L’orgoglio italiano in un bicchiere Intervista a Nicola Lovato dell’azienda vinocola Santa Margherita

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Ottant’anni di storia enologica, ma oltre due secoli di presenza imprenditoriale. L’azienda vinicola Santa Margherita nasce nel 1935 con una volontà ben precisa: riuscire a creare un polo agricolo innovativo che rompesse con gli schemi tradizionali dell’epoca e che rappresentasse un fattore di modernità e sviluppo.

Oggi il suo marchio e’ famoso in tutto il mondo, noi abbiamo intervistato il Business Development Manager dell’ azienda vinicola Santa Margherita Gruppo Vinicolo in Uk, Nicola Lovato che ci ha spiegato come la tradizione sfida il futuro.

D: Da dove parte la storia dell’azienda ( cantina) Santa Margherita?

L’azienda vinicola Santa Margherita affonda le sue radici nel 1836, quando Luigi Marzotto dà vita ad un lanificio a Valdagno, comune a nord di Vicenza. Nel 1922, il conte Gaetano Marzotto crea il primo polo tessile italiano e comincia a diversificare l’impresa anche nel settore agricolo e alberghiero.

A Portogruaro, estrema propaggine della provincia orientale di Venezia, nel 1935 il conte, da sempre molto sensibile al territorio e con grande visione nella valorizzazione dello stesso, dà vita a Santa Margherita (Margherita era il nome della contessa, sua moglie), primo gruppo agricolo industriale italiano, che comprendeva e comprende tutt’oggi la coltivazione della vite, la produzione del vino e la sua commercializzazione in bottiglie prodotte dalla vetreria sempre di proprietà della famiglia Marzotto.

D: Nella produzioni che voi fate quanto c’è di tecnologico e quanto ancora di presenza dell’uomo sul territorio?

Dai brevi cenni storici che ho menzionato è facile dedurre che l’innovazione sia parte fondante di Santa Margherita Gruppo Vinicolo, oggi società per azioni guidata dal dott. Ettore Nicoletto e saldamente in mano a quattro fratelli Marzotto, nipoti del conte Gaetano, che rappresentano la proprietà.

Allora come oggi, lo sguardo al futuro con le radici ben piantate nel territorio è uno stigma che ci contraddistingue. Consideriamo infatti la tecnologia come uno strumento a servizio dell’uomo – che rimane l’elemento centrale – sia nelle tenute di proprietà nel Veneto orientale, che in quelle delle DOCG del Prosecco, del Chianti Classico, della Maremma e della Franciacorta per produrre vini sempre più sani e per diminuire l’impatto delle nostre attività sull’ambiente grazie anche al sempre maggiore utilizzo di energia derivata da fonti rinnovabili.

La nostra squadra di enologi, guidata da Loris Vazzoler, si spende quotidianamente nei vigneti di proprietà e in quelli dei nostri storici fornitori per dare la consistenza qualitativa che permette a Santa Margherita di raccogliere ampio consenso nel competitivo mercato globale del terzo millennio.

Per Santa Margherita infatti il capitale umano è un capitale di relazioni decennali che ci vede protagonisti indiscussi in un territorio e di una denominazione, quella della Valle dell’Adige e dell’Alto Adige del nostro Pinot Grigio, dove ci distinguiamo per essere una delle poche realtà in grado di ridistribuire valore a livello di filiera. 

D: Dal vostro sito si nota una certa attenzione nel cercare un rapporto con il cliente,che non si ferma solo all’acquisto del prodotto ma anche nell’insegnare la cultura del prodotto. Questo ha incontrato l’interesse degli inglesi?

Santa Margherita crede fermamente nella cultura del bere come accompagnamento del mangiare. In questo si spende sempre con grande generosità, non solo attraverso internet ma anche grazie alla capillare presenza dei suoi uomini negli 85 paesi del mondo dove sono distribuiti i nostri vini.

Nel Regno Unito l’attenzione al mondo del vino è in costante crescita e l’interesse per la cultura sottesa ne è naturale conseguenza. Gli inglesi hanno sempre apprezzato la qualità, basti pensare alla loro grande passione per gli Champagne, i Bordeaux e i vini della Borgogna per citare quelli a loro più vicini passando per i vini fortificati come i Madeira, i Porto, gli Sherry e i Marsala, strategici per i difficili e lunghi trasporti via mare.

Oggi la cucina mediterranea è molto apprezzata in Gran Bretagna e i nostri prodotti enologici sono sempre più richiesti per accompagnarla, basti pensare al fenomeno del Prosecco che sta trovando sempre più consenso anche tra i palati più esigenti.

D: 1961- 2011 ricorrono i 50 anni del anniversario Pinot Grigio, ci vuol dire qualcosa di questo prodotto che e’ diventato un simbolo dell’ enologia italiana nel mondo.

Gli enologi di Santa Margherita nel 1960 vinificarono in bianco, per primi in Italia, il Pinot Grigio separando le buccie dalla polpa dell’acino.

Fu una scommessa su una varietà sino a quel momento utilizzata dai contadini per fare dei vini da tavola di un rosso scarico, e su un territorio, l’Alto Adige, non certo considerato come ai giorni nostri una delle regioni vocate alla produzione dei vini più eleganti del variegato panorama enologico internazionale. Nell’aprile 2011, l’azienda vinicola Santa Margherita ha ricevuto il premio internazionale del Vinitaly per aver sapientemente comunicato l’eccellenza della produzione enologica italiana nel mondo grazie anche a questa scommessa che credo il Pinot Grigio Santa Margherita abbia vinto, considerato che stiamo celebrando i suoi primi 50 anni.

D: Quali sono i suoi migliori compratori sul mercato mondiale?

Se il mercato domestico rappresenta il punto di partenza e l’inevitabile riferimento della nostra produzione considerato lo stretto legame con il territorio di provenienza e con suoi consumatori, quello estero ne è la sua naturale evoluzione e oggi assorbe oltre il 60% della produzione di Santa Margherita Gruppo Vinicolo che si articola in un ricco mosaico regionale che comprende non solo il Veneto (Santa Margherita e Torresella) ma anche l’Alto Adige (Kettmeir), la Lombardia (Ca’ del Bosco), la Toscana (Lamole di Lamole, Villa Vistarenni e Sassoregale) e la Sicilia (Terreliade e Feudo Zirtari).

Da quando, nel lontano 1979, il giovane Anthony Terlato decretò che il Pinot Grigio Santa Margherita fosse il migliore tra quelli da lui assaggiati e iniziò la sua distribuzione negli Stati Uniti, quello americano è il mercato che più apprezza i nostri vini. Nell’ordine seguono il Canada, la Germania e il Regno Unito che, con sempre maggior interesse da parte degli intenditori, assorbono la nostra produzione vitivinicola tradizionalmente innovativa.

Nicola Lovato sara’ presente allo stand italoeuropeo alla Dolce Vita dal 9 all’11 Marzo con i prodotti dell’azienda vinicola Santa Margherita che hanno avuto un successo enorme all’estero.

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