ARABIA SAUDITA: DECAPITATO E CROCIFISSO

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CISGIORDANIA: CONDANNA A MORTE PER COLLABORAZIONE CON ISRAELE
UGANDA: NO PENA CAPITALE NELLA LEGGE ANTI-GAY

ARABIA SAUDITA: DECAPITATO E CROCIFISSO

Una decapitazione in Arabia Saudita

7 dicembre 2009: un giovane è stato decapitato e successivamente crocifisso in Arabia Saudita. 
Si tratta di Muhammad Basheer bin Sa’oud al-Ramaly al-Shammari, 22 anni, che era stato riconosciuto colpevole dei sequestri e stupri di quattro persone, commessi nel febbraio 2009. La decapitazione ha avuto luogo nella città di Hail, a nord della capitale Riad. 
La testa del giustiziato è stata poi ricucita al corpo, che è stato appeso ad un palo in un luogo pubblico, pratica nota in Arabia Saudita come crocifissione. 
Una corte d’appello aveva confermato la condanna a morte e alla crocifissione a novembre, approvate successivamente dalla Corte Suprema. 
Nel corso del processo Muhammad al-Shammari non ha potuto disporre di un avvocato difensore, inoltre alcune fonti riferiscono di suoi disturbi psichici.
In Arabia Saudita, le crocifissioni avvengono dopo che il condannato è stato decapitato. Il corpo, su cui viene ricucita la testa, viene legato o appeso ad un palo, in pubblico. Talvolta i pali formano una croce, da cui l’uso del termine “crocifissione”. 
Dall’inizio dell’anno è la seconda volta che in Arabia Saudita un condannato viene decapitato e successivamente crocifisso. Il primo caso riguarda un uomo identificato come Ahmed bin ‘Adhaib bin ‘Askar al-Shamlani al-‘Anzi, messo a morte il 29 maggio a Riad.

 
CISGIORDANIA: CONDANNA A MORTE PER COLLABORAZIONE CON ISRAELE

Il presidente dell’Anp Mahmoud Abbas

9 dicembre 2009: un tribunale militare della Cisgiordania ha condannato alla fucilazione un membro dei Servizi di Sicurezza palestinesi per aver passato informazioni ad Israele. 
Il presidente del tribunale, Ahmed Abu Dayyeh, ha dichiarato che le informazioni rivelate dall’imputato hanno condotto all’arresto di diversi palestinesi. 
Mantenendo anonimo il condannato, Abu Dayyeh ha detto trattarsi di un 41enne reclutato dagli israeliani come informatore nel 1992. 
La condanna a morte, che deve ora essere approvata dal presidente palestinese Mahmoud Abbas, giunge nel momento in cui si intensifica il coordinamento tra Israele e le Forze di Sicurezza di Abbas. 
Lo stesso presidente Abbas è stato accusato di collaborazione con Israele dal movimento islamico di Hamas.

 
UGANDA: NO PENA CAPITALE NELLA LEGGE ANTI-GAY


9 dicembre 2009: pena di morte ed ergastolo non saranno più previsti in Uganda nel disegno di legge anti-omosessualità, ha dichiarato il ministro dell’Etica e dell’Integrità, James Nsaba Buturo.
La nuova versione del disegno di legge, attualmente all’esame di una commissione parlamentare, sarà presentata in Assemblea Nazionale tra due settimane. 
Il nuovo testo ha eliminato pena di morte ed ergastolo per ottenere il sostegno da parte dei leader religiosi, contrari a questo tipo di punizioni, ha detto il Ministro, aggiungendo che il disegno di legge, oltre a stabilire pene per le persone omosessuali, promuoverà terapie per “ attirare persone erranti verso un orientamento sessuale accettabile”. 
Il disegno di legge anti-omosessualità ha attirato critiche da parte degli attivisti per i diritti dei gay, sia in Uganda che fuori, secondo i quali la misura farà aumentare discriminazioni e odio contro gli omosessuali.