Pubblica Priva(tizza)zione

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C’era una volta uno scettico che voleva credere in qualcosa, e soffriva il peso del dubbio. Non ne avrebbe avuto alcuno di fronte al problema dell’acqua pubblica, che da trent’anni i paesi sviluppati tentano di privatizzare. La strategia è quella della mediazione: l’utente ha bisogno dei beni primari nel modo più abbondante e sicuro, per tutelare la sua sopravvivenza. Gestire una risorsa non infinita e garantirne il trasporto e l’accessibilità in modo efficiente, secondo il mercato, è prerogativa dei Privati, più attenti e precisi. Ma ogni delega, con le scadenze e i rimpalli, porta una quantità di rischi congenita, più o meno acuti in rapporto alla sua estensione. Che, in questo caso, sarebbe planetaria. Terra, aria, acqua, il patrimonio energetico mondiale verrebbe concentrato nelle mani delle multinazionali, con l’inevitabile gap degli stati indebitati col Fondo Monetario Internazionale, e lo scisma delle norme: pagare per vivere. Anche i beni che la natura offre gratuitamente.

Chi non si adegua è tacciato di arretratezza, scarsa lungimiranza, e osteggiato sia dai globalizzatori selvaggi, sia dalle lobby del potere. I comitati di lotta? Conservatori, e il conservatore è un freno all’illusione umana, ci hanno detto. Vuole mantenere le regole antiche perché terrorizzato dal Nuovo, dall’intraprendenza che non tiene conto degli ostacoli e il disinganno di qualunque rapido trapasso. I rivoluzionari? Altri miraggi, banderuole asservite. La rivoluzione può trasformare gerarchie e geografia, ma spesso accentua i difetti, e produce qualcosa che non è mai quanto sperato. Il 1789 ha creato nientemeno che Napoleone, il 1917 ha avvilito sperava in un mutamento concreto della Russia in senso democratico, e tutt’ora ci sono nazioni che contano più rivolte che speranze. Ci è stato detto questo e molto altro per bocca dei mass media, delle forze politiche e i missionari dell’opposizione, quelli che hanno preparato il terreno culturale su cui s’è impiantata la legge attuale, ma che tuonano dai megafoni dei gazebo una volontà di comodo ben diversa. Macroscopico è l’esempio italiano: il PD ha sostenuto il processo di privatizzazione del servizio idrico, con lo slogan “liberisti come e più degli altri”, salvo raccogliere poi un milione e quattrocentomila firme contrarie da presentare in Cassazione. Scopo del fantomatico balbettio? Un marketing manageriale dell’immagine per convogliare l’indignazione pubblica verso il governo, evitando di finire a processo per aver tradito l’establishment economico curato negli anni passati. Nucleare, smaltimento dei rifiuti, gestione del territorio, tutti i nodi vengono al pettine, e sono questioni che al vertice del partito arriveranno solo a parole, per non compromettere il credito accordato dalle grandi imprese del business. Scivolare sull’acqua non è mai stato così facile.

 

fot:0585news.com