INTERVISTA A FELICE CAPPA, REGISTA DEL FILM “IL SANGUE E LA NEVE”

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Il regista, Felice Cappa, risponde a qualche domanda sul film “Il Sangue e la Neve”, testimonianza della storia di Anna Politkovskaja, la giornalista non rieducabile.

  

Nell’ottobre 2009 Raidue manda in onda in seconda serata un memorandum sulla storia di Anna Politkovskaja. Il titolo è “Il Sangue e la Neve”, la protagonista che recita la parte della giornalista è Ottavia Piccolo e il regista è Felice Cappa. In seguito alle numerose pubblicazioni librarie dirette a sensibilizzare le coscienze dei lettori, Felice Cappa sceglie di indirizzarsi ad un pubblico diverso, rielaborando per la televisione il testo teatrale scritto da Stefano Massini e interpretato per il teatro dalla stessa Ottavia Piccolo. Ne è derivato uno straordinario contributo visuale che permette agli spettatori di accompagnare le parole di Anna Politkovskaja alla sua immagine che si muove solitaria in uno sfondo cupo e desolato mentre racconta le sue esperienze in una Cecenia in guerra e le difficoltà della sua professione che le sono costate l’etichetta di nemica della Russia incorreggibile e per giusta non rieducabile.

A tal proposito ho avuto il piacere di porre qualche domanda al regista di “Il Sangue e la Neve”, Felice Cappa sul suo film e la sua attività.

GDO: Come si è sviluppata l’idea di adattare la versione teatrale di Stefano Massini alla televisione?

F.C: Già da tempo avrei voluto lavorare con Ottavia Piccolo ma la possibilità di farlo si è presentata solo in questa occasione. Infatti c’erano tutte le condizioni affinché fosse possibile adattare il testo teatrale alla televisione in quanto si trattava di un testo scarno, senza una struttura forte. In questo modo è stato possibile lavorare sul testo per creare una sceneggiatura televisiva che attraverso le immagini evocasse le parole della Politkovskaja.

GDO: Il memorandum è stato ambientato in un ex cementificio, una location cupa e desolata. Come mai?

F.C: L’ambiente doveva essere una metafora del potere, un potere che isola, che confonde e fa paura. Ottavia Piccolo è immersa in questo luogo ma dimostra di non essere impaurita e si muove con sicurezza nei suoi meandri alla ricerca della verità. Ho voluto creare una perfetta congruenza tra il luogo e le parole della protagonista affinché trasparisse la reale natura della Politkovskaja. Inoltre nella realizzazione delle scene noi stessi abbiamo percepito una tensione fisica che ci ha permesso di metaforizzare al meglio la sua condizione.

GDO: Quando si lavora per ricostruire la vita di un personaggio pubblico, inevitabilmente si crea una particolare relazione con lo stesso. Quali sensazioni ha suscitato in lei l’essere a stretto contatto con l’esperienza di Anna Politkovskaja?

F.C: Prima di diventare regista sono stato un giornalista e ho maturato un grande rispetto per questo lavoro. Di conseguenza nutro una profonda stima nei confronti di chi, attraverso la propria professione, cerca di far rispettare le regole e non cede a nessun compromesso. La vita della Politkovskaja è emblematica e ha dimostrato un coraggio non da tutti. Per questo è importante contribuire affinché emerga la sua attività e si diffonda l’idea di mettersi in gioco per il servizio pubblico. Io ho una fede laica nell’uomo e credo che così come egli sia capace di fare del male, possa fare altrettanto bene. Anna Politkovskaja lo ha dimostrato, sottolineando come le donne abbiamo una particolare forza e abilità nel tagliare il cordone ombelicale con chi crede nei legami distorti.

GDO: Il suo lavoro ha avuto un grande successo; infatti il film è stato presentato al Festival di Venezia e il dvd è in vendita. Ha mai pensato, anche solo per un attimo, che il pubblico non si sensibilizzasse come previsto?

F.C: Inevitabilmente una produzione televisiva ha un maggiore eco e la presentazione del film al Festival di Venezia ha notevolmente contribuito affinché il messaggio venisse veicolato ad un pubblico più vasto e sicuramente sensibile all’argomento. Non ho mai pensato che il messaggio non arrivasse perché quando un lavoro lascia il segno in chi lo realizza porta dei risultati anche al di fuori.

GDO: Quali sono i suoi progetti per il futuro? Sono previste altre collaborazioni con Ottavia Piccolo? C’è l’intenzione di promuovere questo nuovo genere di film che testimonia l’esperienza di altri coraggiosi personaggi alla stregua di Anna Politkovskaja?

F.C: Dopo “Il Sangue e la Neve” ho prodotto con Moni Ovadia “Canto del Popolo Ebraico Massacrato”, una reinterpretazione del poema di Yitzhak Katzenelson sulle deportazioni degli ebrei nel ghetto di Varsavia, con lo scopo di evitare che la storia si riproponga nei suoi aspetti peggiori. Nel film si incrociano i destini del pedagogo Katzenelson che scrive un canto sulla deportazione degli ebrei ritrovato solo dopo la sua morte e la fine della guerra e di Liliana Segre, anche lei deportata ad Auschwitz ma sopravvissuta. Il lavoro che ha avuto grande successo ed è stato premiato al Premio Prix Italia 2009, ripercorre attraverso gli occhi di Liliana le tappe del viaggio del poeta verso la morte. Inoltre sto lavorando a un documentario sulla figura di Gianni Rodari che ha dimostrato con grande maestria come usare la creatività per affrontare il futuro del mondo. Per quanto riguarda Ottavia Piccolo, al momento non è in programma nessun’altra collaborazione ma spero vivamente che ci sia una seconda occasione di lavorare insieme.

Ringraziamo Felice Cappa per il suo prezioso contributo.

Per chi fosse interessato alla visione del film “Il Sangue e la Neve”, il dvd è disponibile online nei siti www.ibs.it o www.bol.it.