“GLI ARAZZI DEI GONZAGA NEL RINASCIMENTO.

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 DA MANTEGNA A RAFFAELLO E GIULIO ROMANO” IN MOSTRA A PALAZZO TE A MANTOVA DAL 14 MARZO AL 27 GIUGNO 2010 Fin dall’antichità i tessuti preziosi sono stati la componente ornamentale mobile prediletta di re e nobili di tutta Europa e dalla metà del Trecento gli arazzi ne hanno rappresentato la parte primaria.

 Quei tessuti di dimensioni gigantesche, veri e propri affreschi mobili, facili da trasportare da una residenza all’altra, da appendere e staccare, non si limitavano alla funzione di difendere dal freddo e dalle intemperie ma dovevano anche costituire uno sfondo variopinto e conforme ai desideri dei committenti e ne manifestavano la ricchezza e il prestigio. La maggior parte degli arazzi delle antiche collezioni era realizzata da artisti fiamminghi e proponeva scene campestri che offrivano durante le stagioni più rigide la possibilità di usufruire di una specie di “giardino d’inverno”. Ma ne esistevano anche altri con intessute storie complesse e considerate sia dei modelli, che dei suggerimenti autocelebrativi dei loro proprietari: per un cardinale venivano ad esempio commissionate storie di eroi biblici, come Davide o Saul o Mosé, o di personaggi cristiani dagli Atti degli apostoli, oppure per un uomo d’armi storie profane, come quelle di Enea o di Alessandro o le Fatiche di Ercole.L’affascinante mostra Gli arazzi dei Gonzaga nel Rinascimento.

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Da Mantegna a Raffaello e Giulio Romano, fortemente voluta dal Comitato Scientifico del Centro di Palazzo Te presieduto da Salvatore Settis, posta sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana e di S.M. Alberto II Re del Belgio e curata da Guy Delmarcel, tra i massimi esperti europei del settore, in collaborazione con Nello Forti Grazzini, Stefano L’Occaso e Lucia Meoni, presenta una selezione – trentaquattro opere – degli arazzi più belli appartenuti ai Gonzaga e realizzati durante il Rinascimento unitamente ad alcune testimonianze documentarie.I signori di Mantova acquistarono infatti degli arazzi fin dal Quattrocento. Ma fu soprattutto nel Cinquecento che gli acquisti di arazzi conobbero un forte incremento per via dell’interesse nutrito verso questa particolare arte dai tre figli di Francesco II Gonzaga (1466-1519), quarto marchese di Mantova, e di Isabella d’Este (1474-1539): Federico II (1500-1540), primo duca e committente di Palazzo Te; Ercole (1505-1563), cardinale e legato pontificio al Concilio di Trento, e Ferrante (1507-1557), comandante in capo delle truppe imperiali, poi governatore di Milano e fondatore del ramo di Guastalla. Le loro collezioni, e in parte minore anche quelle dei loro successori, ebbero dimensioni imponenti. Molti di questi nei secoli seguenti andarono incontro a distruzione, o furono consunti dall’uso, molti vennero acquisti da altri nobili italiani. Tanto è vero che quando nel 1749 il ramo dei Gonzaga di Guastalla si estinse, gli arazzi sopravvissuti erano solo 58.Quasi tutti gli arazzi furono realizzati nelle Fiandre, oppure in Italia a opera di arazzieri di origine fiamminga. A quell’epoca i Paesi Bassi meridionali erano i maggiori produttori di arazzi, con Bruxelles come epicentro e con Anversa come principale centro di vendita grazie al porto più grande del Nord Europa, sede di un mercato apposito dove, a partire dal 1554, molti maestri arazzieri e commercianti potevano affittare botteghe. I clienti stranieri potevano acquistarvi delle serie già pronte, oppure commissionarne di particolari, da tessere sulla base di cartoni da essi stessi procurati. La predominanza fiamminga dei manufatti era dovuta alla superiorità progettuale e tecnica e alla organizzazione dell’“industria artistica” di Bruxelles. La maggior parte dei tessitori rimangono senza nome, anche se i loro prodotti sono contraddistinti dai marchi di bottega, obbligatori a Bruxelles dopo il 1528. A quell’epoca infatti quasi un terzo dei cittadini di Bruxelles era impiegato nella produzione di arazzi.Gli arazzi in questione risalgono tutti all’“epoca aurea” di quella produzione fiamminga. D’altra parte va aggiunto che arazzieri fiamminghi erano in attività anche in Italia. I Gonzaga si rivolsero talvolta anche ad altre manifatture, come per esempio all’arazzeria medicea di Firenze, per un arazzo con Giasone, e a una bottega parigina per una serie di arazzi dal soggetto religioso e destinata al duomo di Mantova.A Mantova sono attualmente presenti diciotto arazzi commissionati dai Gonzaga: i nove arazzi degli Atti degli Apostoli, copie della serie della Cappella Sistina eseguiti su cartoni di Raffaello, oggi custoditi presso il Palazzo Ducale; i tre Millefiori di Isabella d’Este e sei episodi della Vita di Cristo, oggi nel Museo Diocesano. Ma la maggior parte della collezione, composta da cinquantadue pezzi, è sparsa in altre località italiane (Milano, Monselice, Trissino e Palermo) e estere (Francia, Belgio, Inghilterra, Germania, Portogallo e Stati Uniti d’America). La mostra, allestita da Roberto Soggia con COPRAT nelle sale dell’Ala Napoleonica di Palazzo Te e nell’ambiente delle Fruttiere, presenta trentaquattro arazzi tra cui segnaliamo alcuni eccezionali capolavori quali la famosa Annunciazione di  Chicago (1470-71 circa), il più antico arazzo di gusto rinascimentale sopravvissuto, che rievoca la Camera degli Sposi di Andrea Mantegna a Palazzo Ducale, tessuto per Ludovico II e utilizzato come ornamento del pulpito della Cattedrale di Mantova; un arazzo del ciclo Millefiori, dal Palazzo Vescovile di Mantova, restaurato in occasione di questa esposizione; alcuni esemplari di serie differenti Giochi di Putti: un ciclo completo della Fondazione Progetto Marzotto di Trissino, un arazzo conservato presso la Galleria Raffale Verolino di Modena accompagnato da un disegno preparatorio di Giulio Romano e bottega proveniente dagli Uffizi, e un esemplare oggi al Gulbenkian Museum di Lisbona; tre arazzi della celebre serie Fructus Belli, provenienti da Bruxelles e Ecouen; otto arazzi con la Vita di Mosé, di cui quattro provenienti dal Centre des Monuments Nationaux di Châteaudun in Francia, e quattro dal Museo del Duomo di Milano.Al Museo Diocesano Francesco Gonzaga di Mantova sono invece esposti altri sei splendidi arazzi del ciclo Storie di Cristo e dei Santi mantovani realizzati dalla Manifattura di Dubout a Parigi e tre disegni preparatori provenienti dalla Bibliothèque Nationale di Parigi e due dal Cabinet de dessins del Louvre.A testimonianza dell’interesse della casata gonzaghesca per questi preziosi manufatti, è inoltre esposta a Palazzo Te una selezione di documenti – tra cui lettere, inventari e testamenti – proveniente dall’Archivio di Stato di Mantova e da quello di Parma.Un viaggio emozionante tra la seta e i colori dei magnifici arazzi fatti realizzare dai Gonzaga nel Rinascimento è dunque quello proposto da Palazzo Te e dal Museo Diocesano di Mantova che ci offrono uno spettro ampiamente rappresentativo di quest’arte in Europa, in cui la varietà dei soggetti è pari alla bellezza del disegno.

 


 

 

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