il 2020 e di almeno l’80% entro il 2050, rispetto ai livelli del 1990;

 

  • i paesi in via di sviluppo si impegnino collettivamente a contenere l’incremento delle loro emissioni a un livello inferiore del 15/30% rispetto alla progressione prevista; tuttavia, dato il loro peso economico, la Cina, l’India e il Brasile dovrebbero impegnarsi per il conseguimento di obiettivi analoghi a quelli dei paesi industrializzati.

 

  • i paesi sviluppati abbiano la responsabilità de di fornire ai paesi in via di sviluppo sostegno finanziario e tecnico "sufficiente, sostenibile e prevedibile" – in aggiunta ai fondi dell’Aiuto pubblico allo sviluppo – per consentire loro di impegnarsi a favore della riduzione delle proprie emissioni; l’UE dovrebbe impegnarsi almeno ad un finanziamento globale di 5-7 miliardi di euro l’anno per il periodo 2010-2012;

 

  • il contributo collettivo dell’Unione europea agli sforzi di mitigazione e alle esigenze di adattamento dei paesi in via di sviluppo non sia inferiore a 30 miliardi di euro all’anno entro il 2020 – "una cifra che potrebbe aumentare con le nuove conoscenze acquisite sulla gravità dei cambiamenti climatici e l’entità dei relativi costi";
  • sia gli obiettivi di riduzione delle emissioni sia gli impegni di finanziamento debbano essere soggetti a un regime di conformità rafforzato, che comprenda un meccanismo di allerta rapida e sanzioni, quali il ritiro di future unità di quantità assegnate;

 

  • siano previste rigorose norme di qualità dei progetti nei futuri meccanismi di compensazione, per evitare che i paesi sviluppati sottraggano ai paesi in via di sviluppo le opzioni di riduzione a basso costo e per garantire che tali progetti abbiano standard elevati e consentano ulteriori riduzioni affidabili, verificabili ed effettive delle emissioni;

 

  • i trasporti aerei e marittimi internazionali siano inseriti in un accordo internazionale prevedendo gli stessi obiettivi vincolanti degli altri settori industriali, e che almeno il 50 % delle quote in tali settori siano messe all’asta;

 

  • sia fornito ai paesi in via di sviluppo "un cospicuo sostegno finanziario, nonché assistenza tecnica e amministrativa per fermare la grave deforestazione tropicale entro il 2020" e che sia creato un meccanismo mondiale per il carbonio forestale (GFCM) ai sensi della convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici;

 

    Riguardo al finanziamento, i deputati sottolineano che un accordo a Copenaghen potrebbe fornire l’impulso necessario per un "Nuovo corso sostenibile" che rilanci la crescita sociale ed economica sostenibile, promuova le tecnologie sostenibili sotto il profilo ambientale, l’energia rinnovabile e l’efficienza energetica, riduca il consumo energetico e garantisca nuovi posti di lavoro e coesione sociale sia nei paesi sviluppati che nei paesi in via di sviluppo. 

    Infine, il Parlamento esorta gli USA "a rendere vincolanti gli obiettivi fissati durante la campagna elettorale, segnalando così con forza la volontà dei principali paesi sviluppati di impegnarsi nella lotta contro i cambiamenti climatici".  Sottolinea che è anche "estremamente importante" che l’India apporti un contributo, riconosce l’impegno del Giappone a ridurre le proprie emissioni del 25 % entro il 2020 e accoglie con favore i segnali positivi provenienti dalla Cina. 
     

 

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    Federico ROSSETTO

    Addetto stampa (Bruxelles)