La Marea Nera dal Golfo del Messico all’Abruzzo

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Martedì notte, in diretta dallo Studio Ovale, il Presidente degli USA si è rivolto a milioni di cittadini americani attraverso il piccolo schermo. È la prima volta dal suo mandato, e dà la misura dell’emergenza in atto. In diciotto minuti di discorso, Barack Obama ha parlato della catastrofe ambientale del Golfo del Messico, affrontando tre punti principali. Innanzitutto, la conversione alle energie rinnovabili: il consumo di greggio negli States raggiunge livelli insostenibili, tali da rendere necessarie perforazioni ad alte profondità, con i rischi che oggi ben conosciamo. In secondo luogo, il Presidente ha nominato Ray Mabus, già Segretario alla Marina, nuovo responsabile delle attività di contenimento della marea nera. Che continua, inesorabile, ad allargarsi, a una media di 60 mila barili al giorno. Infine, Obama ha ribadito l’impegno totale della sua amministrazione per far fronte al disastro, condannando la British Petroleum a risarcire le vittime per 20 miliardi di dollari. A stabilire la quota, del tutto provvisoria, ha contribuito la Commission on Oil Spill, composta da esponenti del mondo scientifico, accademico e ambientalista. La commissione presidenziale è co-presieduta da Bob Graham (ex governatore della Florida ed ex senatore) e William K. Reilly (ex responsabile della Environmentale Protection Agency).

E mentre le immagini della catastrofe ecologica scorrono davanti agli occhi, in Italia qualcuno combatte una battaglia contro il petrolio pressoché ignorato dai media. Si tratta dei cittadini abruzzesi. Infatti, come ha più volte denunciato il WWF, quella che è stata definita “la Regione verde d’Europa”, è costantemente minacciata dalle compagnie petrolifere. Tra le altre, la Forest Oil Corporation, interessata a trivellare il lago di Bomba, e la Petrolceltic, che mira a 728 chilometri quadrati di riviera marina, nel tratto compreso tra Vasto e Pineto. Le proteste degli abitanti, uniti alla curia locale e molisana, non sembrano avere alcun effetto sulle istituzioni, neppure col sostegno dei figli di John Fante, celebre scrittore americano d’origine abruzzese. Così, se nel Nuovo Continente si esorta alla green economy, nel Vecchio prevale la stasi, il “nulla di fatto”. Almeno in Italia, dove il miraggio del business sembra prevalere sulla conservazione del patrimonio ambientale. E l’oro nero (risorsa esauribile) viene prima dell’ecosistema, del turismo, della genuinità dei prodotti di terra e di mare.

 

foto: beecologista.it