Passaggio delle audizioni dei Commissari al cuore della costruzione di un’Europa democratica

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Negli ultimi giorni i Commissari designati del nuovo esecutivo Barroso hanno passato le audizioni davanti alle Commissioni Parlamentari competenti sulle materie che saranno di loro responsabilità.

 E’ stato un esercizio vero, dove i membri del Parlamento non hanno fatto sconti, sondando con domande politiche, ma anche tecniche, le capacità e le conoscenze dei singoli Commissari designati. In sostanza, mettendo alla prova la loro adeguatezza ad assumere i rispettivi incarichi di nuovi “ministri” europei.

Le audizioni sono un momento affascinate, essenziale nella dialettica tra le diverse istituzioni europee. E, sicuramente, è uno dei passaggi più significativi del rapporto di costruzione della “fiducia” tra Parlamento ed esecutivo UE. Questo rapporto si realizza prima con un voto al presidente (preceduto da un suo discorso in cui indica il programma politico che intende promuovere); e poi, dopo le audizioni, con un voto finale con cui il Parlamento vota sull’intero nuovo collegio. Su questo voto si fonda la vera legittimazione politica alla nuova Commissione che, da quel momento, entra ufficialmente in carica.

L’esperienza di Buttiglione cinque anni fa e quella della Commissaria Bulgara designata Rumina Jeleva, Ministro degli esteri del suo paese, entrambi costretti a rinunciare all’incarico e sostituiti a seguito di audizioni controverse, è la prova che questo passaggio è lungi dall’essere una passeggiata. E, al di là di possibili ingiustizie o ripicche e, piccoli o grandi giochi di potere tra le forze parlamentari europee, è giusto che sia cosi. Le forche caudine dei Commissari designati sono il necessario prezzo da pagare per una vera e credibile legittimazione politica dell’intero collegio.

Chi conosce queste procedure e il funzionamento delle istituzioni europee non si sognerebbe mai, difatti, di dare del burocrate al Presidente della Commissione europea o a un membro del suo collegio. In analogia ai sistemi parlamentari moderni, con l’audizione e il successivo voto al collegio, si realizza un rapporto fiduciario tutto politico tra il Parlamento e l’esecutivo UE. Prova del carattere politico di questo rapporto sono anche le altre prerogative di controllo del Parlamento attraverso strumenti parlamentari tipici, quali interrogazioni scritte e orali, e il possibile ricorso a una mozione di sfiducia sul collegio.

E’ bene che i cittadini europei siano consapevoli di questo importante momento di collaudo democratico della seconda maggiore democrazia al mondo dopo quella indiana. E non la diano troppo per scontata, considerata la difficoltà e le resistenze che un forte ruolo del Parlamento europeo e il suo crescente legame politico con la Commissione ancora incontra in molti Stati membri. Ed è bene, anche, che i parlamentari siano pienamente consapevoli che con le audizioni il Parlamento si gioca buona parte della sua credibilità come istituzione. Utilizzare al meglio questo fondamentale momento di trasparenza e democrazia significa interpretare al meglio quel ruolo di rappresentanza e servizio delle istanze e degli interessi dei cittadini europei a cui questa istituzione è chiamata a rispondere.

Carlo Corazza