Feltri e il giornalismo da sagra del fritto

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LA NOSTRA RISPOSTA A FELTRI: Il 6 dicembre 2009, giorno seguente al No Berlusconi Day, Vittorio Feltri ha come al solito esagerato su “Il Giornalino” della famiglia B. sparando una serie di inesattezze e castronerie.

 Prima fra tutte la presunta amicizia tra i dimostranti ed il mafioso pentito Spatuzza.  Il tutto ovviamente ben amalgamato con del sano leccaculismo e l’immancabile parzialità.

Procediamo con un certo criterio: citazione, spiegazione. In sintesi: fatti. 

In taglio alto in prima pagina troviamo un blocco titolo piuttosto pregnante.

Occhiello: “In piazza gli amici di Spatuzza”. Feltri calunnia in questo modo tutti i manifestanti del No B Day considerandoli amici ed alleati di un pentito di mafia. Probabilmente gli è sfuggito che, come ricorda AB in una lettera al direttore “il codice penale prevede all’art. 595 il delitto di diffamazione (con l’aggravante dell’utilizzo del mezzo stampa)”. In questo periodo di accuse contro stampa e giornalisti forse sarebbe saggio essere un po’ più cauti. 

Proseguiamo. Titolo più sommario: “Di Pietro: per fortuna che Fini c’è. Alla manifestazione anti Berlusconi organizzata da Tonino, gli eroi sono il pentito che accusa Silvio di essere un mafioso e il presidente della Camera. Che a questo punto dovrebbe domandarsi dove sta sbagliando”.

Qui possiamo notare la particolare ossessione di Feltri verso Di Pietro, al quale attribuisce erroneamente l’organizzazione dell’evento. Il No B Day è infatti nato da un’idea di un gruppo di blogger e non certo dall’Italia dei Valori. La manifestazione si presentava come apartitica ed è stato scelto il colore viola come simbolo proprio perché non ricollegabile ad alcuna fazione politica. 

Secondo titolo: “Colpo a Cosa nostra: arrestati due boss. Il Cavaliere: «Una risposta alle calunnie»”.

Questo è un palese caso di tematizzazione. L’accostare questo titolo al precedente è significativo in quanto vuole mettere in risalto quanto Berlusconi si stia impegnando con la mafia, in contrasto alle “calunnie” che riceve quotidianamente, delle quali la manifestazione è un caso eclatante.

In tal senso ci tengo a sottolineare che se i boss mafiosi vengono arrestati è solo merito delle forze di polizia che svolgono bene il proprio lavoro a dispetto dei tagli che sta subendo il loro settore. 

Proseguendo nella pagina troviamo subito l’articolo del direttore che in difesa del premier alza la voce contro “Di Pietro e i dipietristi” poichè “Vogliono vederlo (Berlsuconi, ndr) cadere dall’alto piedistallo e schiantarsi a terra con fragore”. Era forse una battuta sull’altezza del Cavaliere? Personalmente non ci vedo molto altro senso tranne una pessima interpretazione dei fatti che porta ad una ancor peggiore informazione. 

Ma continuiamo con il valzer delle accuse: “la giustizia spera di liberarsi, con lui, dal pericolo di essere riformata e ridotta nei propri poteri. Questa è la verità. Lo hanno capito tutti i cittadini tranne quelli ottenebrati dall’odio infantile verso chi possiede ciò che non hanno”.

In realtà in molti sperano di liberarsi di lui per il suo rapporto con la giustizia, potere che deve rimanere diviso dagli altri e lasciato libero di agire indipendentemente. Inoltre, personalmente, dovrei invidiare Berlusconi perché ha donne, ville, potere e denaro?

Preferisco rimanere incensurato ed insospettato, grazie. 

Adesso vorrei che queste due affermazioni si commentino da sole. Ricordo solo che fanno parte dello stesso articolo. Numero uno: “(Spatuzza, ndr) insinua l’associazione esterna alla mafia del premier il cui governo ha catturato il maggior numero di criminali organizzati.” Numero due: “Piovra, Camorra e ’ndrangheta continuano imperterrite a dominare in molte regioni.”  
 

Feltri parla poi di Andreotti, con il quale tutti se la sono tanto presa e che poi è stato “assolto, come era ovvio.” Qui non c’è da riscontrare una inesattezza, ma solo da precisare che non è stata poi così ovvia l’assoluzione visto che il reato di associazione per delinquere, del quale Andreotti era accusato, è stato realmente commesso ed era pure concretamente ravvisabile, purtroppo però estinto per prescrizione. 

Arrivati più o meno al termine dell’articolo, con gli occhi che si ribellano alla lettura ed i conati di vomito, Feltri ci chiede un piccolo sforzo mentale, ponendoci questa domanda: “Vi sembra plausibile che certi buzzurri (Provenzano e Totò Riina, ndr) abbiano tenuto in scacco lustri e lustri le forze dell’ordine e le autorità giudiziarie in genere?”. In effetti, caro direttore, è poco plausibile. A questo punto però ne sorge un’altra di domanda: che qualcuno li abbia coperti? Magari può essere qualcuno che adesso ha paura di qualche pentito un po’ troppo chiacchierone. 

Ora, non sono certo il direttore di un quotidiano nazionale ed ho indubbiamente meno esperienza di lei in ambito giornalistico. Tuttavia mi sento di dare un consiglio a Feltri.

Oh direttore (notare il vocativo), le sue opinioni possono essere anche autorevoli, ma provi almeno una volta a basarle su fatti veri e certificati, magari verificando le sue fonti e non essendo così approssimativo. Pensi, “Il Giornalino” ne potrebbe persino guadagnare in immagine e credibilità.

Inoltre affermare che dei civili dimostranti siano amici comunisti di un pentito di mafia non è una buona alternativa allo stereotipo dei soliti facinorosi. Tenti di essere un po’ più originale e meno offensivo, rischierebbe anche meno denunce.  

 

vai all’articolo del NBD di Londra :http://www.italoeuropeo.it/index.php?option=com_content&task=view&id=2335&Itemid=1

 

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