Napoli,intervista a Don Aniello Manganiello, prete coraggio di Scampia

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Nell’intervista,il prete coraggio di Scampia ricorda anche la piccola Carmela,la tredicenne napoletana morta suicida dopo essere stata ripetutamente violentata.

IN RICORDO DI CARMELA, PER LA SUA FAMIGLIA, PERCHE’ SI FACCIA GIUSTIZIA,PER NON DIMENTICARE

Napoli – A parlare con lui si prova un’emozione forte. E si ha una certezza: gli uomini straordinari esistono, più silenziosi e più normali degli eroi, eccezionalmente calati in una parte difficile da recitare. Don Aniello Manganiello, 55 anni, è tra questi. Sacerdote da trent’anni, ammette che non è stata sua la decisione di andare a Scampia. Una volta là, ha capito che quella era la sua vocazione sacerdotale. Dare conforto agli ultimi o meglio “essere speranza e pane spezzato per la gente del posto”. Impegnato nel recupero di giovani tossicodipendenti, convinto che il calcio sia un’alternativa valida alla strada,durante i sedici anni trascorsi nella degradata periferia napoletana, Don Aniello è stato soprattutto speranza. Dai modi pacati e gentili, ha fatto la voce grossa contro la camorra, per difendere la sua gente. Minacciato dai clan, ha rifiutato ogni tipo di protezione e continua ad andare per la sua strada, convinto che “il male fa solo più rumore”. Amico di Alfonso Frassanito, il papà di Carmela, la bambina napoletana stuprata, abbandonata dalla società civile e morta suicida tre anni fa a Taranto, il prete coraggio ci racconta come ha visto questa vicenda e ci parla della ormai sua Scampia. Criminalità, disagio. Alla fine dell’intervista, però, si è pervasi solo dalla speranza.

Padre vive in una realtà difficile. Criminalità, disagio, a volte disperazione sono all’ordine del giorno a Scampia. Quando ha capito che la sua vocazione era curare l’anima della varia umanità di questo pezzo di mondo, tanto ferito e umiliato?Io sono stato catapultato in questo Rione don Guanella – Scampia. Non sono venuto per mia scelta. Il degrado, la povertà, lo strapotere della camorra mi ha spinto a mettermi in gioco per essere speranza e pane spezzato per la gente. Tutto questo risponde alla mia vocazione di sacerdote.

Davvero Scampia è solo degrado e criminalità come emerge, purtroppo, dalla cronaca di ogni giorno? O c’è un germe di speranza nascosto ai più?C’è tanta bella gente che è la maggioranza. Il male fa più rumore e fa paura. Quello che rimprovero alla mia gente è il silenzio, l’omertà, il chiudersi fra le quattro mura lasciando il territorio in mano ai malavitosi

.Tempo fa ha conosciuto Alfonso Frassanito, il papà di Carmela, la bambina napoletana diventata simbolo della lotta contro la violenza sulle donne. Carmela è stata stuprata e umiliata in tanti modi e stanca di vivere si è suicidata quasi tre anni fa. Che idea si è fatto di questa vicenda?Soprattutto sono rimasto sconvolto da tanta barbara violenza e dalla superficialità con cui gli operatori hanno accompagnato Carmela nel difficile percorso di recupero.

Perché spesso per gli uomini è difficile rispettare le donne? E l’unica forma di comunicazione diventa la violenza?C’è ancora la convinzione diffusa anche nel nostro meridione che la donna sia un oggetto da usare, dunque inferiore all’uomo. La violenza sessuale è anche manifestazione di dominio sulla donna da parte dell’uomo.

Alfio FrassaVive quotidianamente a contatto con il disagio di un quartiere difficile e avrà avuto a che fare spesso con ragazzi problematici. Cosa spinge un giovane ad infierire su una delle tante Carmela? E’ un problema di degrado, di valori che non ci sono, di educazione o c’è dell’altro?Il degrado soprattutto oltre alla mancanza di percorsi educativi atti ad accompagnare il ragazzo, perché la sessualità non è uno strumento di dominio, di sfruttamento e di piacere ma è uno strumento per comunicare un amore definitivo e fecondo. Nella famiglia questi adolescenti respirano un’atmosfera senza paletti, senza cultura, dove il modo di esprimersi è solo l’istinto.

Partendo dalla sua esperienza cosa deve fare un educatore per recuperare ragazzi che hanno commesso un reato in generale e questo tipo di reato in particolare?La messa alla prova (qualche ora alla settimana di servizio in una struttura scelta dal giudice) non è più sufficiente. Oltre al servizio, (qualche ora in più) il coinvolgimento obbligatorio in un percorso educativo, anche dei genitori (i primi ad essere rieducati).

Alfonso Frassanito chiede giustizia. Le istituzioni sono state latitanti in questa storia. E la famiglia si è quasi ritrovata sul banco degli imputati. Cosa pensa delle istituzioni italiane, che spesso trasformano le vittime in colpevoli?Il limite della giustizia italiana e dei percorsi di recupero è quello di mettere in atto ogni iniziativa  a favore del carnefice ma quasi niente per la vittima. Pagare fino in fondo per ciò che si è commesso è certamente fattore di crescita e di cambiamento.

Cosa augura a Carmela e alla sua famiglia, a Scampia, a chi ha causato un disagio e a chi lo ha subito?Alla famiglia di Carmela dico di non retrocedere in questa battaglia; a Scampia auguro di svegliarsi dal torpore e dal silenzio; a chi è autore di un disagio, di intraprendere la strada della conversione e a chi ha subito, di non mollare. 

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leggi anche :

L’Italoeuropeo A BREVE L’INTERA NOSTRA INCHIESTA SUL CASO DI CARMELA :L’Italoeuropeo LA STORIA : L’ONORE DI CARMELA una bambina violentata …. (questo articolo sara l’inizio di una nostra inchiesta su queto caso approfondito dalla nostra Flavia Squarcio…) LEGGI TUTTO… http://www.italoeuropeo.it/index.php?option=com_content&task=view&id=2390&Itemid=1

 

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