INTERVISTA : “Graffiti Hunter” Augusto De Luca si racconta

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Ariano Irpino(Av) – Forme geometriche particolari e suggestivi scorci delle città italiane, a partire da Napoli. Trent’anni di lavoro e  una grande passione per la fotografia. Ma anche per la Street Art, sua seconda attività.

 In occasione di un workshop di fotografia, di cui è stato protagonista,“Graffiti Hunter”, alias Il Cacciatore di graffiti Augusto De Luca, ha parlato a ruota libera. In questa intervista,il celebre fotografo che ha esposto le sue opere in  tutto il mondo, ha realizzato bellissime immagini per le schede telefoniche e dato alle stampe un libro fotografico sulle città interessate dalla Tav, con la tipica, travolgente simpatia partenopea ci ha raccontato qualcosa in più della sua attività.

Il workshop di oggi si basa sulle sue opere dal 1980 al 2000. Se c’è, qual è il filo conduttore che le accomuna?Prima di tutto il mio stile geometrico;in realtà la geometria mi serve come grammatica del linguaggio espressivo nell’immagine. Lo scheletro strutturale,la composizione e il taglio geometrico servono a dare una chiave di lettura all’immagine;altrimenti si fa come i dadaisti,che mettevano le parole in un sacchetto e poi le tiravano fuori una alla volta per comporre la poesia.Il linguaggio,però, deve essere il più possibile universale e per fare ciò è necessaria una base di geometria.

Qualche anno fa è stato definito “Graffiti Hunter” e “Il Cacciatore di Graffiti”. E’ una definizione simpatica,quanto la sente sua?Mi piace molto,è una definizione romanzesca, quasi fumettistica. Sono stato definito anche il “papà dei graffitari”. La mia seconda attività è quella del performer,ho iniziato un paio di anni fa prendendo stickers e poster dai muri di Napoli. Ho inviato,poi, testo e immagini a 25.000 persone nel web per spiegare la mia provocazione. La performance deve provocare anche senza consenso,se ha consenso non è riuscita.Deve far discutere,avere impatto sulla massa. Su quanti non conoscono la Street Art e pensano che sia solo spazzatura sui muri. Con la mia performance traccio anche una differenza tra la Street Art e le scritte di ragazzi maleducati che imbrattano i monumenti, quelli non sono street artisti, se si pensa a quello che scrivono,per es. “Fuffi ti amo”…Attraverso il web ho fatto conoscere quest’arte ai più, a chi la disprezzava o la ignorava,ho richiamato l’attenzione della gente nei confronti di una vera e propria arte. In questo campo ci sono artisti del calibro di Blue, di Bunnski….e ho detto tutto…come direbbe Totò!

Come potrebbe essere il connubio tra Street Art e fotografia?Spesso mi hanno  chiesto: “Ma perché non fotografi i graffiti?”In realtà di cacciatori di graffiti ce ne sono molti, sono fotografi,cacciatori di immagini. Ma prelevare dal vivo, “live” come si dice,i graffiti dai muri di Napoli con una scala,e documentare tutto questo, era più provocatorio,soprattutto se fatto da uno che da 30 anni è nel mondo dell’arte,è sicuramente un imput positivo, ha un valore in più,non commerciale ma estetico e artistico.

Spesso bistrattato per tanti problemi,economici, sociali, il Mezzogiorno e la Campania in particolare,può trovare un riscatto nella cultura e nella fotografia?Metti un dito nella piaga! Una mia perfomance, realizzata con l’artista napoletano IABO, era proprio in questo senso, contro l’istituzione del Museo Madre a Napoli, che ha proposto una mostra dal titolo “Urban Super Star Show”,con artisti di strada dal Giappone a Frosinone, e da Frosinone a Canicattì nessuno. Le istituzioni al Sud sono sempre state assenti, i baroni della cultura nel Meridione hanno sempre ignorato una fascia artistica che c’è. Forse non si sono mai documentati, hanno altro a cui pensare. Noi abbiamo lanciato un sassolino nel mare

.Un suo libro fotografico si intitola “Napoli Donna”. Qual è il contributo delle donne nell’arte,nella fotografia?Le donne sono importantissime nell’arte , ma hanno meno successo dei colleghi maschi. Pensiamo ad Artemisia Gentileschi,come donna non ha avuto lo stesso successo degli uomini.Oggi,però, non credo ci siano grandi differenze,le donne sono combattive quasi quanto gli uomini. Inoltre sono più curiose e sensibili degli uomini; non sarà un dato obiettivo, ma tutte le donne che conosco sono più creative,interessate. Recepiscono meglio i segnali e se recepiscono meglio,forse hanno anche un linguaggio più adatto ad esprimere l’arte.

Il messaggio delle sue opere?Ma io non voglio lanciare nessun messaggio in particolare. Mi esprimo in tanti modi, con le fotografie, con una performance, con la musica,perché sono anche musicista. Lascio agli altri l’interpretazione e se la gente ne ricava piacere estetico sono contento.

Quanto ha influito nella scelta di questa professione,la creatività napoletana?E’ stata importantissima. Come ho scritto nel libro “Napoli Grande Signora”, a Napoli c’è lo scontro di due materie antitetiche, l’acqua del Golfo e la lava del Vesuvio.Dallo scontro di questi due elementi, acqua e fuoco,nascono la creatività,la passione, l’amore, la gelosia e tante altre emozioni esasperate all’ennesima potenza. Come diceva Lucio Amelio,napoletano, grande gallerista scomparso qualche anno fa, a Napoli c’è tutto,effettivamente c’è qualcosa di particolare, basta estrapolarlo, tirarlo fuori,il compito dell’artista è questo e i napoletani ci riescono molto bene. All’inizio della mia carriera, quando ho avuto i primi successi, sotto alle mie opere scrivevano “Augusto De Luca,fotografo napoletano”.Non capivo il perché di quell’aggettivo “napoletano”… di un milanese non specificano certo “fotografo milanese”… Poi ho capito, era un qualcosa che faceva la differenza in positivo e un artista deve essere diverso!(Flavia Squarcio)

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