Crisi europea, spiragli di luce dall’economia reale e da Bruxelles

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Crisi europea, siamo alla svolta?

L’Europa prova a ripartire Il Vecchio Continente potrebbe aver davvero superato l’apice della crisi. A parlare sono i dati aggregati provenienti dalle economie dell’area euro. A gennaio gli indici PMI dell’area euro hanno, infatti, registrato un inatteso incremento: +1,8 punti per il settore manifatturiero e +1,7 per i servizi. L’inaspettata inversione di tendenza ha convinto gli analisti a rivedere al rialzo le stime del Pil di Eurolandia per il primo trimestre del 2012. Nella prima frazione dell’anno, infatti, il Pil dell’area euro dovrebbe contrarsi dello 0,5%, una flessione più contenuta rispetto alle precedenti aspettative (-1,8%). Su base annua il Pil dell’area euro dovrebbe far registrare una contrazione più contenuta (-0,5%) rispetto alle attese (-0,8%). La politica monetaria intrapresa dalla Bce lo scorso autunno inizia quindi a sortire gli effetti desiderati. Come illustrato in un recente articolo, nel corso dell’ultimo trimestre del 2011 la Bce ha immesso liquidità nel sistema bancario europeo reperendo sul mercato secondario i titoli sovrani dei GIIPS. È probabile, quindi, che parte di questa liquidità sia stata trasferita all’economia reale e che, in ultima analisi, abbia contribuito al rilancio della domanda per prodotti e servizi.


La situazione rimane, tuttavia, critica e le sorti dell’eurozona dipenderanno molto dalla misura in cui Bruxelles riuscirà a porre rimedio alla crisi greca. L’obiettivo è di evitare che il Paese ellenico dichiari l’insolvenza il prossimo 20 marzo, data entro cui il governo greco dovrà ripagare una tranche di titoli di Stato pari a 14,4 miliardi di euro. Per evitare il default, il governo di Atene sta trattando con i creditori privati la ristrutturazione del proprio debito. È dato ormai per scontato che i possessori di titoli ellenici accettino un taglio del 50% del valore nominale dei bond (haircut) e che tali debiti vengano rinegoziati su base trentennale. Tra i creditori maggiormente colpiti dalla riorganizzazione volontaria del debito greco figurano BNP Paribas, Commerzbank, Deutsche Bank, ING, ma anche diversi hedge fund e fondi pensionistici. Al fine di attutire le perdite che gli enti privati sarebbero costretti a contabilizzare, la Bce potrebbe continuare a reperire sul mercato secondario i titoli ellenici e quindi sobbarcarsi l’onere di sterilizzare il mercato dei bond immettendo, di conseguenza, liquidità nel sistema. Unitamente alla parziale estinzione del debito greco, per il Paese ellenico si prospetta anche una tranche di aiuti internazionali pari a 130 miliardi di euro. L’impressione è che anche che altre Nazioni – tra cui l’Italia – possano attingere alle risorse di UE e FMI nel prossimo futuro per accelerare il processo di risanamento delle finanze pubbliche. Tali mosse potrebbero contribuire sia a ristabilire la fiducia sui mercati finanziari sia a mantenere vivo il lumicino di speranza accesosi a gennaio nel settore secondario.

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Le buone notizie non si limitano, tuttavia, all’imminente salvataggio di Atene e alla buona performance degli indici PMI di gennaio. Segnali incoraggianti giungono, infatti, anche da Bruxelles. Il nuovo Trattato intergovernativo europeo è ormai in dirittura d’arrivo. A luglio entrerà in vigore il nuovo Meccanismo Europeo di Stabilità (MES) che gradualmente sostituirà l’esistente “fondo salva-Stati”. Lo scorso dicembre i membri dell’Eurogruppo avevano raggiunto un’intesa di massima sulla base di 500 miliardi di euro, ma la sensazione è che i fondi stanziati nel MES possano salire a 750 miliardi nell’arco dei prossimi mesi. In via di definizione sono anche una serie di regole che impongono ai Paesi membri una maggiore disciplina di bilancio e la graduale riduzione di debiti e deficit. Secondo quanto riportato nella prima bozza del Trattato intergovernativo, il nuovo Patto di Stabilità prevede la riduzione della mole debitoria del 5% l’anno per tutti i Paesi con un debito pubblico superiore al 60% del Pil. Tuttavia, diversi membri dell’Eurosistema, Italia in primis, stanno premendo per l’introduzione di norme più flessibili capaci di mitigare il risanamento delle finanze pubbliche in periodi di decrescita. Una volta definiti tali accordi ed evitato il default di Atene, Bruxelles potrebbe varare una serie di riforme in materia di liberalizzazione e occupazione, questioni che sono state affrontate l’ultima volta nell’ormai lontano 1992, l’anno della ratifica del Trattato di Maastricht.

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Dizionario economico:

PMI significa Purchasing managers index, cioè indice dei direttori agli acquisti. La figura del direttore agli acquisti è una figura chiave in un’azienda, perché deve procurare gli input in vista dell’output, e quindi ha il polso della situazione aziendale. Nei diversi Paesi i direttori agli acquisti hanno una loro associazione professionale, e attraverso queste associazioni svolgono un sondaggio presso i propri associati. Questi sondaggi sono molto seguiti perché il campione è molto esteso e i risultati di queste inchieste si sono rivelati affidabili nel tracciare e anticipare la congiuntura. Questi indici mensili (prodotti separatamente per l’industria manifatturiera e per le industrie dei servizi) coprono vari aspetti degli andamenti aziendali, dalla produzione agli ordini, dall’occupazione ai prezzi pagati e ricevuti, dalle aspettative alle scorte, e vengono anche riassunti in un indice complessivo. Per l’Europa vengono calcolati dalla Ntc Research e diffusi via Reuters, per gli Usa dall’Ism (Institute of Supply Management), mentre la JP Morgan produce un indice mondiale, basato sulle risposte di 7500 direttori in 26 Paesi che coprono circa l’80% del Pil mondiale. (fonte: Il Sole 24 Ore)