INTERVISTA a Matteo Tricarico in solitaria in bicicletta la distanza di 15.000 chilometri dal Vietna

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Champassak, Laos 12 dicembre 2009 in solitaria in bicicletta la distanza di 15.000 chilometri dal Vietnam all’Italia

Champassak, Laos 12 dicembre 2009 

Quale è lo scopo di questo viaggio? In cosa consiste? Da dove sei partito, dove arriverai e in quanto tempo. Viaggi da solo? 

L’impresa sportiva, cominciata da Saigon il 10 ottobre 2009, consiste nel percorrere in solitaria in bicicletta la distanza di 15.000 chilometri dal Vietnam all’Italia attraverso Cambogia, Laos, Thailandia, Myanmar, Bangladesh, Nepal, India, Pakistan, Iran, Turchia e Grecia in circa nove mesi. La finalità umanitaria del viaggio consta nel sensibilizzare ed informare l’opinione pubblica sul problema dell’infanzia disabile, andando ad incontrare i bambini in istituti per diversabili nei paesi attraversati.

Hai una preparazione atletica? Come l’hai ottenuta? 

Non ho una vera preparazione atletica specifica, ma da una decina d’anni utilizzo la bicicletta come principale mezzo di trasporto cittadino.

E’ la tua prima esperienza?  

No, negli ultimi sei anni ho pedalato per migliaia di chilometri in Indocina, ma il vero test che mi ha dato la sicurezza per affrontare questo viaggio è stato quello di 5000 chilometri in 45 giorni lo scorso maggio da Saigon a Bali. 

Matteo-in-bici-2.jpgCome ti è venuta l’idea di fare questo viaggio? 

La voglia di viaggiare credo sia innata in me e non si è affievolita, al contrario si è cresciuta nel tempo. Ma il mio girovagare per giorni coprendo migliaia di chilometri è qualcosa che ho iniziato a fare qui in Asia, un po’ per caso un po’ per scommessa. Tutto cominciò in Cambogia quando comprai una bicicletta a Phom Penh e la dovevo portare a Siem Reap a 300 chilometri di distanza. Chiesi al mio datore di lavoro consiglio e lui mi rispose scherzando “Potresti andarci pedalando!”. In quel momento qualcosa fece click nella mia testa e quel suggerimento dato per schernirmi divenne un po’ la mia ragione di vita. La mattina del giorno successivo, ero sulla strada per Siem Reap dove arrivai tre giorni dopo esausto ma con addosso una magnifica sensazione di libertà. Da allora ogni vacanza includeva una parte ciclistica sino a decidere di prendere un anno sabbatico per questo viaggio facendolo coincide con il mio quarantesimo compleanno, forse per paura che dopo sia troppo tardi!

Durante il viaggio da Saigon a Bali, mi  è stato spesso chiesto se compissi quest’impresa per una qualche ragione umanitaria o se avessi degli sponsor, così è nata l’idea di dare un risvolto umanitario alla mia avventura da sogno: dal Vietnam all’Italia in bicicletta.

Vuoi dimostrare qualcosa? 

Solo a me stesso che posso ancora lasciare tutto e ricominciare daccapo.  

Sei soddisfatto di come sta andando? 

Tutto sta eccedendo le mie più  rosee aspettative, a cominciare dai patrocini concessi dalle varie istituzioni, alle organizzazioni umanitarie che sono diventate partner del progetto, sino all’entusiasmo nei messaggi di supporto inviatemi da tante persone.  

Racconta un’esperienza che hai avuto in questo viaggio… 

Uno dei vantaggi di viaggiare in bicicletta, rispetto alla macchina o la motocicletta, è di essere a contatto diretto con la popolazione locale in aree rurali dove raramente passano dei viaggiatori occidentali. La sorpresa e la curiosità della gente del posto è grande a vedere qualcuno che viaggia in bicicletta. Sono continuamente testimone di esempi di persone che vogliono aiutarmi offrendosi di darmi passaggi sui loro carretti. 

Matteo-in-bici-1.jpgCosa vorresti che accadesse alla fine di questo viaggio? Cosa farai dopo?  

Per ora devo ancora terminare quest’avventura, ma sto già accarezzando l’idea di ritornare a Saigon facendo il giro del mondo…