La Nascita del Cinema

0
5125

Convenzionalmente, la nascita del Cinema si fa risalire al 28 dicembre 1895. È la data in cui i fratelli Lumiére proiettano al Grand Café di Parigi dieci film da un minuto ciascuno. Lo spettacolo è offerto per un franco il biglietto, ad un pubblico di trentacinque persone. Girato solo qualche mese prima, presenta scene di vita familiare e quotidiana, nonché brevi gag e sketch comici. In realtà, la possibilità di catturare l’immagine in movimento è già nota da qualche anno, grazie alla diffusione massiccia di forme visive favorita dalla Rivoluzione Industriale. Prima dell’invenzione del cinema, infatti, le classi popolari occidentali usufruiscono già di svaghi economici come i parchi divertimento o gli spettacoli circensi e teatrali. Ma esistono perfino i ciclorami, strutture ampie e circolari percorribili internamente: attorno allo spettatore si muovono enormi fondali dipinti con scene storiche, urbane o naturali.

Invece, il cinema vero e proprio è frutto di molteplici innovazioni d’ordine scientifico e tecnologico. Anzitutto, la scoperta della persistenza dell’immagine sulla retina, e il fatto che l’occhio umano sia in grado di percepire il movimento se sottoposto allo scorrimento di immagini lievemente diverse (almeno sedici al secondo). Tali caratteristiche sono studiate fin dal 1800 e permettono la proliferazione di molteplici strumenti ottici. Ad esempio la Lanterna Magica, basata sul principio della camera oscura di Leonardo da Vinci. La luce emanata dalla lanterna permette di proiettare sulle pareti della stanza immagini impresse su vetro. Seguono molte altre invenzioni, come il fenachistoscopio. Opera di Joseph Plateau, è costituito da un disco con fessure radiali equidistanti; guardandovi attraverso si vede un secondo disco con una serie di immagini dipinte, che se fatte ruotare, sembra si muovano. Molto diffuso è anche lo zootropio di William George Horner, una striscia di carta con disegni in sequenza all’interno di un cilindro girevole. Si tratta di dispositivi proto-cinematografici in continua evoluzione, che riproducono sempre la medesima sequenza. Eppure è proprio grazie a questi semplici meccanismi che si arriva progressivamente alla perfetta resa filmica.

Nel 1839, grazie a Daguerre e al suo dagherrotipo, nasce la fotografia, elemento fondamentale per l’invenzione del cinema. Tuttavia, per dare l’illusione del movimento, l’immagine deve essere impressa su una base chiara e flessibile, e fatta scorrere rapidamente attraverso particolari congegni a intermittenza: è necessario che il rullo si fermi regolarmente per il tempo d’esposizione di una frazione di secondo. Nel 1878, Leland Stanford (ex governatore della California), desideroso di analizzare i movimenti dei suoi purosangue in corsa, si rivolge a Edward Muybridge. Questi posiziona dodici macchine fotografiche in fila, che catturano intervalli di movimento di un secondo e mezzo; i fotogrammi così ottenuti sono copiati a mano su carta, e i disegni proiettati con una lanterna magica.

Anche Thomas Alva Edison si interessa alla riproduzione del movimento e progetta il fonografo ottico, poi trasformato in strumenti sempre più complessi e scorrevoli. Con l’aiuto dell’assistente Dickson, costruisce il kinestoscopio. I due recidono una pellicola in nastri di 35 mm e praticano quattro fori su ciascun fotogramma, per trascinarli da appositi rulli dentati. Dopo aver realizzato brevi filmati (il kinestoscopio può contenere pellicole della durata massima di venti secondi), aprono la prima sala “cinematografica” a New York (1894). Tuttavia, la coppia non è considerata genitrice del cinema, perché il suo apparecchio consente soltanto una visione individuale.

La famiglia Lumière è invece proprietaria di una fabbrica di materiale fotografico, e i fratelli Auguste e Louis realizzano nel 1895 il cinematografo, una piccola macchina da presa con meccanismo a intermittenza. Lo strumento è in grado di girare film su pellicola da 35 mm, alla velocità di sedici fotogrammi il secondo (che diviene la media standard internazionale per circa venticinque anni). L’apparecchio produce anche copie positive del girato e può stamparle; montato davanti a una lanterna magica funge da proiettore. Essendo privo di obiettivo esterno, va collocato nel luogo e nel tempo migliori rispetto a una possibile intuizione di movimento, oppure riprende realtà programmate in precedenza. Celebre è il film La sortie des usines Lumière (“L’uscita dalle fabbriche Lumière”), costituito da un’unica inquadratura fissa sullo sciamare degli operai, di ritorno a casa dopo una giornata lavorativa.

I primi guadagni sono esigui, ma presto il cinema diventa un divertimento molto popolare; all’inizio centrato sul movimento più che sui soggetti ripresi, si rivolge poi a quadretti comici, resoconti di viaggi e notizie di cronaca (reali, ma spesso riprodotte in studio). L’immagine è poco nitida, in bianco e nero e priva di suono; le sale ingaggiano pianisti o piccole orchestre che dal vivo accompagnano musicalmente lo spettacolo. Più tardi, quando le tecniche di ripresa e la narrazione filmica si fanno più complesse, le immagini sono accompagnate da didascalie e titoli, elementi extradiegetici che educano lo spettatore alla fruizione e facilitano la percezione di una narrazione unitaria. Ai suoi primordi, il cinema è considerato una novità, forse passeggera. Gli stessi fratelli Lumière non hanno fiducia nella loro invenzione – tant’è la brevettano e cercano di sfruttarla in modo intensivo, finché possono. Tuttavia quel giorno inaugura l’inizio di un’arte nuova e straordinaria, giunta fino ai nostri giorni.