Onorevoli Disonori

0
881

Un tempo si chiamava Edizione Straordinaria, e arrivava con la voce degli strilloni, ragazzi dall’ugola d’acciaio. Oggi la notizia cavalca le Agenzie, il Web, e i canali radiofonici con l’immediatezza di un interruttore. E quando ha connotati scandalosi, l’accesso è privilegiato.

Negli anni Cinquanta si promuovevano litanie sul perfetto democratico, unico aggettivo per assicurare la qualità del prodotto. Magistrato, giornalista, psicologo, sindaco, architetto, segretario di partito: tutti all’insegna della tolleranza, dell’apertura, mentre la gente cercava quelli onesti e competenti. Se Lenin annunciava l’uomo nuovo, l’impressione è che l’esercizio non sia riuscito. Lo dice la storia, e lo rimarca la Lista Anemone: lunga, curiosa, eccessiva.

Case, massaggiatrici private, libero accesso alla perfetta democrazia dei poteri sul popolo, sovrastato dai privilegi di chi non fatica a superare la terza settimana. È un album di figurine che ridisegna il voyeurismo privato con la componente emotiva della rabbia pubblica. “Lo stato dello Stato”, da noi, è grottesco, e serve colpire al cuore la corruzione, punire chi sbaglia. Belle parole fino a ieri, perché il governo sembra aver deciso la svolta epocale. Mai più onorevoli disonori. Il termine stesso designa un simbolo in carne ed ossa di lindore, pulizia, specchiata condotta interiore/esteriore. Chi serve la Res Publica non deve esserne padrone, ma referente, commesso, latore di un compito serio e irreprensibile. Ossia onorato dell’investitura. Nessuno escluso.

Siano perciò avviati i grandi lavori promessi dal Presidente del Consiglio, e che il Governo provveda a diffondere i nomi dei responsabili, epurando una volta per tutte il Parlamento dalle mele marce. Di nuovi, vecchissimi scandali, tra cui ruberie, donne-tangente, affitti e mutui-farsa, non ne abbiamo davvero bisogno. Se le parole prendono forma concreta, c’è spazio per l’ottimismo. Stare sull’orlo del precipizio e non cadere è la prova che superiamo da anni; ora serve una sterzata decisa, perché rimettere i propri peccati con parabole consuete è una mera esibizione da cabaret, destinata a un oblio troppo consueto. Farlo, invece, in modo severo e radicale, dichiara l’intenzione di riparare uno strumento di guida cronicamente guasto.

LEAVE A REPLY