LA SALUTE FUTURA DEI BAMBINI DIPENDE ANCHE DA COSA MANGIANO DA PICCOLI

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Il latte vaccino non dovrebbe essere introdotto nella dieta almeno sino ai 12 mesi ma nonostante i consigli il 64% delle mamme lo offre ai bambini anche prima di questa età. 


Il latte di mucca non è adatto all’alimentazione infantile: troppe proteine e poco ferro, fondamentale allo sviluppo cerebrale.

Questa evidenza è una delle scoperte della moderna Scienza della Nutrizione che ha posto come fondamentale l’alimentazione nei primi anni di vita come principale forma di prevenzione primaria.

“Le patologie cardiovascolari ad esempio sono come ben sappiamo la prima causa di morte nei paesi industrializzati” spiega il Prof. Gian Vincenzo Zuccotti, Direttore della Clinica Pediatrica dell’Università degli Studi di Milano presso l’Ospedale Luigi Sacco “ma possiamo prevenire sin dall’infanzia la formazione di placche aterosclerotiche ad esempio limitando soprappeso, ipertensione e resistenza all’insulina già da bambini”.

“Esistono delle ‘finestre critiche’ dello sviluppo durante le quali l’eccesso o il difetto di fattori nutrizionali diversi potrebbe indurre conseguenze a lungo termine, come lo sviluppo di malattie cardiovascolari e obesità, con forti implicazioni biologiche e cliniche sia a livello individuale che per la salute pubblica” sostiene Claudio Maffeis, Professore Associato di Pediatria dell’Università di Verona, responsabile dell’Unità di Nutrizione Clinica e Obesità.

“Durante le fasi precoci dello sviluppo, alcuni nutrienti possono non solo avere effetti a breve termine su crescita, massa corporea e risposte funzionali dell’organismo, ma possono anche avere effetti sui rischi di mortalità e morbilità nel corso dell’età adulta.”

La prevenzione inizia subito, già prima della nascita: l’esposizione intrauterina ad una severa malnutrizione, soprattutto nel secondo trimestre di gravidanza e, dal lato opposto, un introito calorico eccessivo durante la gestazione sono importanti fattori di rischio di obesità nel bambino e nel giovane adulto. “Nei primi anni di vita è necessario proteggere i bambini da carenze di ferro, acidi grassi essenziali e vitamine e da eccessi di proteine e grassi. Per ottenere questo risultato è necessario rimandare il più possibile l’assunzione di latte vaccino e comunque non introdurlo nella dieta prima dei 12 mesi di vita” specifica il Professor Maffeis.

Nonostante questa raccomandazione sia ben chiara al 96,2% dei pediatri (fonte: SIP 2008) secondo una indagine Eurisko tra il 6° e il 9° mese di vita assumono latte vaccino tra il 17,5 e il 19,5% dei bambini e il 64% delle mamme a 12 mesi ha già introdotto il latte di mucca.

Nel confronto tra latte materno e latte vaccino quest’ultimo ha da perdere nel confronto, è ad esempio troppo carente in ferro, aumenta il rischio di carenza ed anemia e penalizza il sesso maschile. Ma soprattutto non dobbiamo dimenticare il suo ruolo nello sviluppo cerebrale e nella trasmissione dei segnali nervosi: “la crescita cerebrale infantile” spiega il Professor Zuccotti “avviene in maniera letteralmente esplosiva: tra la 24ma e la 40ma settimana di gestazione aumenta di 5 volte il suo peso e prosegue ad una velocità elevatissima sino ai 2 anni quando raggiunge l’80% del peso di un cervello adulto. Questi processi hanno bisogno di particolari sostanze per svolgersi correttamente come iodio, ferro e zinco.” Una carenza di ferro durante la gravidanza, l’età del lattante e del divezzo si associa ad un basso sviluppo cognitivo e altera il comportamento (a 11-13 mesi i bimbi appaiono più tristi, più paurosi e meno attenti).

L’eccesso di proteine del latte vaccino è stato riconosciuto come il maggiore fattore di rischio per il soprappeso e l’obesità infantile.  “L’’ipotesi proteica’ dello sviluppo di soprappeso ed obesità in età pediatrica correla l’assunzione eccessiva di proteine con l’aumento dell’insulina e dei fattori insulino-simili che porta a un incremento dei livelli di IGF-1 e quindi del precoce “adiposity rebound”(aumento del BMI prima dei 5 anni d’età) riscontrabili nei bambini che sviluppano obesità negli anni successivi” continua il Professor Maffeis “Va invece ridimensionato il ruolo dei grassi, spesso demonizzati: non solo rappresentano i principali determinanti dell’intake energetico, ma svolgono anche importanti funzioni strutturali e metaboliche.” Gli acidi grassi polinsaturi a lunga catena (LC-PUFA) sono fondamentali per una corretta crescita, per lo sviluppo del sistema nervoso, della capacità visiva e hanno un’influenza notevole sulla modulazione della risposta infiammatoria, sull’aggregazione piastrinica, la pressione arteriosa e l’attività cardiaca.

Il latte vaccino “fresco” è un alimento validissimo per l’alimentazione di adulti e anziani e per i bambini dopo il 3° anno di vita, ma la sua somministrazione nei primissimi anni di vita, e nel primo anno in particolare, è associata al rischio di provocare eccessi di alcuni nutrienti e carenze di altri.

Se il latte materno manca o è insufficiente può essere usato un latte in formula per lattanti che contribuisca a bilanciare l’apporto nutrizionale fino ai 6 mesi di vita e successivamente un latte di proseguimento. Dopo i 12 mesi invece il cosiddetto latte di crescita fornisce tutti i nutrienti chiave per crescere i bambini sino a 3 anni.