Dolore – Relazione medico-paziente: obiettivi comuni, ma percezioni differenti

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Sono solo poco più del 42% i pazienti che affermano di condividere con il proprio medico specialista
informazioni circa i principali aspetti della terapia del dolore quali, ad esempio, benefici ed effetti collaterali
della terapia, scelta del farmaco, via di somministrazione e indicazioni circa la posologia; mentre i medici
dichiarano di farlo nel 93,98% dei casi. Interessante è il dato riferito ai tempi della visita, sia che si tratti
della prima visita o che sia una visita di controllo il divario è netto: il 36,4% dei pazienti afferma che la
prima visita dura 10 minuti mentre il 56,7% dei medici ritiene che duri oltre 20 minuti. Entrambi però
riconoscono che la condivisione delle informazioni aumenta l’aderenza alla terapia; questi i principali
risultati di una recente indagine condotta da www.doloredoc.it portale indipendente dedicato al dolore
sostenuto da un grant incondizionato di Grunenthal.
“Le indagini sui tempi della visita medica registrano sempre, anche nella letteratura internazionale,
una certa contrapposizione – commenta il prof. Egidio Moja, Ordinario all’Università Statale di Milano,
Psicologo e Psichiatra – che dimostra la differente prospettiva dei soggetti. Si assiste infatti all’asserzione,
da parte dello specialista, di fare una visita accurata, denunciando un’alta valutazione del proprio operato,
e con la dichiarazione di tempi di visita piuttosto brevi da parte del paziente che così dichiara il proprio
bisogno di maggiore attenzione”. “Diversi studi internazionali concordano nell’affermare che una visita
che si prolunghi oltre i 20 minuti non è necessariamente più soddisfacente”, aggiunge Moja tesi peraltro
sostenuta da un famoso e seguitissimo manuale medico ‘Six minutes for the patients’ che afferma che
oltre i 20 minuti il paziente rimane sconcertato”. “Nella terapia del dolore va però sicuramente considerata
l’importanza del colloquio con il paziente almeno per due ragioni: da una parte per la maggiore possibilità
da parte del medico di conoscere timori ed esigenze del paziente e quindi rassicurarlo, dall’altra, la
condivisione degli elementi costitutivi della terapia, farmaci, posologia, durata, effetti collaterali, con
una maggiore compliance della stessa – sottolinea Moja – e come è ampiamente dimostrato dalle risposte
dell’indagine. Un buon rapporto medico-paziente è sempre auspicabile per affrontare al meglio qualsiasi
tipo di malattia – conclude Moja, ma, quando si tratta il dolore – cronico o acuto che sia – l’alleanza tra
medico e paziente è vitale perché il dolore, oltre a minare profondamente la vita del paziente, è “segno della
malattia che parla” e come tale porta con sé un pesante carico di timori e preoccupazioni. Allora è necessario
costruire un ponte comunicativo tra medico e paziente al quale quest’ultimo potrà affidarsi nella lunga lotta
al nemico-dolore”.
“Non abbiamo la prova che i pazienti che hanno risposto all’indagine afferiscano agli stessi medici che
hanno partecipato all’indagine” – considera il dr. William Raffaeli, Direttore dell’Unità operativa di terapia
Antalgica e cure Palliative dell’Ospedale Infermi di Rimini e Presidente di FederDolore – che conclude “non
si tratta di una relazione compromessa quella tra medico del dolore e paziente ma rimarca il bisogno di un
miglioramento della comunicazione tra i due soggetti”.
www.doloredoc.it è un portale indipendente, leader italiano nell’area della terapia del dolore. Attualmente
si posiziona in prima posizione su Google per la terapia del dolore, raggiungendo oltre 15.000 utenti.
 
 

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