La nuova riforma dell’Università: criticità e punti di forza

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RESOCONTO

CONFERENZA DI ATENEO

Dopo la visita di Antonello Masia, capo dipartimento per l’Università, l’Alta Formazione Artistica Musicale e Coreutica e per la Ricerca del Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca, il confronto sul d.d.l. di riforma dell’Università italiana all’interno dell’Ateneo sannita è proseguito questa mattina presso l’Auditorium del Complesso Sant’Agostino, nel corso di una conferenza pubblica, a cui ha partecipato la comunità accademica sannita. La conferenza, dal titolo “La nuova riforma dell’Università: criticità e punti di forza, ha sostituito, come già avvenuto lo scorso anno, l’inaugurazione dell’anno accademico. “Ho ritenuto opportuno – ha dichiarato il rettore Filippo Bencardino -, in linea con altri Atenei, evitare celebrazioni in favore, invece, di momenti di riflessione su quanto l’Università italiana si troverà ad affrontare nel prossimo futuro e per raccogliere le opinioni e le istanze dei docenti e dei ricercatori sanniti da rappresentare nella prossima riunione della CRUI”. All’incontro sono intervenuti i presidi delle quattro Facoltà sannite: Anna Clara Monti per la Facoltà di Economia; Filippo de Rossi per la Facoltà di Ingegneria; Massimo Squillante per la Facoltà di Scienze Economiche ed Aziendali; e Francesco Guadagno per la Facoltà di Scienze Matematiche Fisiche e Naturali. “Si avverte – ha esordito il professore Bencardino – la necessità di una riforma universitaria di sistema e il d.d.l. Gelmini sembra andare in questa direzione, nel percorso già tracciato dalla Legge 382/1980 e molto simile a quello di altri ordinamenti europei. Il discorso – ha precisato il Rettore – va però affrontato in chiave complessiva: quando si parla di crisi dell’Università, infatti, dovremmo far riferimento ad un modello che va cambiando insieme a tutta la struttura economica del Paese. Negli ultimi tempi, abbiamo assistito ad una pesante delegittimazione dell’Università, dobbiamo riacquistare autorevolezza”. Critica e puntuale l’analisi della professoressa Monti: “Questo progetto – ha detto – ha due obiettivi: migliorare il sistema universitario e contenere la spesa pubblica. È evidente, quindi, come tale processo di ottimizzazione sia vincolato a stretti limiti di bilancio: i fondi da investire nell’Università – ha continuato – sono quelli ricavati dalla razionalizzazione dei corsi di laurea e delle sedi decentrate”. Il preside di Economia si è poi soffermata sugli interventi sul diritto allo studio e sul fondo istituito in merito presso il Ministero dell’Economia e non presso il Miur. Infine, una stoccata sui limiti imposti all’autonomia dell’università a fronte di regole rigide e uniformi che aumentano la rigidità del sistema.Il preside De Rossi si è soffermato sui dati Ocse che penalizzano il sistema universitario italiano, come evidenziato dallo stesso Masia. “Ci sono – ha detto – evidenti criticità, ma in che misura il complesso di norme, imposto dal governo, risponde a tali criticità?”. Il professore de Rossi si è anche chiesto: “Perché si fa il taglio all’Università, che spesso è in grado di fare autocritica, riconoscendo i propri limiti, e non ad altri settori di spesa pubblica?”. Il preside della Facoltà SEA, Squillante, ha lamentato lo scarso dialogo e confronto con il Governo: “In  più occasioni – ha dichiarato – la conferenza dei presidi italiani di economia e il CUN hanno avanzato proposte, senza che mai queste siano state prese in considerazione. Il confronto è sempre stato unilaterale. Si avverte quindi la necessità di far uscire da questi incontri pubblici dei documenti ufficiali”. Infine il preside della Facoltà di Scienze, Guadagno, ha espresso meraviglia per l’assenza, nonostante l’invito, delle rappresentanze politiche locali e ha proposto di avanzare alla CRUI una richiesta: “una valutazione autonoma della qualità degli Atenei, che tenga conto anche delle differenze territoriali, e porti a conoscenza dei dati reali di ciascuna università sulla didattica e sulla ricerca”.