Il sogno di un uomo squallido

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 Come un romanziere possa prevedere facilmente il futuro attraverso la riflessione.  Fare letteratura è spesso compiere opera di chiaroveggenza, non solo nel comune senso di “vedere” qualcosa che avverrà o che è già accaduta, ma anche nella capacità di osservare in un modo più chiaro ed onesto cosa avviene nella realtà, qualità che spesso i grandi scrittori hanno, sublimano ed esasperano.E’ il caso di autori come Hugo, Cervantes, ma anche di personalità più recenti e degne di nota come Marìas e Lehane (autore dei capolavori dai quali sono stati tratti film del calibro di “Mystic River” e “Gone Baby Gone”); è certamente anche il caso di Fëdor Michajlovič Dostoevskij, scrittore russo ottocentesco e paradigma vivente di come fare letteratura sia compiere un’indagine sociale di notevole utilità.Certamente i lavori più noti di questo autore sono “I demoni” o “L’Idiota”, tuttavia “Il sogno di un uomo ridicolo”, racconto relativamente breve, occupa un posto di notevole importanza, proprio per la razionalità con la quale l’autore affronta un argomento attualissimo, posto tuttavia in una chiave fantastica.L’argomento è certamente l’utilità dell’uomo alla terra, cioè se l’esistenza dell’uomo sia da considerarsi un qualcosa di positivo oppure di negativo, in grado di contribuire allo sviluppo del mondo oppure capace di condurlo alla sua distruzione totale.In un periodo per giunta nel quale film come “Avatar” suscitano sentimenti di depressione per la realizzazione che un posto come “Pandora”, il fantomatico mondo nel quale svolge il film, sia ormai neanche immaginabile, “Il sogno di un uomo ridicolo” diviene opera in grado di suscitare una profonda riflessione sulla funzione dell’uomo nell’odierna società e di cosa questa sia divenuta.In questo romanzo di modeste dimensioni incontriamo il protagonista, un uomo di mezza età, nel momento in cui decide di suicidarsi. Presa questa decisione l’egoismo si impossessa di lui totalmente, tanto che nel momento in cui incontra una bambina disperata perché la madre sta morendo e nessuno vuole aiutarla, la scaccia violentemente. Tornato a casa, si assopisce e sogna proprio la sua morte: tuttavia questa non rappresenta la fine di tutto, l’oblio totale e definitivo, ma il passaggio ad un’altra dimensione. Il protagonista narra allora di come giunga, accompagnato da una non definita presenza, in un altro mondo, molto simile alla terra, nel quale tuttavia vivono gli uomini in uno stato paradisiaco di concordia, molto simile a quello dell’Eden biblico, sereni, perché realizzano come la morte non sia altro che un passaggio, un trapasso, ed in armonia, perché scevri delle squallide emozioni negative umane.Al momento del suo arrivo il protagonista appare in tutto il suo squallore, come un maelstrom all’interno del quale girano vorticosamente i germi dei peggiori mali terresti, quali corruzione, malizia, invidia, odio e molto altro, divenendo un piccolo “vaso di Pandora” vivente.L’uomo che voleva suicidarsi infetta semplicemente con la sua presenza questo paradiso, facendo nascere nei suoi abitanti sentimenti a loro oscuri in precedenza. Viene a crearsi la società separata, si costituiscono cioè fazioni contrapposte fra loro, nasce l’impulso omicida : insomma, la negatività si impossessa della nuova dimensione, condannandola ad una veloce distruzione. Certo, il protagonista vorrebbe che la nuova umanità lo eliminasse, dal momento che è lui colui che reca con sé la distruzione di tutto, è lui l’untore. Nessuno tuttavia gli dà retta e la condanna inflitta a questo personaggio dall’autore consiste proprio nel suo osservare, impotente e colpevole, lo svolgersi degli avvenimenti.Arrivati a questo punto, giunge il risveglio. Da quel momento il protagonista comprende come sentimenti quali corruzione ed altro non siano la condizione naturale della razza umana, bensì ma costituiscano una sua degenerazione, attuata da pochi, singoli individui e poi diffusasi ampiamente, e cerca di rimediare nel suo piccolo, predicando la verità appresa nel sogno e rinunciando ai suoi propositi suicidi.Trasponendo “Il sogno di un uomo ridicolo” nell’ipocrita mondo attuale, nel quale troviamo gente che si commuove per un film quando basterebbe che aprisse gli occhi per osservare la distruzione spirituale e materiale che loro stessi costantemente praticano, questo diviene chiarissima opera di come già nell’ottocento un acuto narratore quale Dostoevskij sia riuscito ad osservare delle crepe nella coscienza umana, delle incongruenze che poi hanno condotto fino ad atrocità note come nazismo, e meno note come ad esempio la creazione del funesto “Agent Orange”.Ma “Il sogno di un uomo ridicolo” non rappresenta soltanto un racconto che assomiglia sempre più ad una favola triste, simile però a quelle favole di esopiana memoria, nelle quali in poche righe abbiamo un pensiero di infinita grandezza, ma piuttosto la constatazione di come l’umanità avesse la possibilità di scegliere in passato, e di come abbia scelto di commettere un madornale errore, optando per la scelta peggiore.L’umanità odierna è piena di uomini ridicoli, che si pentono quando è ormai troppo tardi delle loro azioni. Un romanzo che trova forse la sua trasposizione cinematografica ideale, per quanto riguarda il concetto espresso, in un (difficilissimo da comprendere) documentario di Herzog, noto come “Lesson in Darkness”, un documentario che, quasi totalmente senza parole, testimonia come la stupidità umana sia il morbo che condurrà questa specie alla totale estinzione.Un’estinzione che nasce certamente nella cultura e che è già possibile osservare ad esempio nelle varie reti televisive italiane, le peggiori al mondo, vere e proprie stalle, trasudanti di programmi inutili, che mostrano come sia avvenuto ormai un distacco irrimediabile ed irrecuperabile dalla realtà, e come l’uomo non solo sia sempre più stupido, ma anche sempre più astratto dal reale in ogni suo atteggiamento.Facebook, Grande Fratello, Amici, sono la riprova di ciò, di come il futile sia divenuto necessario, ed il necessario sia divenuto invece scontato, cose che sappiamo di avere non perché ce le siamo guadagnate, ma in quanto le abbiamo sempre avute.Guardando da una prospettiva meno campanilistica, l’umanità si sta distruggendo e, certamente, alla base di ciò vi è lo sfrenato consumismo, ma dietro, dietro i fumi tossici delle fabbriche e i veleni che quotidianamente vengono scaricati in mare, dietro queste “morti economiche”, vi sono sentimenti di odio, di avidità, di corruzione che dominano le menti dei potenti, potenti che non si curano di nulla, ed il cui unico rammarico è forse il fatto di non poter avere più di una terra da distruggere, terra che ora cercano disperatamente nell’universo inesplorato. C’è da augurarsi che non la trovino mai. Eppure questi non sono uomini ridicoli che possono sognare, ma uomini squallidi, destinati ad un sonno senza sogni per sempre.

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