Andrea Camilleri dal commissario Montalbano al Diavolo Certamente

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Roma – 24 marzo ,è un sabato pomeriggio qualunque ma nelle sale delle Scuderie Aldobrandini di Frascati l’incontro che si sta consumando è speciale. I ragazzi del Liceo M. T. Cicerone di Frascati e quelli del Liceo Classico e Scientifico di Villa Sora sono in colloquio con un autore capace, quando parla, di far riflettere e sorridere insieme, sapendo affrontare temi profondi con quella leggerezza tipica di chi ha compreso il senso e desidera comunicarlo :Andrea Camilleri.

A moderare l’evento è intervenuto Piero Dorfles un grande intellettuale e critico letterario che sa bene come far appassionare i ragazzi alla lettura. Siciliano di origine e autore di libri famosi da Un filo di fumo alla Stagione della caccia, Andrea Camilleri, famosissimo per la sua creazione letteraria il Commissario Montalbano, ha presentato il suo nuovo libro Il diavolo certamente edito da Mondadori.Questo incontro voluto fortemente da Gianna Clemente, Annalisa Gariglio e Ludovico Suppa ha dato l’opportunità di tessere un dialogo importante nel tessuto educativo ed affrontare temi cruciali per i giovani studenti.

Come ci tiene a sottolineare lui stesso fin dalle prime battute il diavolo è una metafora , l’imprevisto, quello che ci manda all’aria i piani. Non è il diavolo come idea del male ma è l’imprevisto che viene a guastare qualcosa che avevamo pianificato. Nel suo ultimo libro quel diavolo lo zampino ce lo mette in tutti e trentatré i racconti di 3 pagine ciascuno.

Una struttura quasi matematica, una sfida con lo spazio ed i concetti, dove i vincoli autoimpostosi diventano occasione per librare sulle ali della fantasia con più rigore e vigore. “I racconti sono la ricerca di una misura interiore che mi consente maggior libertà fantastica. Più mi chiudo dentro le gabbie e più aumenta la mia fantasia. Io cerco di differenziarmi più nella struttura che nel contenuto di un mio risultato narrativo. I temi tornano sempre uguali, quello che mi interessa è trovare il vestito giusto”. E si è raccontato così ai ragazzi, Andrea Camilleri, riportando aneddoti della sua vita,la storia dei suoi personaggi ma anche episodi che hanno tutti come sfondo una morale da apprendere con un sorriso sulle labbra.

Nei suoi racconti il diavolo cambia le storie. Nella realtà la natura umana è così propensa a farsi prevaricare dal male? Noi abbiamo a disposizione un manuale di comportamento da 2000 anni scritto da 4 persone. A cosa è servito se continuiamo a rubare, a desiderare la donna altri o la roba d’altri? E’ servito a renderci più civili ,ma per neutralizzare la natura del male che è in noi, c’è bisogno di un esercizio continuo del meglio affinché il peggio non prevalga. Il male non è solo fare il male ma è anche abituarsi al male.

Le sue storie rispecchiano il suo ideale di giustizia o la realtà? Tutte e due.

I vantaggi e gli svantaggi del villaggio globale per un giovane che si affaccia alla vita dalla periferia quali sono?

Tempo fa mi chiesero se ero contento di diventare europeo. Lo ero già. Se mi chiedono di essere europeo rispondo di sì e ci sto ad indossare vestiti europei purchè gli indumenti intimi siano di un sarto italiano che esprima la mia cultura, la mia patria, il mio paese. Quegli indumenti intimi così fatti faranno cadere meglio il vestito europeo. Affacciarsi alla vita significa avere coscienza di una volontà del fare che è uguale sia per il centro che per la periferia. Quello che conta non è dove ci si trova ma cosa s’intende fare dove ci si trova. Questo è importante.

camilleri1Da dove prende spunto per i personaggi?

Io creo prima la situazione e poi il personaggio. Non inizio mai le storie con “Era una notte buia di maggio..” ma ho bisogno sempre di un rigo di storia o di un fatto di cronaca per costruire la trama. Dalle storie creo i dialoghi e poi dal dialogo mi immagino il personaggio.Mi dico: Una persona che usa queste parole non può che essere alto, con il pizzetto e così via

Qual è il senso del dialetto siciliano nei suoi racconti ? A casa parlavamo un misto di dialetto e lingua italiana. Mia madre quando mi diceva di rientrare prima a casa la sera la prima parte la pronunciava in dialetto, la seconda dove era espressa l’eventuale punizione in italiano. E allora sostengo come Pirandello in un suo saggio che il “dialetto esprime il sentimento della medesima cosa che la lingua esprime il concetto”.

Che responsabilità ha lo scrittore in un mondo sempre più oberato di informazioni e dove l’uomo ha bisogno di punti fissi per navigare?

Una volta chiesero a Bernacca perché si portasse dietro il parapioggia nonostante avesse previsto sole. E lui rispose: Io mi porto sempre dietro il parapioggia. Ecco la responsabilità dell’intellettuale consiste nel portarsi sempre dietro il parapioggia e mantenere sempre libera la sua mente ed acceso il senso critico.

E per “una natura umana che ha bisogno di manutenzione”, come sostiene Camilleri, qualcosa in più stasera è stato fatto, anche se fosse solo quello di accendere la passione per la lettura e la riflessione che ne consegue. Il senso critico ed il parapioggia hanno bisogno di esercizio per funzionare, e quando gli strumenti per la manutenzione sono forti allora anche il diavolo può lavorare per il bene.