IL SISTEMA GIUDIZIARIO RUSSO TRA SPERANZE E DELUSIONI

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IL SISTEMA GIUDIZIARIO RUSSO TRA SPERANZE E DELUSIONI 

Il caso Budanov e l’uccisione dell’avvocato Markelov accendono e spengono le speranze di una Russia che non conosce giustizia

di Giorgia De Osti 

 

 Nel 2000 il colonnello Jurij Budanov ha rapito, violentato e ucciso una giovane cecena di diciotto anni, El’za Kungaeva, adducendo come giustificazione il fatto che appartenesse ad un gruppo militare responsabile dell’uccisione di alcuni suoi militari.

Episodi di questo genere in Russia e in Cecenia sono frequenti e la cosa peggiore è che troppo spesso i colpevoli rimangono impuniti. Infatti i capi dell’esercito godono della protezione del Cremlino e affinché le forze armate russe mantengano la fiducia del popolo, un silenzio consapevole e vigliacco cerca di nascondere la vergogna di tali ingiustizie.  

Il caso Budanov rappresenta però  un’eccezione. Infatti, grazie all’inaspettata denuncia del suo superiore, il colonnello è stato condotto al cospetto dei giudici. Nel corso del processo, durato tre anni, diverse versioni e opposti giudizi sono stati espressi nei suoi confronti. Inizialmente le sfere militari, il Cremlino e i media lo hanno difeso a spada tratta, ritenendo che avesse fatto il suo dovere uccidendo una persona a suo parere pericolosa. Ovviamente, per evitare che fosse processato sono state messe in atto le solite manipolazioni grazie alle quali il colonnello è stato dichiarato incapace di intendere e di volere.

Quando il giudizio finale stava per essere emesso e tutte le speranze che la giustizia potesse trionfare erano state abbandonate, il processo cambia repentinamente direzione e Budanov viene condannato a dieci anni di carcere. 

A tal proposito, diverse sono le motivazioni addotte per spiegare una tale virata. Alcuni attribuiscono il merito all’avvocato Stanislav Markelov, entrato in scena in un secondo momento in sostituzione del legale che dall’inizio aveva difeso la famiglia della vittima. Pare infatti che l’associazione per i diritti umani, Memorial, non avesse fatto la scelta migliore nel momento in cui affidò  ad un avvocato ceceno la difesa della famiglia di El’za, in quanto il processo appariva piuttosto una battaglia tra russi e terroristi ceceni. E’ per questo motivo che Markelov, di nazionalità russa, pratico di casi di terrorismo ed estremismo politico e disposto a prendere le parti della famiglia della giovane uccisa, rappresenta la svolta nel processo e sposta l’attenzione dal falso eroismo di Budanov alla sincera disperazione dei genitori di El’za.  

Ciò nonostante, altri ritengono che, come sempre, c’entri lo zampino di Putin, il quale improvvisamente ha dimostrato il suo interesse affinchè la giustizia facesse il suo corso. Piccolo particolare non trascurabile, ciò è avvenuto contemporaneamente all’inizio della sua campagna elettorale. 

Indipendentemente dalla ragione per cui è stata presa una tale decisione, la condanna di Budanov può essere letta come un passo importante in nome della giustizia, se non fosse per il fatto che il colpevole all’inizio di quest’anno è stato rilasciato per buona condotta e perché nello stesso periodo l’avvocato Stanislav Markelov e la giovane collaboratrice di Novaja Gazeta Anastasija Baburova sono stati freddati all’uscita da una conferenza nella quale il legale aveva manifestato la volontà di presentare ricorso contro la scarcerazione del colonnello. Nessun caso è stato aperto a riguardo. 

Per l’ennesima volta la Russia dimostra la sua abilità nello stupire, non in bene ovviamente. Ad ogni passo in avanti, corrispondono tre passi indietro. Una tecnica che impedisce anche solo di sbirciare il futuro.

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