La Chiesa Romana ha dovuto negli anni motivare la sua scelta di non voler ordinare le donne.

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CONTINUA LA NOSTRA INCHIESTA :INTERESSANTE APPROFONDIMENTO FATTO DAL NOSTRO GIORNALE: Nel 1976 Papa Paolo VI e nel 1994 Giovanni Paolo II hanno risposto con due lettere (rispettivamente intitolate Inter Insignores e Ordinatio Sacerdotalis) alle proposte della chiesa Anglicana che agitavano il popolo cristiano.

 I concetti espressi sono gli stessi dato che Giovanni Paolo II si è limitato a ribadire le argomentazioni di Paolo VI con queste parole: “[…] non è ammissibile ordinare donne al sacerdozio, per ragioni veramente fondamentali. Queste ragioni comprendono: l’esempio, registrato nelle Sacre Scritture, di Cristo che scelse i suoi Apostoli soltanto tra gli uomini; la pratica costante della Chiesa, che ha imitato Cristo nello scegliere soltanto degli uomini; e il suo vivente magistero, che ha coerentemente stabilito che l’esclusione delle donne dal sacerdozio è in armonia con il piano di Dio per la sua Chiesa”. Viene inoltre sottolineato che “a queste ragioni fondamentali il medesimo documento aggiunge altre ragioni teologiche che illustrano la convenienza di tale disposizione divina, e mostra chiaramente come il modo di agire di Cristo non fosse guidato da motivi sociologici o culturali propri del suo tempo.” Queste ragioni teologiche vere sono che “Cristo, dando alla Chiesa la sua fondamentale costituzione, la sua antropologia teologica, seguita poi sempre dalla Tradizione della Chiesa stessa, ha stabilito così.” 

Secondo molti non ci sono segnali concreti nella Bibbia che vietino alle donne di ricoprire ruoli sacerdotali. Questo significa che l’ostinazione della Chiesa Romana si fonda su preconcetti culturali che potevano essere motivati duemila anni fa, ma andrebbero superati oggi dati gli enormi sviluppi  della cultura contemporanea. 

Secondo Vittorio Bellavite, coordinatore italiano del movimento internazionale Noi Siamo Chiesa – Movimento per la riforma della Chiesa Cattolica (www.noisiamochiesa.org), l’affermazione di Giovanni Paolo II nella sua Ordinatio Sacerdotalis è “un’interpretazione del Papa in termini dogmatico-teologici del tutto opinabile e che sarà superata e contraddetta nel futuro dalla stessa Chiesa , come tante altre cose. L’ordinazione di soli uomini non ha caratteristiche “ontologiche” ma di fatto, di cultura.” Secondo Noi Siamo Chiesa inoltre “in Italia non abbiamo mai dedicato moltissima attenzione a questo problema perché si punta a mettere in discussione tutta l’organizzazione dei ministeri e non porre quindi il problema della donna.”

Si dovrebbe quindi procedere ad un “progressivo superamento della situazione attuale col riconoscere maggiormente il ruolo della donna attribuendo ad essa (soprattutto dove la cultura e le comunità sono pronte) nuovi ruoli ‘veri’ (cioè non formali o di supplenza) a partire dall’ordinazione diaconale, primo passo per un successivo ministero pieno.”  

Dello stesso avviso è John Wijngaards, ex sacerdote. Sul suo sito www.womenpriests.org confessa: “Quando, nel 1998, Roma ha dichiarato che coloro che appoggiano l’ordinazione delle donne non sono più ‘in piena comunione con la Chiesa’, io ho avuto un grave problema di coscienza. Le mie dimissioni dal ministero sacerdotale attivo divenivano inevitabili.”

John ha scritto vari libri sull’argomento, dei quali uno è stato tradotto in italiano: “Né Eva, nemmeno Maria. L’ordinazione sacerdotale delle donne nella Chiesa cattolica” (Edizioni La Meridiana). Le sue argomentazioni sono riassunte in sette punti fondamentali, tra i quali ritengo opportuno approfondire il pregiudizio culturale. Secondo John Wijngaards le donne andrebbero liberate da un triplo pregiudizio che le ha escluse dal ministero sacerdotale. In primo luogo venivano considerate fisicamente, intellettualmente ed emotivamente inferiori, inoltre si pensava che portassero in sé il peccato originale di Eva ed infine, a causa del ciclo mestruale, erano considerate impure. In sintesi la tesi di Wijngaards è ancora una volta che non esista alcun passo della Bibbia che motivi l’esclusione delle donne dal sacerdozio, ma solo ragioni culturali che vengono ottusamente reiterate dalla Chiesa moderna. 

Un’altra opinione autorevole si schiera a favore del sacerdozio femminile. Jimmy Carter, ex presidente degli USA ed ex diacono della Chiesa Battista, sostiene infatti che l’esclusione delle donne dal sacerdozio sia “una chiara violazione non solo della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, ma anche degli insegnamenti di Gesù Cristo, l’apostolo Paolo, Mosè ed i profeti, Maometto ed i fondatori di altre grandi religioni, i quali hanno tutti predicato per un giusto ed equo trattamento di tutti i figli di Dio”. Jimmy Carter ha pronunciato queste parole in qualità di membro della Global Elders Initiative. Questo gruppo, fondato da Nelson Mandela,  è composto da personaggi di spicco della politica mondiale quali Fernando Henrique Cardoso, Mary Robinson, Lakhdar Brahimi e Desmond Tutu ed ha come scopo principale quello di agire sulle pratiche dannose e discriminatorie contro donne e ragazze e dare il pieno sostegno alla realizzazione dell’uguaglianza tra uomo e donna. Gli “Anziani” credono che la religione e la tradizione siano una grande forza per il progresso e la pace nel mondo, tuttavia ritengono inaccettabile la giustificazione e la discriminazione del genere femminile su base religiosa.