Fantagiornalismo e Web: la distillazione della comunicazione “Eretici digitali”

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queto è un libro che affronta gli sviluppi della rete e dei nuovi sistemi che gestiscono l’informazione integrata e multimediale (www.apogeonline.com, 2009).  Secondo i due autori, Massimo Russo e Vittorio Zambardino, la rete è in pericolo e il giornalismo pure. Invece a mio parere l’ambiente asettico del Web permette la distillazione della comunicazione: vengono ridotte al minimo le distorsioni emotive dovute alla classe sociale, alla gerarchia, alla razza, al sesso, al genere, all’età, alla religione e all’ideologia politica di chi trasmette e di chi riceve le informazioni. Le idee e i pensieri risentono di minori pregiudizi e vengono valutati da più punti di vista. E dopotutto ogni tipologia di vero giornalismo, su carta o su schermo, “è trasgressione continua: di una legge che vieta, di apparati che controllano, ma anche delle regole di buona educazione” (p. 22).Dunque nella società globale è in atto una vera e propria evoluzione antropologica: “non si tornerà all’autorevolezza facendosi pagare per un pezzo di giornale. Si fa un gran parlare di multimedia, ma sarà sempre quello che è raccontato (e non copiato da un’agenzia di stampa), in qualsiasi forma, a decidere del successo di chi scrive e comunica… cittadini elettronici e giornalismo (non “editoria” e non “giornalisti”) possono ancora incontrarsi per trovare insieme il futuro” (p. 6).Il Web (www.w3c.it; www.igf-italia.it) è anche l’ultima forma di potere soft esercitato dagli Stati Uniti (l’estrema decadenza economica statunitense ha però ha risparmiato la tecnologia militare e l’apparato diplomatico). Internet è lo specchio del mondo: verità, falsità e a volte forme di celebrazione di condotte criminali, come avviene nella vita reale. Ma ci sono innumerevoli occhi e menti che osservano e controllano, in tutti i paesi del mondo. La verità vi regna e vi regnerà. Vivacchieranno alcune bande di falsari e anche qui si dovrà lottare contro i pregiudizi e i dogmi. I dogmi peggiori saranno sempre quelli prodotti dal potere, poi seguiranno quelli prodotti dalla casta dei giornalisti e infine quelli che derivanti dall’arroganza dei tecnici e dall’ignoranza dei cittadini.Però la rete non è in pericolo: semplicemente si trasformerà in un grande business e in un grande centro di ricerca della conoscenza. Internet è infinita e ci sarà spazio per tutti e tutto. E tutto il materiale documentato sul Web sarà molto meno travisato di tutte le sacre scritture trasmesse prima oralmente e poi trascritte più volte nel corso della storia nelle diverse lingue. Infatti la Bibbia, il Vangelo e il Corano risentono delle imprecisioni e del conflitto di interessi e di potere che è inevitabile in qualsiasi richiamo della memoria personale. Ad esempio gran parte del Corano non è stato scritta da Maometto, ma trascritta a memoria da suo genero Abu Bekr, e molto più tardi ci furono le aggiunte di altri vecchi adepti, tutti uomini con interessi molto maschili e molto tribali.Invece per quanto riguarda i poteri globali di oggi, l’economista Umair Haque (Harvard Business Review), afferma che Google crea un’economia aperta dove il potere risiede vicino alle periferie e dove l’informazione gira liberamente, anche se “in effetti è un grande reintermediatore di visibilità, che applica, in un modo tecnologicamente molto più efficiente di quanto avvenisse in passato, gli stessi paradigmi di protezione e intermediazione che la rete teoricamente avrebbe dovuto abbattere” (p. 92). Perciò anche su Google aleggia il lato oscuro della concentrazione del potere: “Il click fraud, o frode sui click, è stata a lungo uno dei problemi di questa industria… è il piccolo sporco segreto” (p. 105). Del resto i vecchi intermediari sono condannati e verranno presto eliminati (Jeff Jarvis). E forse verrà anche il turno delle tribù di vecchi monopolisti e oligopolisti avidi, ignoranti e petulanti che ci ritroviamo in Italia.In conclusione, la rete è diventata informazione che si autoriproduce in nuova e migliore informazione, e ha dimostrato che la gente sente il bisogno di comunicare da pari a pari senza chiedere autorizzazioni a nessuno. E nella vita e nel Web “Nulla è più forte di una idea il cui tempo sia venuto” (Victor Hugo). L’unico rischio è che internet si trasformi in un gigantesco esperimento di marketing in doppio cieco” (p. 55). Facebook si è già impadronita delle nostre anime digitali. Senza pagarci.Comunque Russo e Zambardino, insieme ad altri professionisti del mondo digitale italiano, saranno i protagonisti di un nuovo importante appuntamento a Milano, lunedì 15 febbraio: www.meetthemediaguru.org. E stanno preparando un’iniziativa di giornalismo digitale di inchiesta e che verrà presentata al Festival del Giornalismo di Perugia (www.festivaldelgiornalismo.com).Nota – La rete Internet è nata negli anni sessanta, grazie ai finanziamenti del Ministero della Difesa degli Stati Uniti. Il Web, interfaccia grafica e collegamento ipertestuale tra documenti in rete, è stato progettato da Tim Berners-Lee agli inizi degli anni Novanta (www.w3.org).