Basilea 3 e la riforma Vickers. Nuove regole per la la City

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A volte le crisi offrono anche opportunità. Non deve quindi sorprende che le autorità internazionali di vigilanza abbiano deciso di porre rimedio alla crisi economica e definire una serie di misure correttive in materia di regolamentazione delle attività di valutazione del credito e, al tempo stesso, introdurre standard di supervisione bancaria più rigorosi.

Tali riforme hanno come obiettivo quello di potenziare la capacità del sistema bancario di assorbire gli shock derivanti da tensioni finanziarie ed economiche, riducendo in tal modo il rischio di contagio dal settore finanziario all’economia reale. In merito alla valutazione del credito, prima della pausa natalizia l’Unione Europea dovrebbe ratificare la creazione di un’authority paneuropea preposta alla supervisione delle società di rating. In cantiere vi è poi la nuova supervisione bancaria. Lo scorso anno il Comitato dei Governatori delle Banche Centrali ha, infatti, approvato una serie di nuove disposizioni in materia di vigilanza prudenziale – il cosiddetto Basilea 3 – che impone requisiti patrimoniali più severi per l’operatività delle banche.

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La nuova normativa europea – che verrà gradualmente introdotta a partire dal 2013 – entrerà a pieno regime solo nel 2019. Il settore bancario britannico non solo dovrà conformarsi ai nuovi parametri imposti da Basilea 3, ma sarà anche chiamato a ridisegnare i propri assetti societari entro la fine decennio. Lo scorso settembre, infatti, la Commissione Indipendente Bancaria (Icb) – presieduta da Sir John Vickers – ha presentato in Parlamento una radicale riforma del settore creditizio britannico. Le attività al dettaglio verranno separate da quelle dell’investment banking. I flussi di capitale tra i due rami d’attività saranno bloccati al fine di impedire che le banche d’investimento possano finanziarsi dal lato retail.

La Commissione ha anche deciso di rafforzare il patrimonio delle banche, imponendo coefficienti patrimoniali più alti di quelli richiesti da Basilea 3. Sir John Vickers ritiene che se questi accorgimenti fossero stati attuati agli albori della crisi scoppiata nel 2007, la Royal Bank of Scotland e la Northern Rock non sarebbero dovute ricorrere agli aiuti statali. La riforma presentata dalla Icb delinea anche una serie di meccanismi aventi come obiettivo quello di evitare che, in un prossimo futuro, siano i contribuenti a sobbarcarsi gli oneri e i rischi d’impresa dei colossi bancari britannici. Le banche di Sua Maestà avranno tempo sino al 2019 adeguarsi alle nuove normative, una scadenza che coincide con l’attuazione di Basilea 3.

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Le reazioni della City non hanno tardato ad arrivare. Sebbene la British Bankers Association (Bba) abbia accolto con favore la relazione di Sir Vickers, diversi operatori della City hanno sollevato non poche riserve. Infatti, se da una parte la riforma mette al riparo – almeno in teoria – i risparmi dei correntisti britannici, dall’altra sono i principali gruppi bancari a rischiare di essere penalizzati dalle nuove regole. La riforma costerà alla City fra i 4 e i 7 miliardi di sterline e, secondo Morgan Stanley, i ricavi dei principali istituti bancari potrebbero contrarsi del 15% nell’arco dei prossimi tre anni. Le critiche alla riforma non si limitano ai soli costi d’attuazione. Diversi analisti ritengono che le misure previste da Sir Vickers potrebbero accrescere – e non decrescere – la probabilità di fallimento dei singoli rami d’attività.

Questi ritengono, infatti, che la scorporazione delle attività bancarie vanificherebbe i benefici derivanti dalle economie di scala rendendo, di conseguenza, più arduo reperire nuove linee di liquidità durante i periodi di crisi. A tenere banco vi è poi la questione di perdita di competitività dei principali gruppi bancari britannici sui mercati internazionali. È opinione diffusa che i principali istituti di credito possano iniziare a disertare la City e progressivamente decentralizzare all’estero le proprie attività – specie quelle più speculative – al fine di minimizzare il contraccolpo finanziario causato dalle nuove normative. La Icb presenterà una relazione più dettagliata sui costi e i benefici entro la fine dell’anno e solo allora si potranno davvero capire a fondo i vantaggi e i costi della riforma.

Fonte immagini:guardian.co.uk,www.repubblica.it,comebarabba.blogspot.com