Massimo Zeri: da Cinecittà alla conquista di Hollywood Negli Stati Uniti

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 si è costruito una carriera di successo. Al suo attivo 45 lavori come direttore della fotografia. Per lui “Los Angeles non è un posto da lasciare facilmente

Quando arrivano a mostrare al mondo la statuetta più ambita, ci si accorge dei tanti italiani che lavorano a Los Angeles e che, spesso, riescono ad agguantare l’Oscar, come Pietro Scalia, Mauro Fiore, Michael Gioacchino.

      Massimo Zeri è uno di loro. A Roma ha frequentato l’Istituto Roberto Rossellini, ex Istituto di Stato per la Cinematografia e la TV, ed in classe, dal 1970 al 1973, tra i compagni, anche un certo Walter Veltroni di cui pare che proprio Zeri custodisca l’opera prima. Dopo il diploma e alcuni anni come cameraman in Italia, Massimo Zeri è assistente operatore per il film di Paul Mazursky Tempest al quale fanno seguito “altre grandi produzioni USA in Europa. Poi, non riuscendo a trovare opportunità concrete in Italia, nell’85 mi trasferisco a New York”. Il primo lavoro importante è come assistente operatore nel film Cocktail con Tom Cruise. Ma il vero sogno di Massimo Zeri è diventare direttore della fotografia. Così, un altro salto, questa volta a Los Angeles. “Pochi mesi, ed arriva il primo film come direttore della fotografia, ironicamente si gira principalmente in Sardegna, è Beretta’s Island prodotto e interpretato da Franco Columbu con Arnold Schwarzenegger”.

      Da allora ha diretto la fotografia di oltre 45 lavori fra lungometraggi, cortometraggi e documentari. Pur con l’odore di Hollywood addosso, Massimo Zeri vanta anche grandi occasioni di lavoro in Italia. “Ho sempre avuto il desiderio di mettere l’esperienza professionale e umana acquisita negli States a disposizione del cinema italiano, e quando nel 2003 al termine delle riprese di un documentario sugli scultori, mi si presenta l’opportunità di lavorare per un film diretto da Catherine McGilvray, L’Iguana, tratto dal romanzo di Anna Maria Ortese, ovviamente l’ho presa al volo: è stata un’esperienza che ha cambiato il mio cammino professionale. Due anni fa mi ha chiamato Giorgio Serafini, regista e scrittore di gran talento e professionalità che ho conosciuto qui a Los Angeles, per propormi Il Bene e il Male” (RaiUNO), e sempre da Serafini è arrivata l’opportunità per un’altra fiction, Il Falco e la Colomba (Canale 5).

      Il cinema è cinema, ma come può cambiare il modo di farlo a Roma o a Los Angeles?. “Il cinema e per certi versi anche la televisione, hanno un proprio linguaggio, una propria tecnica che varca qualsiasi confine, le immagini creano stati d’animo, emozioni, reazioni che prescindono dalla conoscenza o meno della lingua in cui il lavoro viene girato. Alcune differenze ci sono: in America il cinema è un’industria che produce in un mese tanti lavori quanto l’Europa in un anno. A Los Angeles ci si imbatte in continuazione in troupe ad ogni angolo. La differenza sostanziale riguarda le ore di lavoro, in America c’è una media di 12 ore al giorno con punte che raggiungono anche le 80 ore a settimana, in Italia si va dalle 45 alle 50 ore settimanali”.

      Mentre rubiamo informazioni tra una pausa e l’altra del suo ultimo lavoro, sta girando Cross, con Brian Austin Green, Jake Busey e Vinnie Jones, scopriamo che dopo 25 anni di Hollywood, Massimo Zeri ha una lunga lista di “nomi” con cui ha lavorato Paul Mazursky, Francis Ford Coppola, Faye Dunaway, Richard Gere, Kevin Costner, Jon Voight.

Vivere a Los Angeles, tornare spesso in Italia per lavoro, c’è il tempo per pensare ad un ritorno? “Non faccio programmi a lunga scadenza. Sono nato e cresciuto a Roma dove c’è una grossa parte del mio cuore, ma Los Angeles, per chi ama il cinema, non è un posto da lasciare facilmente”.