Sanzioni UE contro paradisi fiscali e fuga di capitali Potenziare l’azione dell’UE

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Adottare misure concrete e immediate, incluse sanzioni, contro i paradisi fiscali, l’evasione fiscale e la fuga illecita di capitali.  E’ quanto chiede il Parlamento auspicando l’applicazione dello scambio automatico delle informazioni nell’UE e con i paesi terzi e la promozione di accordi antifrode. Raccomanda anche la creazione di un sistema di incentivi per recuperare i crediti fiscali transfrontalieri e di una base imponibile comune per i gruppi industriali. Approvando con 554 voti favorevoli, 46 contrari e 71 astensioni la relazione di Leonardo Domenici (S&D, IT), il Parlamento “condanna fermamente il ruolo svolto dai paradisi fiscali nell’incoraggiare e nel trarre profitto dall’evasione fiscale, dall’elusione fiscale e dalla fuga di capitali”. Esortando pertanto gli Stati membri “a considerare prioritaria” la lotta contro questi fenomeni, invita l’UE “a potenziare la sua azione e ad adottare misure concrete e immediate, ad esempio sanzioni, contro i paradisi fiscali, l’evasione fiscale e la fuga illecita di capitali”. Propone anche l’istituzione di un registro pubblico dell’UE “che elenchi i nomi delle persone e delle imprese che hanno creato società e aperto conti in paradisi fiscali”, con lo scopo di svelare i veri beneficiari celati dietro alle società off-shore. Esorta inoltre l’Unione europea ad adottare misure che impediscano l’abuso del “principio di residenza” mediante regimi di domicilio e proprietà fittizi che consentono alle holding senza attività o alle società di comodo di evitare ai loro proprietari effettivi di pagare le tasse nel loro paese di domiciliazione. L’UE dovrebbe inoltre adottare un approccio comune all’applicazione di misure anti-abuso, che sia “efficace, equo e coerente con il concetto di costruzione di puro artificio”. Lo scambio automatico d’informazioni per combattere l’evasione fiscale Per i deputati, una buona governance fiscale – intesa come trasparenza, scambio di informazioni a tutti i livelli, efficace cooperazione transfrontaliera e concorrenza fiscale leale – è “un elemento chiave per la ricostruzione dell’economia globale dopo il crollo finanziario del 2008”. A tale riguardo, sottolineano che, al posto del segreto bancario, “si dovrebbe prevedere, in ogni caso, uno scambio automatico di informazioni in tutti gli Stati membri e i territori dipendenti”. Il Parlamento ritiene poi che la commercializzazione, nell’Unione europea, di fondi alternativi domiciliati in un paese terzo debba essere subordinata al rispetto delle norme di buona governance fiscale, nonché all’effettiva applicazione – sulla base di norme giuridicamente vincolanti – del principio dello scambio automatico di informazioni. I deputati ricordano che la lotta contro i paradisi fiscali e l’evasione fiscale potrà avere successo “solo se verranno applicate a tutti le stesse regole”. In proposito, ritengono che la direttiva 2003/48/CE sulla tassazione dei redditi da risparmio “costituisca un passo positivo verso la creazione di un quadro globale per lo scambio automatico di informazioni”. Ritengono peraltro che le disposizioni di tale direttiva dovrebbero essere estese a Singapore, Hong Kong, Macao, Dubai, Nuova Zelanda, Ghana e ad alcuni stati degli USA, che sono “un luogo privilegiato per gli evasori fiscali”. Lo scambio automatico di informazioni, d’altra parte, agevolerebbe “il recupero dei capitali trasferiti all’estero in modo illecito”. Una reale politica dell’UE in materia di buona governance fiscale I deputati ritengono che vi sia “necessità di coerenza e di una reale politica dell’Unione europea in materia di buona governance fiscale” e che la sua credibilità dipenda anche dalla sua volontà “di prendere misure rigorose innanzitutto contro i paradisi fiscali esistenti sul proprio territorio”. Esortano quindi l’UE ad esaminare diverse forme di sanzioni e incentivi per promuovere la buona governance fiscale, “quali un prelievo speciale sui movimenti da o verso giurisdizioni non cooperative, il mancato riconoscimento, all’interno dell’Unione europea, dello status giuridico delle società create in giurisdizioni non cooperative e il divieto per le istituzioni finanziarie dell’Unione europea di stabilire o mantenere filiali e consociate in giurisdizioni non cooperative”. Il Parlamento raccomanda poi la creazione “di un adeguato sistema di incentivi per il recupero di crediti fiscali transfrontalieri”, al fine di aumentare l’attuale tasso di recupero del 5%. Al riguardo, suggerisce, di ripartire equamente le entrate derivanti dalla riscossione delle imposte non pagate tra l’amministrazione che recupera crediti fiscali per conto di uno Stato membro richiedente e l’amministrazione di quest’ultimo. Sottolineando la necessità di coordinare le politiche degli Stati membri per rafforzare l’applicazione delle norme anti-evasione, il Parlamento ricorda che l’introduzione di una base imponibile consolidata comune contribuirebbe ad affrontare i problemi relativi alla doppia imposizione e al prezzo di trasferimento all’interno di gruppi. Inoltre, per meglio identificare i prezzi di transazione inesatti e le tecniche di evasione fiscale più frequentemente utilizzate, propone che la Commissione dia priorità a una più estesa applicazione del metodo dei profitti comparabili, “spostando così il raggio del controllo dei prezzi di trasferimento dal livello della transazione a quello dell’impresa”. Promuovere accordi anti-frode con i paesi terzi Il Parlamento invita inoltre tutte le parti interessate ad accelerare la conclusione dell’accordo anti-frode con il Liechtenstein e chiede che sia conferito un mandato alla Commissione per negoziare accordi analoghi con Andorra, Monaco, San Marino e Svizzera. Al contempo, gli Stati membri dovrebbero rivedere i loro accordi fiscali bilaterali con i paesi terzi. Pur accogliendo con favore i primi progressi compiuti in materia di buona governance fiscale a seguito delle iniziative adottate in altre sedi internazionali, il Parlamento ritiene tuttavia che gli impegni assunti dal G-20 sino ad oggi “non siano sufficienti ad affrontare le sfide poste dall’evasione fiscale, dai paradisi fiscali e dai centri offshore”. Invita poi l’OCSE a coinvolgere la Commissione nella revisione inter pares del Forum mondiale, “in particolare per quanto riguarda l’identificazione delle giurisdizioni non cooperative e lo sviluppo di una procedura per valutare la conformità e l’attuazione di contromisure dissuasive”.I deputati rilevano infine l’esigenza di rivedere le attuali norme contabili internazionali per aumentare la trasparenza e, al riguardo, chiedono che con i conti annuali delle società siano divulgate le informazioni contabili relative ai paradisi fiscali per ciascun paese. L’UE dovrebbe anche garantire la coerenza nell’attuazione, a livello europeo e internazionale, delle norme in materia di vigilanza prudenziale, imposizione fiscale e riciclaggio di denaro nonché di lotta contro il terrorismo.