La Meglio Italia all’estero Una vita tra inchiostro e politica Scrivere è il suo destino.

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 La storia di Mariza Bafile, tra impegno sociale e parlamentare. Il suo mentore? Papà Gaetano, fondatore de La Voce d’Italia  Mariza Bafile ha mangiato pane e inchiostro, da sempre. Nata a Caracas, da bambina amava giocare nella redazione de La Voce d’Italia, il quotidiano fondato e diretto dal padre, Gaetano Bafile, nel 1950. “Non riesco a ricordare quando ho deciso di scrivere, la mia vita è stata subito piena di libri, rumore di rotative, articoli, penne e fogli, per cui mi è sembrata la cosa più naturale, come bere e respirare”. Mariza Bafile ha sperimentato diversi stili di scrittura come giornalista, sceneggiatrice e scrittrice, con un padre citato dal Premio Nobel Gabriel Garcia Marquez nel libro Un giornalista felice e sconosciuto, non aveva scampo. “Garcia Marquez – ricorda – fa riferimento ad una inchiesta su sette siciliani scomparsi nel nulla”.Per arrivare alla verità, Bafile rischiò la vita: “Nell’angusto e disordinato ufficio de La Voce d’Italia, Gaetano Bafile inizia la sua inchiesta, ma nel 1955 – scrive Marquez – le conclusioni cui giunse il giornalista erano un biglietto senza ritorno verso la morte. Un funzionario di polizia, che si accorse dei progressi di Bafile nelle indagini, lo prevenne: ‘Non cammini sulla dinamite’”. “Mio padre non riuscì a salvarli, ma restituì loro una dignità: non erano assassini o complici del regime, ma vittime del dittatore Marcos Perez Jimenez per giustificare i suoi crimini. Ricordo la felicità di mio padre quando a ringraziarlo furono i parenti delle vittime in occasione dell’uscita di Inchiesta a Caracas” (Sellerio) dello stesso Bafile. Mariza parlerebbe solo del padre: “Ci fu anche l’inchiesta su Angelo Zagame che aveva la colpa di essere arrivato per primo sulla scena di un delitto, una storia che testimonia l’importanza, per la comunità italiana, di contare su un giornale-sentinella dei loro diritti. Zagame raccontò la sua verità a Paese Sera: La Voce d’Italia lo aveva strappato alla tortura, alla morte”.Saranno stati i racconti del padre a sviluppare in Mariza Bafile un forte senso della giustizia, della difesa dei diritti; un impegno concretizzato in una intensa attività politica che l’ha portata nel 2006 alla Camera dei Deputati eletta nella circoscrizione Estero nelle liste dell’allora Ulivo. Subito la designazione come Segretario di Presidenza. Anche se quella legislatura ebbe vita breve, di Mariza Bafile si dice che è stata il Segretario che ha promosso e realizzato il maggior numero di iniziative: ha presieduto due Premi Langer, il Premio di Giornalismo “Alpi-Cutuli”, ed è stata l’unica parlamentare europea invitata da Remo Carlotto, allora presidente della Commissione Diritti Umani della Camera in Argentina con cui ha creato un Osservatorio per i Diritti Umani nelle carceri sudamericane.Il legame con l’Italia, con la città di origine, L’Aquila, non è mai venuto meno, accade a chi vive le radici come un richiamo delle sirene. E Mariza sceglie di laurearsi a Roma in Scienze politiche, poi ancora a Caracas dove studia drammaturgia all’Università Centrale. Ma il lavoro di giornalista per La Voce, l’altra “famiglia”, non viene mai meno. I suoi pezzi arrivano sul Corriere della Sera e l’Unità mentre scrive sceneggiature per documentari e film, Terra Nova, Vedove senza morto e Magia e seduzione.A proposito di legami… Mariza Bafile ha scelto Roma per presentare il suo primo romanzo, Notturno (Studio 12). Ad ispirarla un fatto di cronaca: una donna vittima della violenza di un uomo, quella che non lascia segni sulla pelle, ma che porta ad identificare la liberazione con la morte. Ma questa è un’altra storia.