Il Gruppo Folcloristico Firlinfeu “La Brianzola”, 150 anni di Tradizione

0
1424
DSC04122.JPG

foto di i Riccardo Massironi

Il gruppo folcloristico firlinfeu “La Brianzola” è una delle tante realtà che operano in Lombardia per la salvaguardia e la valorizzazione della tradizione popolare, ma la sua pluricentenaria esperienza la rende certo una delle più rappresentative.

Fondato nel 1858, con sede a Olgiate Molgora (Lc), il gruppo promuove canti, melodie e danze tipici della Brianza. È un territorio circoscritto, ma che risente di importanti retaggi culturali: il referente più illustre è Alessandro Manzoni, che ambienta proprio nel Seicento lecchese i suoi “Promessi Sposi”. E’ infatti alle figure di Renzo e Lucia, e in generale alla tradizione contadina, che si ispirano gli oltre trenta membri del gruppo.
Gli elementi che lo costituiscono devono il loro nome al firlinfeu (flauto di Pan), uno strumento a fiato a canne di diversa lunghezza: le più corte per i suoni acuti, quelle di diametro e lunghezza maggiori per i suoni gravi. Il materiale con cui sono realizzate è reperibile lungo le rive di fiumi e laghi brianzoli. Grazie all’originale effetto sonoro è possibile riprodurre un ampio repertorio di musiche tradizionali, al cui ritmo si muove il corpo di ballo, con danze d’assieme volte a simboleggiare il lavoro e le feste che scandivano la vita contadina. I canti del coro, infine, sono quelli intonati nei campi e nelle filande.
Le divise del gruppo “La Brianzola” si rifanno all’abito festivo seicentesco. Gli uomini indossano ampie camicie in cotone a sbuffo, gilet e palandrana in feltro con imbottiture e aperture di taglio iberico, che rievocano la dominazione spagnola del periodo. I pantaloni sono alla zuava (lunghi fino alle ginocchia), i piedi avvolti da lunghe e spesse calze bianche. Le scarpe sono in cuoio e cucite artigianalmente in un unico pezzo. Come ornamento, un cappello a spiovente in pelle di lepre con piuma di struzzo, e fiocchi, i cui colori variavano a seconda dei diversi momenti liturgici.
Ma, come spesso accade, è soprattutto l’abbigliamento femminile a colpire per la sua bellezza. Le camicie delle donne sono semplici, accollate e abbondanti, con grandi colletti lavorati in pizzo Sangallo. Su di essi spiccano collane di corallo, lavorato sulle sponde del fiume Adda.
La pudicizia del passato si manifesta nelle numerose sottogonne di pizzo e nei calzettoni bianchi lunghi fin sopra alle ginocchia, che coprono totalmente le gambe delle donne. Sopra queste vi è un’ampia gonna di broccato e un grembiule volto a proteggere l’abito della festa. Lo scialle di lana e il foulard di seta sono motivo di vezzo, mentre le calzature sono zoccoli in legno “a barchetta” tenuti stretti da nastri colorati, in tinta con quelli del gilet.
L’elemento più interessante è senz’altro la Sperada, una raggiera di spadine che, oltre a raccogliere i capelli delle donne, ne costituisce la vera e propria carta d’identità. La tipica acconciatura femminile lombarda ha origini lontane, documentate anche dal Manzoni. La raggiera, a forma di semicerchio, adornava il capo di ogni fanciulla dal momento in cui entrava nel mondo adulto. Era allora che i genitori le donavano il primo sponton (spillone), una bacchetta di metallo della lunghezza di circa venti centimetri, chiusa su ciascuna estremità da due olivelle avvitabili. Lo spillone, su cui venivano puntate le trecce, fungeva da fermaglio per la capigliatura e da supporto per gli svariati spadit (spadine) che l’attraversavano. Il loro numero dipendeva strettamente dall’età della donna, e ne indicava lo status: nubile, fidanzata o sposata, a seconda della forgia. Inoltre, il materiale utilizzato indicava la condizione economica della famiglia d’appartenenza: le donne più ricche potevano permettersi metalli pregiati come l’oro, l’argento e l’ottone, nonché spadine dagli splendidi disegni e trafori; quelle meno agiate, invece, prediligevano il legno. Nessuna ragazza, in ogni caso, era disposta a rinunciare al proprio monile, elemento basilare di ogni rispettabile corredo.
Oggi al gruppo firlinfeu “La Brianzola” fa capo Riccardo Massironi, che a ventisette anni di età si conferma il più giovane presidente italiano di un gruppo folcloristico. Nel tempo, la compagnia ha partecipato a numerose rassegne, nazionali e non: Austria, Bulgaria, Francia, Germania, Grecia, Inghilterra, Lussemburgo, Macedonia, Olanda, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceka, Spagna, Svizzera, Slovacchia e Ungheria, sono soltanto alcuni dei Paesi in cui “La Brianzola” ha avuto l’onore di rappresentare la tradizione lombarda. Ma i momenti più celebri della sua storia sono stati senz’altro la partecipazione al Columbus Day di New York e l’incontro a Roma con Papa Benedetto XVI, entrambi avvenuti nel 2007.
Il gruppo stesso è promotore di importanti manifestazioni folcloristiche, l’ultima delle quali durante l’anniversario dei suoi 150 anni d’età, con un Galà Internazionale che ha ospitato gruppi del Messico e della Georgia. Tali occasioni d’incontro sono tipiche de “La Brianzola”, orgogliosa portabandiera lombarda e nel contempo aperta alle altre culture, perché il mutuo riconoscimento, l’amicizia e la stima, sono elementi essenziali della convivenza civile tra i popoli.