Il reparto di rianimazione DEA dell’Ospedale “Nuovo S.Chiara” di Pisa

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(Tra modello aperto e medicina narrativa.)


Il reparto di rianimazione dell’ospedale Nuovo S.Chiara di Pisa, coordinato dal  Dott. Nunzio De Feo e  diretto dal Dr. Paolo Malacarne, si distacca molto dalle caratteristiche tipiche dei reparti ad alta criticità. Il modello di riferimento è quello della rianimazione aperta ossia l’ingresso dei familiari non è sottoposto a particolari vincoli o restrizioni a parte la cura nell’igiene delle mani per evitare una trasmissione delle infezioni.

Il clima che si respira è rilassato e silenzioso, lontanissimo dall’ambiente stressante spesso tipico di questi reparti dove si lavora in continuo deadline e da dove si ricevono le urgenze come routine.

 

Ad uno sguardo disattento ciò che si avverte è un armonica sinergia delle parti come in un alveare dove ogni ape ha il proprio compito e l’obiettivo è la produzione del miele sotto la supervisione dell’ape regina.

Soffermandosi sui dettagli pian piano, le regole che agiscono da collante emergono ed è allora che ci si rende conto che per prestare un servizio così professionale, l’organizzazione del personale deve essere ben strutturata guidata da una leadership forte e condivisa; la divisione dei compiti deve essere chiara ed ogni singolo task deve essere eseguito con responsabilità, professionalità e umanità.

Ma come si son raggiunti risultati così eccellenti? Qual è la formula vincente che si nasconde dietro il reparto di rianimazione di Cisanello?

La risposta può esser riassunta in  una parola: le persone che vi lavorano e la loro vision.

Ovviamente si lavora da anni su alcuni obiettivi che ormai risultano assimilati ed assodati quale il modello aperto e di nuovi se ne pongono continuamente come  quello della medicina narrativa.

Un primo risultato del loro successo lo si registra nel tasso di turn over che solitamente è elevato per questa tipologia di reparti, a seguito anche di casi di burn out, mentre qui vi sono infermieri che hanno raggiunto oltre 25 anni di servizio.

La vision Futura  è quella di rendere il reparto organizzato come una HRO (High Reliability Organization) quali le compagnie aeree, dove un semplice errore può costare centinaia di vite umane.

Ma qui l’efficacia, l’efficienza ed il risk management non sono in antitesi con la pietas della scienza infermieristica antica e l’umanizzazione non è in contrasto con l’ elevata  professionalità diventandone la sua forza ed il suo vantaggio competitivo.

Immagine_040Ma anche ad ottimi violinisti occorre un bravo direttore d’orchestra per suonare insieme ed è così che una  leadership forte diviene il punto di riferimento ultimo ed essenziale, in grado di creare nelle coscienze il consenso alle regole da rispettare  senza porre in ombra le qualità individuali dei singoli componenti del gruppo.

La leadership, in qualsiasi gruppo organizzato, si delinea nel tempo e per far bene il suo lavoro deve avere il riconoscimento dagli altri componenti del gruppo della sua autorevolezza. Introdurre in un gruppo dei cambiamenti può avvenire attraverso due strade: una, la più severa, agisce calando le regole dall’alto mentre la seconda via, la più persuasiva, trasmette essa stessa la regola divenendone l’esempio. Quest’ultimo modello, noto in letteratura con il termine induttivo, è stato scelto in questo reparto, convinti che le novità per essere utilizzate ed introdotte in un gruppo devono divenire abitudini ed in  richiamo  dantesco, avere un modello davanti, l’esempio da imitare.

La motivazione viene considerata  allora veicolo di passione per un lavoro che si confronta tra la vita e la morte ed ogni secondo opera tra eros e thanatos; in siffatto contesto per motivare il personale si deve lasciar spazio di coltivare le proprie inclinazioni individuali grazie ai momenti di formazione che vengono organizzati costantemente.

Motivazione in questo caso specifico significa anche restituire dignità ad un ruolo fondamentale in area critica, quello del nursing, che fino ad oggi è stato forse molte volte soffocato e represso da un sistema medico-centrico. Riconoscere l’ importanza ed il ruolo giocato dagli infermieri in un modello ospedaliero distinto per intensità di cure e non per tipologia di malattia, è fondamentale per una sanità più etica, che non cura la malattia ma il malato, che non solo cura ma si prende cura, seguendo un approccio olistico di guida, sostegno e comprensione non solo verso i pazienti ma anche verso i familiari.

A Cisanello, al primo piano dell’edificio 31 B, lo sanno bene il coordinatore infermieristico  ed il primario che la malattia non è una questione privata del malato ma entra come un fulmine nelle famiglie e rompe gli equilibri prestabiliti imponendo la necessità di trovarne di nuovi.

La malattia coinvolge tutti e raramente unisce, di solito separa, mescola le carte in tavola e crea un nuovo ordine.

Per tale ragione qui sono molto attenti al dolore dei familiari ed al modo in cui lo affrontano quotidianamente, cercando di dare una direzione e dei consigli dettati dalla pluriennale esperienza consapevoli che il concetto che “la vita normale continua anche nella malattia” è difficilmente accettato.

E per meglio comprendere le vie della riabilitazione e della ripresa che in futuro intendono introdurre nel reparto un nuovo approccio alla medicina narrativa termine coniato da Rita Charon che propone l’introduzione tra le cartelle cliniche della narrazione dell’esperienza personale del paziente, del suo carattere, della sua personalità in quanto c’è sempre più la convinzione che gli aspetti emotivi influiscono sulla persona e sullo stato della malattia. In tal senso la narrazione scritta da chiunque, (familiari, infermieri, dal paziente stesso qualora sia in grado di farlo) può rappresentare una risorsa utile come aggancio alla vita precedente allo stato di malattia.

Immagine_030I risultati raggiunti da un team siffatto sono ben visibili  osservando con cura la sala  d’attesa che in questo reparto non  è solo una stanza  con delle sedie, un televisore e dell’informativa appesa, ma per chi ha dei cari ricoverati, è la sala dove si spende gran parte della giornata, dove nascono le domande da porre al medico, dove sorgono e a volte muiono le speranze, dove ci si racconta o si prega. E proprio in quella sala le mura son tappezzate di poesie e messaggi di ringraziamento ad un team che lavora ogni giorno con professionalità ed umanità.

(intervista al primario del reparto di rianimazione di pisa Dr. Paolo Malacarne)