Italiani e Libri, il Quadro della Nostra Editoria

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Nel Paese europeo che investe meno nell’istruzione, e si aggiudica la penultima posizione per spese familiari in ambito culturale, il quadro del mercato librario si presenta quantomeno complesso. A tal proposito istituti di ricerca come l’AIE (Associazione Italiana Editori) e IARD RPS (Istituto per le Ricerche Politiche e Socio-economiche), hanno promosso negli ultimi tre anni alcune indagini sullo stato dell’editoria in Italia, dalle quali sono emersi interessanti risultati.

 

Il fatturato delle principali case editrici italiane (Feltrinelli, Gems, Mondadori, Rizzoli, e una serie di gruppi indipendenti) ha registrato nel 2008 un valore di 3,5 miliardi di euro, con un indice negativo del 3% rispetto all’anno precedente. La flessione del giro d’affari è dovuta principalmente all’aumento del mercato dell’usato, ma anche a iniziative come quella promossa dal Ministro dell’Istruzione Maria Stella Gelmini, che prevede il blocco delle adozioni di testi scolastici per cinque anni nella scuola primaria e sei in quella secondaria, nonché l’obbligo dal 2012 di adottare solo libri disponibili e scaricabili online. Ma se i grandi gruppi editoriali saranno solo marginalmente sfiorati dal provvedimento, più consistente sarà il danno per Garzanti, UTET, Il Mulino, e svariati altri nomi, specializzati nel settore.

 

Aumentano i titoli italiani e la vendita dei diritti d’autore all’estero, contrariamente alla produzione interna, che segna una netta flessione: 59.000 opere, duemila in meno rispetto all’anno precedente, per 235 milioni di copie (-12%). A riscuotere maggiore successo sono i prodotti librari dedicati all’attualità, mentre calano le opere specialistiche.

 

Di particolare rilievo è poi la correlazione tra gli utenti di prodotti tecnologici e i consumatori di libri. Se l’avvento del Web 2.0 era stato lo spauracchio di autori e editori, che temevano una concorrenza spietata e senza pari, le nuove abitudini di consumo di prodotti culturali hanno invece attraversato in maniera trasversale i diversi canali. L’incremento maggiore interessa i nuovi format di libreria, su tutte quelle in Rete, che registrano un +26,8% nelle vendite. 

 

Sale, inaspettatamente, il numero degli italiani che leggono almeno un libro all’anno (44%), e contrariamente allo stereotipo, il target di riferimento per l’industria libraria è quello infantile/giovanile. I lettori forti del Bel Paese, infatti, si collocano nella fascia d’età fra i 12 e i 35 anni.

Dall’ultimo rapporto IARD tra giovani e lettura è emersa un’immagine positiva dei libri, veri e propri “ascensori sociali”. Chi legge maggiormente, infatti, prende voti più alti in ambito scolastico. La stima dell’impatto dovuto alla lettura per interesse personale, è che ogni 10 libri letti in più nei sei mesi precedenti alla ricerca, si determina un aumento di 0,5 punti nel voto medio, in particolare nelle materie umanistiche. Lo stesso vale in altri ambiti culturali, quali cinema e musica, favorendo così anche la carriera professionale. La lettura e i libri possono insomma cambiare il destino, anche se le origini sociali e il background familiare di ciascuno giocano ancora un ruolo determinante.